Music Attitude

[Progressive Rock] IQ – Frequency (2009)

 

Frequency – Life Support – Stronger Than Friction – One Fatal Mistake – Ryker Skies – The Province – Closer

http://www.iq-hq.co.uk
http://www.insideout.de

Vi sentite orfani della voce di Peter Gabriel del suo periodo d’oro? Considerate troppo banali i tempi in 4/4? Provate una gioia irrefrenabile nell’ascoltare lunghe suite intricate e cangianti? Il suono delle tastiere vi provoca orgasmi multipli? Il vostro passatempo preferito consiste nel risentire fino allo sfinimento “Tales From Topographic Oceans” degli Yes e “The Lamb Lies Down On Broadway” dei Genesis per poi poterli analizzare in ogni minimo dettaglio? Credete che il più grande gruppo emerso negli anni Ottanta siano stati i Marillion? Ritenete la prima metà degli anni Settanta il momento più importante per la storia del rock? Allora potete pure segnarvi il ritorno degli IQ come uno degli avvenimenti musicali dell’anno.

Il ritorno degli inglesi avviene a ben cinque anni di distanza dal precedente “Dark Matter”, con una line – up rimaneggiata: non fanno più parte della squadra il batterista Paul Cook – al suo posto c’è Andy Edwards, già con Robert Plant e Frost* – e il tastierista Martin Orford, rimpiazzato da Mark Westworth. Nonostante si tratti di defezioni molto importanti (sia Cook sia Orford figurano tra i membri fondatori della band, e l’ultimo è stato uno dei maggiori compositori della musica degli IQ), a conti fatti la musica del quintetto non è mutata granché. Infatti, “Frequency” contiene oltre un’ora di progressive rock strettamente devoto verso i mostri sacri del genere, oscillante fra il romantico (Closer) e il barocco (la title – track), dalle melodie ora ariose (Stronger Than Friction) ora più cupe (Life Support), infarcito di tastiere e dall’afflato quasi teatrale (Ryker Skyes), dai brani lunghi e complessi, tendenza questa che si sviluppa in tutto il proprio fulgore nei quasi 14 minuti di “The Province”, suite (eccola qui!) ricca di tempi dispari e mutevolissima nelle atmosfere, che investono sia l’hard rock, sia il prog acustico, sia quello più pomposo e orchestrale. Il timbro di Peter Nicholls è, come sempre, molto simile a quello di Gabriel, mantenendo tuttavia una certa impronta personale che lo salva dall’essere puro clone del suo più famoso collega.

Dischi come questi mi mettono sempre in crisi. Semplicemente perché è davvero arduo trovar per essi un equanime metro di giudizio. Guardando all’originalità, “Frequency” meriterebbe ben poco: gli IQ sono talmente rispettosi dei canoni del prog inglese dei Seventies da far apparire Dream Theater e seguaci come radicali innovatori. Dove sarebbe, quindi, lo spirito progressivo? Ma è altrettanto vero che le composizioni sono comunque ben fatte e ottimamente arrangiate, le melodie catturano sin dal primo ascolto, i musicisti impiegati sono di prim’ordine e non sbagliano nulla, la produzione è curata. Nella sua piccola nicchia, “Frequency” sarà probabilmente ricordato come il lavoro più riuscito del 2009 (a meno di clamorose smentite), e per i fan degli IQ questo è un ritorno pressoché perfetto.

Stefano Masnaghetti

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