Deep Purple – Palalido, Milano 2 marzo 2006

Chi ha visto i Deep Purple agli inizi degli anni novanta è spesso rimasto deluso, la reunion con Blackmore non aveva portato gli effetti desiderati, anzi aveva inasprito i rapporti tra il chitarrista e Ian Gillan, che effettivamente si ostinava a cercare di cantare come faceva nei primi anni settanta senza riuscirci. Vederli più di dieci anni dopo, paradossalmente, è un’esperienza che consiglio ad ogni amante della buona musica. Eliminato Blackmore, i conflitti sono spariti e Ian Gillan, probabilmente prendendo molto umilmente lezioni, ha imparato ad usare al meglio quella che è la sua voce odierna, riuscendo anche a non rinunciare alle urla che l’hanno reso celebre. Come annunciato, il concerto è impostato su “Rapture Of The Deep”, nuovo album del gruppo, che dopo qualche anno li ha riportati ad ottenere successo di critica e pubblico. In apertura vengono eseguite “Girls Like That” e “Wrong Man” per poi proseguire con la title track e la bella “Don’t Let Go”. Una delle prime perle è caratterizzata da “Things I Never Said”, pezzo fantastico che sarà inserito nella tour edition del medesimo disco e che ricorda alcuni pezzi di Gillan solista. Il gruppo è come sempre molto compatto e galvanizzato da un Palalido completamente esaurito. La parte centrale del concerto ci regala tutti classici del gruppo a partire da “Perfect Stranger”, ultimo vero inno da stadio di Gillan e soci, fino a farci tuffare in Giappone con “Lazy” e “Space Truckin'” una dietro l’altra. Proprio “Lazy” ci dimostra quanto ancora il gruppo inglese e il suo grande singer possono dare ai loro fan. La sorpresa più grande resta però l’esecuzione di “Living Wreck” che non veniva proposta da dieci anni, ma che non coglie impreparato un pubblico attentissimo. E’ quindi il momento di Steve Morse, che con la sua “Well Dressed Guitar”, risalente alle session di “Bananas”, che dimostra tutta la classe del guitar hero e chiarisce a tutti quanto ormai debba essere considerato il chitarrista dei Deep Purple e non il sostituto di Blackmore. La serata si conclude con l’assolo di Ian Paice, l’immancabile “Smoke On The Water”, il riff più famoso della storia e “Highway Star”, che mantiene inalterata tutta la sua potenza anche dopo tre decenni. I bis ci regalano “Hush”, primo grande successo del gruppo del 1968 ed infine “Black Night” intonata a gran voce dal pubblico mentre il gruppo attendeva di tornare sul palco per i bis. Mai speso meglio i miei soldi.

L.G.

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