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CapaRezza – Habemus Capa

Mors mea tacci tua (intro) – Annunciatemi al pubblico – Torna catalessi – Gli insetti del podere – Dalla parte del toro – Ninna nanna di Mazzarò – Il silenzio dei colpevoli – Profilo psichico (skit) – La mia parte intollerante – Inno Verdano – Epocalisse – Tii-Yan (skit) – The auditel family – Ti giri – Titoli – Felici ma trimon – Sssaasss (skit) – Sono troppo stitico – Habemus Capa

E’ il viaggio il tema del nuovo album del cantautore di Molfetta, un viaggio attraverso il punto di vista di personaggi diversi incarnazione dello stesso CapaRezza, che all’inizio del disco muore per poi risorgere solo alla fine. Forse perché le cose si possono comprendere appieno solo attraverso gli occhi di chi le vive in prima persona, CapaRezza intraprende questo percorso che ha il sapore di una dantesca discesa agli inferi, gli inferi di un’Italietta tanto cara ma altrettanto criticata e bistrattata. Il novello pellegrino diventa così un liceale (come nel singolo “La mia parte intollerante”), un baby sitter, un sacerdote, un agente di borsa, ma anche un toro durante una corrida e attraverso tutti questi occhi racconta con una serie interminabile e instancabile di rime il mondo che lo circonda. Non è un disco politically correct, ma neanche vuole esserlo, la gente è stufa di personaggi costruiti a tavolino, patinati (e pettinati) e non c’è pietà per nessuno. Trova grande spazio ovviamente la politica, basti ascoltare “Inno Verdano”, originale ritratto di un leghista meridionale, ma anche il mondo televisivo occupa un posto di rilievo, oltre che per esempio ne “The auditels family” ci sono chiari riferimenti un po’ ovunque incastrati nel vortice delle rime. Il viaggio però non è solo fatto da parole ma anche dalla musica, gli arrangiamenti sono infatti  estremamente curati e contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, con suggestioni a metà strada tra un circo ed un musical.
“Nuntio vobis magnum gaudium… Habemus Capa”, il pellegrino alla fine del disco torna a rivedere le stelle e finalmente parla di sé, tracciando un bilancio della propria carriera dagli inizi difficili fino all’attuale popolarità, ma lasciando aperto un interrogativo “setaccio termini e non termino se vado a braccio, ma sono io o colui per cui mi spaccio?”.

L.N.

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