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Onslaught – Sounds Of Violence

Basterebbe la sola “Born For War” a giustificare l’acquisto del quinto studio album degli Onslaught, band di Bristol riformatasi nel 2004, in piena epoca thrash revival. Il precedente “Killing Peace” aveva già regalato soddisfazioni a nostalgici degli anni ottanta e nuove leve cresciute a “The Gathering” dei Testament e figli successivi del metallo tirato anni duemila.
Sulle prime il nuovo “Sounds Of Violence” potrebbe richiamare alla mente gli Exodus mark two, specialmente quelli del colossale “Shovel Headed Kill Machine”, con il vantaggio rispetto all’ottimo gruppo di Holt e compagni di avere dietro il microfono Sy Keeler, cantante ben più versatile del monocorde Rob Dukes. Con il passare dei pezzi il platter propone anche ritmi più cadenzati come “Code Black” e autocitazioni (per lo meno in termini di riff) della terremotante “Shock And Awe” in “Rest In Pieces”. “Godhead” fa tantissimo anni novanta, con il suo groove debordante, così come “Hatebox” che farà massacri dal vivo grazie alle accelerazioni hardcore di cui è infarcita. “Antitheist” pare all’apparenza rallentare un minimo i giri del motore, ma in realtà si sviluppa dinamicamente e ha anch’essa al suo interno tappeti di doppia cassa d’ordinaria rilevanza mentre “Suicedeology” è un’altra fiammata pazzesca che non rallenta praticamente mai. Il breve outro porta alla bonus track “Bomber”, cover dei Motorhead, già rilasciata a metà dicembre 2010.
“Sounds Of Violence” è un disco imperdibile per chi segue il thrash classico, con una produzione nitida e ultra potente. Chi cerca varietà e novità giri a largo, gennaio si conferma mese dell’oro per le release old school: dopo “Ironbound” l’anno scorso, eccovi la fucilata degli Onslaught per farvi cominciare bene un’altra stagione.

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