[World Jazz] Rabih Abou-Khalil – Em Português (2008)

 

Como Um Rio – No mar das tuas pernas – A Lua num Quarto – Amarrado á Saudade – Assim já Nao da – Se o meu Amor me Pedisse – Quando ro Vejo Sorrir – Casa da Mariquinhas – Beijos Ateus – A Gaivota que tu és – Jogo da vida – Adolescência perdida

http://www.myspace.com/rabihaboukhalil
http://www.enjarecords.com/

Ad Abou-Khalil certo non difetta il coraggio, nel corso di tanti anni di carriera il suo oud si è confrontato con musicisti della tradizione mediorientale, con i grandi del jazz, con quartetti d’archi e musicisti armeni. Ora, grazie anche alla richiesta di Ricardo Pais, direttore del Teatro Nazionale di Porto, il coraggioso Libanese affronta la passionale malinconia del fado.
Il fado è un genere della tradizione portoghese che racconta di emigrazione, lontananza, sofferenza, partenze, disperazione e nostalgia… in parole povere parla di saudade.

E il disco? La musica? Come sempre Abou-Khalil si allontana dalla banalità, proponendo qualcosa di nuovo che ha però radici folkloristiche possenti. Un gioco fra il naturale istinto della tradizione popolare e la ricerca del nuovo e dell’originale tipico della musica colta, un punto d’incontro fra oriente e occidente.

Il disco potrebbe essere definito come un quadro a tinte forti e vivide, che danzano sulle sfumature del rosso, a dispetto del blu profondo della copertina. I contrasti tipici della produzione di Abou-Khalil sono, in questo capitolo, suggeriti più che marcati a fondo. Questo modo estremamente elegante di giocare sulle differenze, siano esse culturali, musicali o timbriche, è il vero marchio di fabbrica di questo grandissimo artista.
C’è chi parla di “folklore immaginario” e forse questa è la definizione più corretta, perché l’impressione finale è che questa musica pur nuova esista in realtà da sempre.

Compagni di avventura di Abou-Khalil sono il talentuoso Ricardo Ribeiro, la cui voce setosa e potente si fonde magistralmente con le linee di oud. Troviamo come sempre Michel Godard alla tuba e al serpentone, l’italiano Luciano Biondini alla fisarmonica e Jarrod Cagwin per batteria e percussioni.

Stefano Di Noi

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