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[Post Punk/Wave] The Horrors – Primary Colours

[Post Punk/Wave] The Horrors – Primary Colours (2009)

Mirror’s Image – Three Decades – Who Can Say – Do You Remember – New Ice Age – Scarlet Fields – I Only Think Of You – I Can’t Control Myself – Primary Colours – Sea Within A Sea

http://thehorrors.co.uk/
http://www.xlrecordings.com

Ultimamente continuo a prendere grosse cantonate, quando mi metto a vaticinare il destino di questo o quel gruppo. Mi è capitato anche con i qui presenti The Horrors, giovane band inglese che, nonostante l’hype smisurato cresciutole intorno dopo la pubblicazione del debut album “Strange House” (2007), ipotizzavo meteora destinata ad eclissarsi già con la pubblicazione del secondo disco. I cinque ragazzi mi sembravano troppo interessati a look e taglio di capelli per concentrarsi davvero sui loro strumenti e dimostrare di essere musicisti veri, in grado di crescere ed evolvere.

Invece “Primary Colours” dimostra il loro successo come musicisti e il mio fallimento quale Cassandra mediocre e improvvisata. Anzi, il mutamento di sonorità è impressionante, e rivela che gli Orrori sono sì dei revivalisti spudorati, ma i loro collage in note denotano buon gusto, ottime idee, piglio deciso e una conoscenza della storia del rock non indifferente. Il garage punk basilare e tenebroso degli esordi è stato superato e sublimato in architetture che danno maggior risalto a tastiere colme di umori darkwave, linee di basso alla Joy Division, sospensioni shoegaze e persino qualche scampolo di rock krauto.

Una ridda di citazioni prese a prestito (rubate) ad altri, d’accordo. Ma tutto è così ben congeniato e ben esposto che “Primary Colours” funziona a meraviglia, e in tre quarti d’ora di durata ti fa quasi dimenticare la sua natura scopertamente derivativa. Merito di un buon songwriting, che consente ai The Horrors di comporre ibridi quali “Mirror’s Image” (intro shoegaze e sviluppo a metà strada fra Bauhaus e Sisters Of Mercy), “Who Can Say” (i My Bloody Valentine incontrano le nevrosi di Ian Curtis), e “Sea Within A Sea” (antro ipnotico diviso fra battito alla Neu!, desolazioni memori dei P.I.L. e accattivanti morbidezze pop) senza perdere credibilità e mordente. I “vecchi” Horrors riaffiorano in “New Ice Age” e “I Can’t Control Myself”, le uniche canzoni in cui le chitarre la fanno ancora da padrone, ed è ancora un bel sentire. Pochi i momenti mediocri, su tutti la noiosa “I Only Think Of You”. Per il resto non ci si può davvero lamentare.

Lavoro più melodico del precedente, “Primary Colours” è però un bel passo avanti in quanto a maturità e personalità. Potrebbe essere anche una svolta rischiosa, perché non è detto che i fan della prima ora apprezzino questo netto mutamento di paradigma sonoro. Tuttavia ne potrebbero conquistare molti altri, dato che è difficile pensare a un disco più in linea con le mode del momento di questo. Insomma, buoni musicisti, ma anche gran furboni. Ai quali, però, è difficile chiedere di più. Una spanna al di sopra degli altri citazionisti. 

Stefano Masnaghetti

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