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[Post Rock] The Brilliants At Breakfast – Romy’s Garden


[Post Rock] The Brilliants At Breakfast – Romy’s Garden (2010)

http://www.myspace.com/thebrilliantsatbreakfast
http://www.seahorserecordings.com/

I Brilliants At Breakfast, quintetto di Palermo attivo dal 2007, prendono il nome da una citazione di Oscar Wilde (“Only dull people are brilliant at breakfast” la frase completa) e la musica dal post rock più rinomato, con preferenza per le sonorità nordeuropee (ma non manca neppure l’America, in particolare il Texas di Explosions In The Sky). A Wilde aggiungono una “esse”, al post rock parecchie altre influenze che rendono questo debut album un lavoro interessante e degno d’attenzione.

Durante la composizione di “Romy’s Garden” la band si deve esser chiesta come rivitalizzare un genere che da qualche tempo a questa parte sta arrancando, nella disperata ricerca di nuovi orizzonti e di una nuova identità. La risposta è stata trovata nella psichedelia, utilizzata per arricchire le dieci composizioni del disco con soffici dilatazioni atmosferiche. I Mogwai rimangono il loro punto di riferimento principale, questo è indubbio: il lavoro della chitarra in “Portnoy’s Complaint” (che nulla ha a che vedere con i Dream Theater) e in “Jules & Jim” lo testimonia. E anche Sigur Rós (cfr. lo xilofono in “The Flow”) e Radiohead (nelle parti più malinconicamente pop) fanno la loro parte. Tre band che vengono citate nel loro myspace alla voce “influenze”. Però c’è dell’altro. Altro che non viene segnalato dai diretti interessati, ma che costituisce ugualmente una notevole fonte d’ispirazione per il complesso. Ci sono le melodie dei Porcupine Tree e gli schizzi acid rock dei Motorpsycho, e neppure mancano percezioni lisergiche in grado di ricordare le sperimentazioni musicali di quarant’anni fa. Dimostrazione di questa poliedricità è “o.l.s.”: partenza che sembra preludere a qualche perorazione astrale degli Hawkwind, e invece prosegue mettendo in campo visioni alla Pink Floyd, passaggi quasi postcore e un retrogusto stoner. Sicuramente il miglior episodio del disco.

I difetti sono da ricercarsi nelle parti vocali, spesso troppo deboli e scontate rispetto alla base strumentale, e ‘fuori fuoco’ nei frangenti più ‘duri’ dell’opera; ancora, una certa prolissità di fondo impedisce ai Brilliants di capire quando un’invenzione melodica finisce per deteriorarsi irreparabilmente, vedi title – track. Tuttavia “Romy’s Garden” rimane un ottimo primo passo per il complesso siciliano.

Stefano Masnaghetti           

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