[Post-Punk Revivalism] Editors – In This Light …

 

[Post-Punk Revivalism] Editors – In This Light And On This Evening (2009)

In This Light And On This Evening – Bricks And Mortar – Papillon – You Don’t Know Love – The Big Exit – The Boxer – Like Treasure – Eat Raw Meat=Blood Drool – Walk The Fleet Road

http://www.editorsofficial.com/
http://www.kitchenwarerecords.com/

Aiuto aiuto! Ritorna una band ‘indie’ di successo con il temibile ‘terzo disco’. Cosa succederà? Consacrazione? Maturazione? Sfiga? Non abbiamo la sfera di cristallo per prevedere la sorte commerciale, ma una chiara idea su come vanno le cose ce l’abbiamo.

Con un buon debutto (The Back Room, 2005) e una delle canzoni più importanti del decennio in saccoccia (‘Smokers Outside Hospital Doors’) contenuta in un album che era in pratica il primo ipervitaminizzato (An End Has A Start, 2007), gli inglesi hanno capito che era il momento di cambiare qualcosa.
E come altre band simili hanno già fatto, la scelta è stata abbassare il volume delle chitarre e portare dentro i sintetizzatori. Di questi tempi, la sola parola ‘sintetizzatore’ potrebbe causare panico generale ed isteria di massa…ma non è il caso di scaldarsi troppo. Gli Editors hanno in effetti perso tutte (T U T T E) le chitarre, ma i synth esaltano il lato più crepuscolare del loro sound.

Già nel debutto si capiva che nel loro sangue c’erano tracce di primi The Cure, Joy Division e del lato oscuro dei primi anni ’80 e la title track ne è un ottimo esempio: chiudendo gli occhi sembra di stare per davvero di stare in una notte londinese dove l’atmosfera si può tagliare col coltello. Ma già in ‘Bricks And Mortar’ il tema suonato al sintetizzatore fa rimpiangere fortemente strumenti a corde. Non ci sono tamarrate tipo ultimi Franz Ferdinand, o quasi: l’apice dello sballo arriva dal solo singolo ‘Papillon’, che col suo incedere ricorda parecchio i New Order. Insomma, con questo sound asciugato e sintetizzato hanno guadagnato qualcosa di atmosfera, perdendo però tutta la dinamicità e i guizzi ritmici che li avevano resi famosi. Senza contare poi che in certi momenti (‘You Don’t Know Love’, ‘The Big Exit’) più che il recupero di certe sonorità sembra proprio una resurrezione di effetti dati per morti e sepolti già nel 1985.
Se già con gli album precedenti alla lunga stancavano, qua la noia impiega un attimo ad attaccare l’ascoltatore (le lente processioni di ‘The Boxer’ e ‘Walk The Fleet Road’ saranno un boccone amaro per molte persone). Esperimento fallito, se non per pochi vampiri della notte congelati negli anni ’80.

Marco Brambilla

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