Marcus Roberts Trio – Casa Del Jazz, Roma 18 novembre 2009

“New Orleans meets Harlem (vol.1)”

Vorrei partire dal brano finale del programma di questa sera “New Orleans Blues”. Chi lo ha composto? Risposta: Jelly Roll Morton. Jelly Roll Morton! Ossia un artista tanto ‘antico’ del quale anche la data di nascita è incerta (1880?) e che può definirsi, a pieno titolo, il ‘padre fondatore’ del jazz.

Ecco, l’idea di fondo del geniale Marcus Roberts (1963, Florida) è quella di rivalutare l’enorme, immane, incommensurabile apporto della cultura afro – americana all’America odierna (ci entrerà qualcosa anche il presidente Obama?).

Si parte allora dalle radici più antiche, quelle che affondano nelle paludi melmose della Louisiana, e risalgono la corrente della Storia, fino a New York City, fino all’Apollo Theater, fino ad Harlem, fino a noi.

Eppure di tutto si tratta meno che di un’ “operazione nostalgia”. Ecco allora i brani di Scott Joplin (1867-1917), di Fats Waller (1904-1943), Duke Ellington (1899-1974), di Thelonius Monk (1917-1982) fino a John Coltrane (1926-1967) rivisitati traghettando gli ascoltatori in un viaggio nel tempo.

Dai blues fatti di  tre accordi a malapena, con gli intervalli di decima bene in vista, al fraseggio ragtime, alle tensioni coltraniane, alle dissonanze monkiane ogni brano, per quanto antico sia, riesce a farsi strada fino a noi, riletto alla luce di quel che è venuto dopo. Ossia c’è una sorta di classicità aperta e progressiva.

Che dire del pianismo di Roberts? Niente, è semplicemente fantastico. Il piano percussivo, ritmico convive con quello quasi felpato, dolcissimo di “Say it (Over and Over Again)” (Coltrane, Ballads, 1962).

La rilettura agisce sui ritmi, disinvoltamente raddoppiati o dimezzati e su modulazioni tonali che riescono a creare continui motivi di interesse. Eppure anche la soluzione più sofisticata non tradisce mai la natura popolare di questa musica. C’è sempre la ‘blue note’ a far capolino tra questa selva di accordi e di ritmi.

Gli altri due artisti? Roland Guerin lo vorrebbero tutti nel proprio gruppo: duttile, appassionato, ritmicamente impeccabile. Bellissimi gli assoli ma soprattutto impressionante la capacità di interagire con Roberts (il trio è attivo da oltre 15 anni).

Forse un po’ troppo rigido Jason Marsalis, ma è una questione di gusto personale. Anche per lui un lavoro ritmico di elevatissimo profilo, perfetto negli stacchi, negli stop, e negli obbligati. Bravissimo anche nella ‘filologia’ dei ritmi, con citazioni che davvero ricordano i documenti sonori dell’inizio del secolo scorso.

Di nuovo grande jazz, di nuovo grandi artisti che sanno suonare e sanno comunicare ad un pubblico del tutto soddisfatto. Ci vediamo al (vol. 2) (!) sempre alla Casa del Jazz.

Marcus Roberts, piano
Roland Guerin, bass
Jason Marsalis, drums

Marco Lorenzo Faustini

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