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The Offspring Days Go By

The Offspring Days Go By Recensione

The Offspring Days Go By Recensione

Nono album per gli Offspring, “Days Go By” esce a quattro anni di distanza dal buon predecessore “Rise And Fall, Rage And Grace” e prosegue nel tentativo di far convivere il classico stile che portò Dexter Holland e compagni alla ribalta negli anni Novanta con nuove spinte, si direbbe, evolutive. In realtà l’aggettivo non è molto appropriato, dal momento che le novità presenti nel disco sono ben lontane dall’essere convincenti, mentre i brani che più si ancorano all’antico lessico melodic hardcore/pop punk, sebbene piuttosto scontati, rimangono tuttavia almeno gradevoli all’ascolto. In tutto ciò, comunque, il risultato finale rimane piuttosto modesto, e la qualità complessiva delle 12 canzoni presenti in “Days Go By” è inevitabilmente inferiore rispetto ai vecchi classici della band californiana. Lapalissiano che per gli Offspring i momenti di gloria siano ormai irrimediabilmente passati, e nessuno si sarebbe aspettato un capolavoro al pari di “Smash” (1994) e simili; eppure qualche spunto di maggior interesse il gruppo avrebbe potuto piazzarlo. Peccato.

Il cd, in realtà, parte bene. “The Future Is Now” e “Secrets From The Underground” possono vantare velocità d’esecuzione, riffing serrato, un’ottima linea melodica portante e, in generale, un sapore tipicamente Nineties, che farà la felicità degli ormai attempati figli del boom del punk melodico. Idee riciclate al 99%, è bene precisarlo, ma riciclate con un minimo di stile. I problemi seri arrivano dopo: la title – track potrebbe funzionare, ma la componente pop è talmente in primo piano che finisce per avviluppare tutto in una melassa zuccherosa da teen band vogliosa di raccogliere consensi puberali. Troppo, davvero troppo anche per loro. Superato l’ostacolo, il disco procede a strappi, fra numerosi filler (la modernistaTurning Into You“, lo scialbo lento “All I Have Left Is You“), qualche episodio discreto (“Hurting As One“, altro brano di pura nostalgia con cori presi di peso da “Smash”, oppure il riff basilare di “I Wanna Secret Family“) e orribili novità, su tutte l’abominevole esperimento crossover/R&B/hip – hop di “Cruising California“, con rap agghiacciante, vocals femminili non richieste e uno spaventevole uso dell’Auto-Tune. Brrr. A spiccare sul resto è la rilettura di “Dirty Magic“, splendido pezzo presente originariamente su “Ignition” (1992). Ed è tutto dire.

A voler veder il lato positivo, gli Offspring sono ancora in grado di scrivere un paio di accordi divertenti e d’imbastirci su qualcosa di non disprezzabile, soprattutto per i fan di lungo corso. Considerando invece gli aspetti negativi, al di là della riproposizione delle vecchie trovate il quartetto non è più in grado di spingersi, e quando tenta di farlo combina disastri assoluti. D’altra parte il titolo parla chiaro: i giorni passano, per tutti. Consoliamoci sapendo che dal vivo sanno ancora il fatto loro.

Stefano Masnaghetti


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