Alice Cooper, Trezzo sull’Adda (MI) 14 ottobre 2011

Ritorno massiccio per Alice Cooper in Italia, con diverse date nel nostro paese anche a breve distanza dal Theater Of Death Tour dell’anno scorso. Un buon concerto ma non fenomenale. Sia chiaro: Alice Cooper è una leggenda inossidabile è ha ancora parecchio carburante ma abbiamo visto show migliori. Nonostante l’ultimo disco in studio, il tour non è una celebrazione dei due ‘Welcome To My Nightmare’ ma un regolare best of della sua sterminata carriera. E non che sia poco. Parecchi classici degli anni ’70 come “I’m Eighteen”, “Under My Wheels” e “No More Mr Nice Guy”, materiale più recente dall’ottimo Brutal Planet (cavolo, sono già passati undici anni), qualche sorpresa come il ripescaggio di “Clones (We Are All)” e “Hey Stoopid” , boato con “Poison”, solita chiusura con “School’s Out” (con citazione dei Pink Floyd allegata) ed “Elected”.
Non ha convinto al 100% l’attuale formazione: tutti professionisti navigati ma non perfettamente ingranati ed oliati. Se da una parte si può parlare solo bene di Chuck Garric (bassista con Alice ormai da diversi anni), del chitarrista Tommy Henriksen e del batterista Glen Sobel (sì, quello che ha suonato anche con Vasco), sono sembrati un po’ spaesati Orianthi e Steve Hunter. Steve è indubbiamente una leggenda (Lou Reed, Peter Gabriel, Alice Cooper nel periodo d’oro) ma è parso un po’ troppo sulle sue, Orianthi si prende -ovviamente- tutte le attenzioni ma essere una guitar chick bionda e ventenne non basta.
C’è stato il solito spettacolo di Mr.Cooper, come la ghigliottina per “I Love The Dead” e il mostro gigante in “Feed My Frankenstein” ma niente di paragonabile agli eccessi continui del precedente tour. A riguardo, grande assente la figlia (o comunque una spalla femminile) con taglio totale di episodi come “Be My Lover”, “Nurse Rozetta” o “The Ballad Of Dwight Fry”.
In definitiva, di sicuro un gran concerto per chi non ha mai visto Alice, ‘soltanto’ una buona serata per i già navigati.

Marco Brambilla

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