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Jesu Ascension

Dopo il brutto passo falso di “Infinity” (2009), torna Jesu con il suo quarto full – length. Da sempre progetto quasi solista di Justin Broadrick dei fondamentali Godflesh, questa volta il Nostro opta per un saggio ritorno alla forma canzone e a strutture che fecero bella mostra di sé in “Conqueror” (2007). Quindi: tanto post (che sia metal o rock non ha molta importanza), ricami shoegaze usati a profusione e stasi vicine all’ambient che donano il consueto tocco ieratico presente in ogni lavoro della band. Un disco che, seppur ben fatto e di molto superiore alla sbrodolata del predecessore (considerato dagli autori un EP, ma con i suoi 50 minuti in realtà un album vero e proprio), non indica nulla di nuovo e si accoccola in territori quasi scontati. Insomma, buono ma assolutamente prescindibile. Esattamente come “Conqueror”. Peccato che l’unico capolavoro scritto da Jesu rimanga l’esordio omonimo (2004). Da Broadrick è lecito aspettarsi sempre il massimo.

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