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Skunk Anansie Black Traffic

Skunk_Anansie_cover

Gli Skunk Anansie tornano sulla scena musicale a due anni dal precedente “Wonderlustre”. Se quest’ultimo era stato accolto abbastanza bene sia da pubblico che dalla critica, seppur un po’ tiepidamente, il sesto album farà maggiormente breccia. Il tema portante che collega tutte le 11 canzoni di questo full length è la situazione attuale politica e sociale.  In “Black Traffic” convivono in egual misura le due anime di Skin e compagni: quella melodica e suadente da una parte, quella aggressiva  e rabbiosa dall’altra. Il primo estratto “I believed in you” esprime l’amarezza per non avere dei leader che rappresentano il popolo in modo adeguato, una delusione di fondo che accomuna un po’ tutti in questo periodo. Dal punto di vista prettamente musicale è un rock tirato ed aggressivo, con la voce graffiante di Skin che esprime alla perfezione il risentimento che trasuda da ogni nota. Della stessa pasta anche “Satisfied?”, che combina melodie catchy ed aggressività e “SadSadSad”, dal ritornello martellante tipico di una hit radiofonica. La medaglia d’oro per la canzone più violenta spetta a “I Will Break You”, nella quale la cantante grida a piena voce “I will break you with my fire, I’ll destroy you with my desire”. Un’ esplosione rabbiosa che ricorda molto (e piacevolmente, oseremmo dire) i primissimi Skunk Anansie.
Ma è quando si rallenta il passo che la formazione britannica sfoggia raffinatezza ed eleganza.
I Hope To Meet Your Hero” ha un’intro che richiama inizialmente la celeberrima “Secretly” ma è questione di attimi e il pezzo sviluppa una sua identità ben definita. Accompagnato da un arrangiamento lento ma non melenso, è l’episodio migliore dell’intero album. “Diving Down”, che chiude il disco, esalta la dolcezza di cui è capace Deborah Dyer (nome all’anagrafe della carismatica frontwoman), ed è il classico ballatone coinvolgente che farà scattare il  momento accendino dal vivo. L’unico momento in cui viene istintivo skippare è “Spit You Out”, che già dall’inizio non risulta convincente e che non è assolutamente valorizzata dal featuring con gli ShakaPonk.
Sarà che l’esser finalmente indipendenti abbia dato nuova benzina da buttare sul loro fuoco mai del tutto spento? Che il motivo sia questo o altri cento, la gioia più grande è ritrovare un gruppo del calibro degli Skunk Anansie nuovamente ispirato e capace di realizzare un disco di qualità, seppur breve (40 minuti), quale è Black Traffic.

Claudia Falzone


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