Dan Berglund’s Tonbruket – Dan Berglund’s Tonbruket

“Cos’era?”
“Non lo so.”
Gli si illuminarono gli occhi.
“Quando non sai cos’è, allora è jazz.”

Prendiamo in prestito questo semplice ma significativo dialogo tratto da “Novecento” di Baricco per parlare del nuovo lavoro marchiato Dan Berglund. Dopo la prematura scomparsa di Esbjorn Svensson, Dan ha ritrovato dei vecchi amici, Johan Lindström alla chitarra, Martin Hederos al piano, Andreas Werliin alla batteria e ha fatto quello che sa fare meglio, suonare il contrabbasso, senza una direzione precisa, senza incatenarsi in un clichè, ma anzi abbracciando nel suo percorso la psichedelia e il rock progressivo. Certo non si può e non si deve cancellare il passato con Esbjorn Svensson e Magnus Öström, ma anzi bisogna far fruttare al meglio l’esperienza acquisita in giro per il mondo con il celebre Trio. Non troverete quindi per fortuna rimandi spudorati a quel che è stato l’E.S.T., a parte “Song for E”, episodio particolare in quanto probabile omaggio all’amico scomparso, quel che invece fa piacere ritrovare è il carattere di Berglund e il suo modo unico di suonare e interpretare il contrabbasso in chiave moderna con gli effetti di cui si è sempre servito per rendere atmosfere e melodie delicate e impalpabili. Ma non basta ancora, la vera forza di questo lavoro risiede nell’aver appreso e fatta propria la lezione forse più importante di quel formidabile Trio, ovvero l’importanza di saper scrivere temi sempre cantabili, apparentemente “facili”, ma in grado di nascondere un grande spessore musicale, rendendo la propria proposta accessibile a tutti, a qualsiasi livello.

Potremmo così sbizzarrirci nel cercare di definirne il genere musicale di questo lavoro, ma non riuscendoci facciamo nostra la lezione di Baricco e limitiamoci a godere di questa che è semplicemente grande Musica, e scusate se è poco.

Livio Novara

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