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Youth Lagoon The Year Of Hibernation

Quando soffri d’ansia al punto di non uscire manco dalla tua stanza e ti mancano i soldi per la terapia, non ci sono molte cose che puoi fare. A parte fare un disco. Questa che riporto in sintesi è la storia di Trevor Powers, in arte Youth Lagoon, musicista 23enne proveniente da Boise (Idaho). Giunto al punto di isolarsi nella sua cameretta praticamente per un anno intero, decide di scrivere e registrare canzoni, aiutato da un amico fonico. Lo fa con un gusto prettamente elettronico, traendo spunto dalla fervida chillwave della quale ormai incominciano a ronzarci in testa sempre più nomi, dai Washed Out ai Brothertiger, da Toro Y Moi ai Neon Indian: melodie semplici, loop elettronici e voci filtrate da vocoder inserite in una atmosfera ambient, il tutto accompagnato da chitarre minimali e synth.

Il risultato è The Year Of Hibernation, ovvero l’anno passato in casa ad occuparsi della creazione e registrazione dei pezzi di un disco che è a tutti gli effetti il concept-album di come l’artista abbia identificato le sue paure e affrontato quella fase tanto tumultuosa (come nessuna) che è il passaggio all’età adulta: una vera e propria arteterapia. In Posters, traccia d’apertura, Powers identifica dapprima e poi stacca dalle pareti gli idoli tanto celebrati durante l’adolescenza, segno che vi è una coscienza personale pronta a scuotersi dal torpore. Abbiamo l’incontro con i demoni personali in Afternoon, pronti ad afferrarci la sera quando si è disarmati – come solo sappiamo esserlo tra le coperte – e i ricordi dell’adolescenza in Seventeen. Ma è nella tiepida July che troviamo il vero Youth Lagoon, in quei sentimenti accarezzati che parlano di un amore mandato via, un eco da tramonto, che raffredda anche il più caldo dei mesi. E’ con questa canzone caricata su Bandcamp che si è presentato al mondo, che ha accolto la sua storia con la stessa enfasi con la quale aveva accolto giusto qualche anno fa Bon Iver, reduce da un’esperienza davvero simile. Saremo anche nevrotici, ma a noi queste cose piacciono.

Andrea Suverato

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