Moby – Destroyed

Moby Destroyed Recensione

Dominante, in questo nuovo lavoro, il tema del viaggio. “Destroyed” nasce nelle notti itineranti, di un Moby insonne, nel corso dell’ultimo tour mondiale. Lo stesso artista lo definisce come un «disco da ascoltare nelle città vuote alle due del mattino». Il risultato non è solo frutto di riflessioni o pensieri consumati in solitudine, ma anche di emozioni ed energia assorbite dai bagni di folla che hanno colorato, ogni volta, i suoi live. È proprio da questa alternanza di suggestioni così diverse che nasce “Destroyed”. Oltre a proporre un intenso esperimento acustico, Moby tenta di contestualizzare il proprio LP in un libro fotografico da lui stesso realizzato e disponibile in una versione cd/book, offrendo un’esperienza a trecentosessanta gradi.

L’album è un contenitore di brani ambient, elettronici e psichedelici spesso arricchiti da voci femminili che si danno il cambio. Come nelle raffinate “Rockets” e “The right thing”. All’atmosfera quasi rarefatta delle prime note seguono i ritmi dance di “Be the one”, “Sevastopol” e “Victoria Lucas” che, sempre con grado, invitano le casse a fare il proprio lavoro. Ma è nella seconda parte, da “Lie down in darkness” a “Stella maris”, e soprattutto in chiusura, con “Lacrimae” e “When you are old”, che “Destroyed” mostra il suo lato più malinconico e introspettivo.

Il nuovo progetto di Richard Melville Hall va ascoltato più volte per poterne godere fino in fondo. Un’operazione che però richiede parecchio tempo se si tiene conto del minutaggio complessivo.  Più che abbondante per il genere di album. Così, dopo una prima ora di viaggio c’è il rischio di impugnare di nuovo l’iPod e selezionare una playlist diversa per gli ultimi chilometri.

Riccardo Rapezzi

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