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Kaiser Chiefs – The Future Is Medieval

Kaiser Chiefs The Future Is Medieval

Dei Kaiser Chiefs ce ne siamo completamente dimenticati. In Inghilterra rulleranno ancora forte ma qua da noi non hanno mai attecchito veramente. Magari perché erano tutti occupati ad ascoltare gli Arctic Monkeys. Peccato comunque, perché i primi tre album (anche se in leggero trend discendente) erano molto validi.

Ora, con una mossa forse dettata dalla disperazione, il nuovo “The Future Is Medieval” arriva con una promozione agghiacciante, l’ultimo chiodo alla bara del concetto di ‘album’. Dal loro sito è possibile scaricare 10 delle 20 canzoni disponibili, creandosi un album personalizzato con tanto di artwork, e addirittura poi condividerlo per riottenere sgravi fiscali. O qualcosa di simile. Anche se è presente una playlist ufficiale, sembra che le varie canzoni vivano ognuna di vita propria, senza un filo conduttore. Meglio comunque seguire la playlist consigliata: si rischia altrimenti di cascare in un miscuglio peggio di una raccolta di bside. Insomma, già con questa trovata pubblicitaria si parte male.

La band inizia a prendersi sempre più sul serio, dato che mancano ritornelli trascinanti come le loro storiche “I Predict A Riot“, “Everyday I Love You Less And Less” e “Ruby” e i loro tipici ‘na na na’. Prove di maturazione, con suoni nuovi e strutture più complesse. I nuovi elementi sono positivi quando ricordano new wave e band come Talking Heads e Simple Minds (come in “Things Change”, “Starts With Nothing” e “Mars On Mars”), ma certi tocchi come il synthpop di “Heard It Break” sono esperimenti non proprio riusciti. Rimane il sound tipico della band in brani come la 100% brit “When All Is Quiet” o nel riff di “Child Of  The Yago”, ma sono comunque pezzi distanti dai loro celebri singoli. Altri problemi vengo a galla con la produzione abbastanza secca e il sound non molto dinamico: i brani d’assalto come “Long Way From Celebrating” e “Dead Or In Serious Trouble” non sono valorizzati abbastanza, e suonano un po’ troppo impastati. Pur con problemi ai suoni, il marketing abbastanza ridicolo, e un finale un po’ troppo soporifero, rimane un evidente tentativo da parte dei Kaiser Chiefs di non riciclare una formula già collaudata. Buono l’intento, l’esecuzione non troppo.

Marco Brambilla

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