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[Indie/Soul/Elettronica] General Elektriks – Good City For Dreamers (2010)


www.myspace.com/generalelektriks
www.general-elektriks.com

Hervé “RV” Salters è un francese appassionato di tastiere vintage e innamorato del dinamismo e delle possibilità offerte dal Fender Rhodes. Col nome di General Elektriks dà vita ad un progetto che è un imbuto musicale di tutto quello che gli interessa, e lo convoglia nel ristretto spazio di tredici tracce, mischiando il funky e il soul alle sonorità più acide dell’elettronica recente.
Ne esce un album che al primo ascolto sicuramente diverte e rappresenta in pieno i gusti musicali del popolo da club degli ultimi tempi, se non altro per la sua leggerezza di fondo da “Vogliamo solo farvi ballare”, ma che ad un ascolto più attento si rivela composto da ingredienti molto più vari.

Come spesso succede in questi casi, le tracce che funzionano di più, quelle che rimangono più in mente, sono anche le meno interessanti. Si prenda ad esempio la scopiazzatura alla Eurythmics di “David Lynch Moments”, o “Raid The Radio” col suo ritornello modaiolo fischiettato e l’handclapping trascinante: ci rimarranno in testa per giorni, nonostante la loro vuotezza di fondo e ci faranno dimenticare quanto ci sia di buono, invece, nel resto del disco.
Pezzi come “Take Back The Instant”, che prende i Cake e li eleva dove solo un piano suonato bene può far arrivare, o come la Beatlesiana/Beckiana “Mirabelle Pockets”, per fare due esempi, sono entrambe tracce con una personalità molto più forte dei veri singoloni d’acchiappo presenti su “Good City For Dreamers”.
 
Che Hervé Salters stia cavalcando un’onda è innegabile, ma è altrettanto innegabile che lo sappia fare molto bene, e che la sua ispirazione e il suo amore per i generi più neri della musica da ballare siano autentici, avendo mangiato pane e funky e pane e soul per tutta la sua vita. L’ultima e finale conferma ci arriva con “Rebel Sun”, che chiude il disco in un’atmosfera da estate torrida, da desideri torbidi fatti di falsetti al rallentatore suonati e cantati a briglia sciolta. Un’implosione, rispetto allo scoppiettante inizio danzereccio, ma anche qualcosa di molto più vicino alla vera essenza di questo talentuoso (ci si accorge anche di questo, nel corso dell’album) tastierista francese.

Francesca Stella Riva

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