Cinematic Orchestra – Auditorium Parco della Musica, Roma 10 giugno 2010

Animale strano la Cinematic Orchestra, iniziano il concerto con 40 minuti di ritardo a causa di non meglio precisati problemi aerei. Salgono sul palco in 5, scusandosi per l’inconveniente, dovuto al ritardo dell’aereo di Phil France (contrabbasso) aggiungendo che all’appello manca ancora il chitarrista, perso nel traffico capitolino (McCallum arriverà a metà del secondo brano, presentandosi sul palco con custodia della chitarra in mano e zainetto sulle spalle).

A questo punto ti aspetti un concerto informale, ricco di interazione col pubblico e magari di divertenti imprevisti volti a rompere l’imbarazzo, cercando di creare un evento unico partendo da una disavventura… E invece niente di tutto questo. I magnifici 7 non spiccicano parola, niente, non una battuta, non una presentazione (se non le iniziali scuse per il ritardo). Ma non sono freddi, fanno parlare le note e il coinvolgimento degli strumentisti è tale da non farli risultare per nulla distaccati.

Forse è l’incapacità di gestire l’imbarazzo, ma tutto questo si trasforma in un’esibizione musicalmente caldissima e molto fisica (soprattutto per il sax di Tom Chant), dove le note liquide dei nostri possono dilagare interrotte esclusivamente dalle dovute parentesi soliste abilmente ricavate all’interno dei brani (spettacolare Flowers alla batteria).

Ma quello che mai ti saresti aspettato è la reazione del pubblico, partecipe, rumoroso e contemporaneamente rapito dall’abilità del combo di ricamare passaggi sonori unici. Tanto jazz, un po’ di ambient, un pizzico di soul e post rock.

Il concerto termina dopo un’ora e mezza, si accendono le luci e si spengono le acclamazioni del pubblico, che avrebbe voluto la Cinematic Orchestra nuovamente sul palco per un secondo bis.

Stefano Di Noi

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