Marianne Faithfull Horses And High Heels

Marianne Faithfull Horses And High Heels Recensione

Autobiografia di una donna che si rialza. Chiudendo (neanche troppo) un occhio sul tono melodrammatico, sarebbe proprio questo l’occhiello ideale per il nuovo album di Marianne Faithfull, intitolato “Horses And High Heels“.

Sulla sua vita da dire ce ne sarebbe, dall’idillio con gli Stones fino alla rottura con Jagger e l’inizio di un periodo tormentato e assediato da droghe che l’ha spinta più volte sull’orlo del baratro. La sua era una voce spezzata, in sordina – come nella collaborazione con i Metallica, “The Memory Remains“.

Un disco rotto che col nuovo millennio sembra però trovare nuova luce e vigore. La Baronessa Sacher-Masoch (così ama farsi chiamare in virtù della sua nobile discendenza) si ripresenta pulita dai detriti di un passato torbido e senza dubbio più salda in un disco che, contrariamente a quanto si potrebbe intuire, non è dei più allegri – è da poco avvenuta la separazione col marito – ma che proprio nella fermezza di chi non vuole lasciarsi più sconvolgere dai dolori passati trova la sua forza e la sua bellezza.

Nella emozionante “Why did we have to part” (uno dei quattro brani scritti di proprio pugno dalla Faithfull) la penna tocca argomenti estremamente personali ma la voce li affronta senza incertezze, e così accade anche nella riproposizione del brano “Goin’ back” di Carole King. Ma in quest’album trovano anche spazio momenti di spensieratezza e allegria come nelle ballate jazzGee Baby” e “Back in baby’s arms“, accompagnate dal piano di Dr. John e dalle chitarre di Lou Reed e Wayne Kramer.

Chitarre che continuano a suonare in conclusione del disco nel brano “The old house“, scritto appositamente per lei da Leo Abrams. Una prova senza lacune quella della sessantacinquenne cantante, che mira più di tutto a raggiungere, finalmente, un equilibrio dopo anni di cadute.

Andrea Suverato

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