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Thus: Owls – Cardiac Malformations

I Thus: Owls nascono per volontà di Erika Alexandersson, cantante e musicista svedese già attiva negli obliqui Josef Och Erika, negli sperimental/elettronici The Moth e anche da solista sotto lo pseudonimo eRika. Per l’occasione ha deciso di circondarsi di un gruppo eterogeneo, il quale comprende Cecilia Persson (Paavo), Martin Höper (attivo con i Koop), Ola Hultgren (Loney, Dear) e, direttamente dal Canada, il chitarrista Simon Angell. “Cardiac Malformations” è stato registrato nel 2008, pubblicato una prima volta nel 2009 tramite una piccolissima etichetta scandinava, e ora ristampato dalla Almost Musique con distribuzione più capillare.

Bisogna essere davvero grati alla label francese, perché questo è un disco eccezionale che merita la maggior esposizione possibile. Merito della Alexandersson, della sua voce che sì, a volte somiglia davvero a quella di Bjork (Climbing The Fjelds Of Norway), ma più spesso ricorda solo se stessa; merito delle sue idee, poiché la maggior parte delle canzoni qui raccolte sono farina del suo sacco; e merito dell’ensemble che riveste di note tali idee in maniera pressoché perfetta, fondendo musica da camera con jazz ora ironico ora astrale, sconfinando in un bizzarro e unico progressive pop intriso di minimalismo, mandando in risonanza piccoli rumori emessi da strumenti ancor più piccoli, innervando il tutto con una trama percussiva di rarefatta bellezza.

Siamo oltre il consueto pop orchestrale (o baroque pop), qui c’è molto altro. Echi degli esperimenti di St. Vincent, bagliori dei paesaggi nordici di Mum e Sigur Ros, ma anche deviazioni in terre che non sospetteresti: così “Yellow Desert” è inquietante minimalismo che fonde il flauto dei Jethro Tull con accorati lamenti da parte di Erika nel mezzo di ritmi elastici, “Eagles Coming In” inizia con pulviscolari timbri isolati per poi innalzarsi a lenta processione post rock con afflato corale in chiave Thee Silver Mount Zion, “The Sun Is Burning Our Skin” è una sinfonia per voce, pianoforte, violoncello e lievi suoni di cristallo, “Let Your Blood Run” alterna stacchi di torrido blues alla Nick Cave ed estasi sognanti, “A Volcano In My Chest” si dibatte fra impro – noise vocale e strumentale e flussi di coscienza jazzati, “You Arose To The Gods” è mesta litania che si spegne all’orizzonte.

“Cardiac Malformations”, nel complesso, somiglia a un panorama ghiacciato sotto il quale, però, scorre magma ribollente. Istinto e ragione, cuore e cervello. In ogni caso, una bellissima scoperta.

Stefano Masnaghetti

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