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[Post Rock] Klimt 1918 – Just In Case We’ll … (2008)

 

[Post Rock] Klimt 1918 – Just In Case We’ll Never Meet Again (2008)

The Breathtaking Days (Via Lactea), Skygazer, Ghost of a tape listener, The gradudate, Just an interlude in your life, Just in case we’ll never meet again, Suspense music, Disco awayness, Arget, All summer long, True love is the oldest fear

http://www.klimt1918.com/
http://www.prophecy.cd/

Idolatrati ormai da mezzo mondo, i Klimt 1918, forse anche per il nome attraente oltre che per il sound molto elegante, si riaffacciano nel music biz con un disco, Just I Case We’ll Never Meet Again che strizza l’occhio al commerciale proponendo melodie post-moderne piuttosto convincenti.
I Klimt 1918 erano partiti a metà anni novanta come doom-metal band all’inglese, stile Anathema, con richiami al death metal melodico svedese ma ben presto il cambio di identità e gli inserti new-wave per un genere molto più accessibile, meno crudo e oggi vicinissimo al movimento shoegaze.

Umore nostalgico, reiterato pessimismo, decadenza ma anche speranza, e nelle musiche e nei testi, caratteristiche prime di un disco che unisce azione a reazione, anche se le radici estreme sono completamente scomparse e gli spigoli che riportavano al metallo smussati fino ai limiti.
Il suono è ovattato, quasi filtrato per ottenere l’effetto voluto, un’atmosfera post-nucleare e il senso struggente di confini invisibili, di luoghi avvolti nella nebbia, di giochi di luce e ombra, e di fonemi persi nel tempo e nello spazio.
E l’album vive proprio di contrasti: può capitare di incontrare un brano spumeggiante come la title track e di doverlo confrontare con la serietà ponderata di un pezzo da novanta, Atget, o con la dolcezza infinita di The Graduate, ma non è tutto oro quello che luccica e i minuti orgogliosi sono presto superati da minuti modesti che fanno perdere il senso della bellezza di Just I Case We’ll Never Meet Again.

Sospesi nel mezzo dunque. I Klimt 1918 riappaiono sempre più convinti delle loro doti, e si stanno equipaggiando per garantire un suono personalizzato, peculiare e meno derivativo dei colleghi di mezza Europa. In parte ci riescono, ma non mancano le imperfezioni che differenziano le formazioni capaci da quelle stellari. La strada del successo è più corta di quanto previsto, bisognerà sfruttare ancora meglio le prossime occasioni, ma l’attitudine dei fuoriclasse s’intravede eccome.

Gaetano Loffredo

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