[Nu Folk] Stornoway – Beachcomber’s Windowsill (2010)


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Come i Fleet Foxes ma più solari, come i Mumford And Sons ma meno violenti.
Gli Stornoway, che prendono il nome da un ameno villaggio marino della Scozia, sono la nuova coccolatissima promessa del Nu Folk inglese. Difficile che non fosse così, vista la loro abilità nel costruire canzoni che siano orecchiabili e sofisticate allo stesso tempo, tutte graziate da un’inusuale capacità pittorica che descrive i paesaggi e la natura inglese come se fossero quelli di un nuovo Eden.

La voce di Brian Briggs fa il resto: impostatissima e sognante, aggiunge ai pezzi una luminosità eterea che, unita alle ottime armonizzazioni vocali insaporite di Doo-wop (sembra che tutti in questo gruppo abbiano l’ugola d’oro, esattamente come nei Fleet Foxes), dà quel non so che in più all’album, che altrimenti rimarrebbe solo un concentrato di musica semplice suonata da ottimi musicisti.
Le melodie sono, come già detto, una più catchy dell’altra: a partire dal singolo “Zorbing”, una cavalcata che inizia con armonie quasi gregoriane e si chiude in un trionfo di trombe e ritornelli a squarciagola e dalla più carica “Watching Birds”, fino ad arrivare alle finezze pop di “Fuel Up” e di “The Coldharbour Road”, non c’è veramente nulla che stoni, nessun calo di tensione. Facile capire perché gli inglesi se ne siano innamorati al primo ascolto.

Si potrebbe parlare di un perfetto disco pop, se il genere fosse quello, e qui sta la sostanziale differenza rispetto agli altri epigoni del genere: qui c’è la voglia di piacere a tutti i costi, la voglia di rimanere in testa e di conquistare propria della musica di massa, e c’è la stoffa per arrivarci. Che poi sia il giusto traguardo, è tutto da vedere, ma di sicuro “Beachcomber’s Windowsill” è un album incredibilmente godibile, riuscito, e perfetto per le atmosfere di un’estate.

Francesca Stella Riva

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