Music Attitude

Scissor Sisters – Night Work

Tra i più svegli ad uscire dal panorama musicale mainstream dell’ultimo decennio, tornano i newyorkesi Scissor Sisters con un nuovo, sofferto lavoro. Sofferto nel senso che ci hanno impiegato più del previsto, scartando addirittura un album intero prima di presentare questo nuovo “Night Works”.

Difficoltà interne a parte, si capisce che comunque tira un’aria gaya e festosa già a partire dalla copertina (mitico tributo agli Stones). I nostri eroi glam spostano le loro coordinate musicali in una direzione prevedibile ma con risultati comunque apprezzabili. Partendo dal loro power pop funk e disco in pieno revival Bee Gees, viaggiano con la macchina del tempo fino agli anni ’80, dando più spazio a drum machine e sintetizzatori. Un sound prevedibile, appunto, e stra-abusato in questi anni ma che è ancora in grado di suonare fresco se messo nelle mani giuste. E chi meglio di loro? Così come per i loro amici Goldfrapp, la produzione di Stuart Price (Madonna e The Killers, tra gli altri) è ai massimi livelli: pur con parecchi effetti sintetizzati, i suoni sono ricchi e corposi, con anche un ottimo lavoro di chitarre e strati di voci sempre in primo piano. Tra pezzi ballabili, divertenti, il singolo “Fire With Fire” è quasi un’oasi di serietà in un mare di deboscio. Il disco viaggia a livelli alti e risplende spesso del carisma e della genialità (‘wit’ direbbero gli Inglesi) che è un po’ il loro marchio di fabbrica. Chissà per quale impiego si spezza la schiena a mezzanotte il protagonista della title track (una grande opener, figlia di Gary Numan e sintesi perfetta del loro sound attuale) e chi altri può sparare con tanta scioltezza, naturalezza e sfrontatezza un’ode all’amore per il Rai2 come “Whole New Way”?  Una continua festa dei sensi: “Sting me like a bee/Oh I want you to funk me/Your battleship has sunk me/Give me all your dark meat/Set my body free” (da “Any Wich Way”), Lady GaGa prendi nota. C’è anche spazio per una semiseria considerazione autobiografica (“Running Out” – chissà se sentivano davvero la mancanza di tutte quelle cose nel periodo nero) e ritornelli da arena rock tipo Kiss anni ’80 (“Harder You Get”).

I ritmi incalzano, le chitarre e il basso tessono trame funkettose, i falsetti si sprecano. Un disco forse orfano di un tormentone come “I Don’t Feel Like Dancing” ma una garanzia per i fans e un solido lavoro che ha le carte per farli rimanere sulla cresta dell’onda.

The night don’t last forever, so get your shit together

Marco Brambilla

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