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Snow Patrol Fallen Empires

Spesso mi sono sentito dire, davanti a un mio apprezzamento musicale, “che cosa hanno inventato? Niente!”. E questo è il caso dell’ultimo lavoro degli Snow Patrol: Fallen Empires. Così si può sentire la scia dei Radiohead che spumeggia qua e là, i Depeche Mode infiltrati in “The Weight of Love”. Ragionando in questo modo si può dire che gli Snow Patrol con questo nuovo disco si sono diretti sempre più verso un pop-rock acustico che fatica sempre ad allontanarsi troppo dalle loro radici indie. Quindi, seguendo il ragionamento, avremmo dovuto ascoltare dieci dischi in tutta la storia, a scuola dovrebbero insegnare Ariosto e buttare via Tasso. La prima domanda che, invece, mi è balzata alla mente dopo quasi un ora di ascolto di “Fallen Empires” è stata se c’era stata una sola delle quattordici canzoni che mi avesse lasciato deluso, una sola che mi avesse costretto ad ascoltarla per puro lavoro…No, neanche una. Ci sono album che insegnano (e non è questo il caso) e album che scorrono, che ti rappresentano, che proseguono in modo onorevole un filone, che sono in grado di mischiarne diversi senza fartene accorgere al primo ascolto. Gli Snow Patrol sono riusciti a fare questo.

La prima traccia, “I’ll Never Let Go”, è la classica apripista, tutto groove, giusto per dire a tutti “ecco chi siamo e da dove veniamo”. Poi c’è il singolo (da video), “Called Out In The Dark“, che sebbene abbastanza “divertente”, è troppo singolo ed esula dal resto del cd. A partire da “The Weight Of Lovesi entra nel nucleo del disco e si rischia di arrivare fino alla fine senza accorgersene. Unico destarsi si ha quando si incoccia in Fallen Empires e, statene sicuri, vi incoccerete, perchè è un pezzo che spicca per ritmo e psichedelia fuori dalla norma nonchè apparire come una sveglia messa ad hoc per uscire dalla trance dalla quale si proviene.

Stefano Tirabasso

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