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Rush Clockwork Angels Tour

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Nuovo capitolo nella premiata saga dei videoconcerti dei Rush; ormai è dichiarata la volontà di farne uscire uno dopo ogni nuovo disco in studio…e se la qualità rimane alta, ben vengano. Il nuovo pacchetto vince dal punto di vista dei contenuti ma casca clamorosamente dal punto di vista tecnico, soprattutto nell’attesa versione blu-ray. Ma andiamo con ordine.

Il concerto è assemblato con riprese da tre date dal Clockwork Angels tour: non è assolutamente una raccolta paragonabile ad un best of (come i celebri Rush in Rio e R30) ma è un elemento fondamentale in quanto a varietà, soprattutto per chi sta facendo la collezione dei loro video. L’ottimo ultimo cd, Clockwork Angels, viene riproposto quasi per intero. Per l’occasione è stato invitato un ensemble di archi a replicare le orchestrazioni presenti su album: il risultato è molto buono, un arrangiamento adeguato e non troppo invadente, e viene data pure nuova linfa a qualche classico tipo “Red Sector A”. Per quanto riguarda la parte di concerto senza archi, oltre a qualche cavallo di battaglia irrinunciabile come “Tom Sawyer” e “The Spirit Of Radio”, la fa da padrone un’inconsueta selezione di pezzi dal periodo più “synth” degli anni ’80, Power Windows soprattutto. Una scelta coraggiosa e un gran regalo per i fan che in questo mondo possono vedere celebrato un arco della carriera della band troppo spesso dimenticato, con pezzi come “Grand Designs” e “Territories” (tra i bonus pure “Middletown Dreams” e “Manhattan Project”). Non mancano poi i siparietti stupidi (ogni volta si superano in quanto a demenza) e tanti contenuti speciali come dietro le quinte, pezzi bonus etc etc. La band è il solito rullo compressore, davvero godibile, anche se ormai l’età inizia a farsi sentire (soprattutto sulla voce di Geddy).

Il lato tecnico invece è un incredibile scivolone, un brutto colpo per gli audiofili che si attendevano molto dal primo blu-ray di una band di perfezionisti. Le riprese in sé non sono nulla di che (cosa purtroppo comune nel campo dei videoconcerti): non ci aspettavamo Scorsese alla regia ma il tutto è semplicemente standard, con certi passaggi e tagli quasi fuori luogo o fastidiosi. Ben più discutibile il fatto che la produzione del concerto abbia scelto per una predominanza di luci blu, che nella riproposizione in home video digitale rendono il tutto estremamente freddo e alla lunga noioso per gli occhi. Le riprese sono state fatte tutte con telecamere HD standard, ma la compressione fa acqua portando pure ad atroci sfarfallii. Insomma, sembra il prodotto assemblato da gente alle prime armi o che gioca al risparmio.

Anche la parte audio è deludente: per quanto presentata in un roboante DTS HD master audio non presenta nulla di eccezionalmente pulito, cristallino e corposo. Addirittura il mix risulta discutibile con bassi un po’ troppo impastati, livelli altalenanti e la voce di Geddy che a tratti sembra registrata con un microfono scassato. A scanso di equivoci, le critiche vanno messe in proporzione alle aspettative e agli alti standard della band: non suona come un bootleg registrato in cantina, è solo una grande occasione sprecata.

Marco Brambilla

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