Gogol Bordello – Alcatraz, Milano 26 maggio 2010

Dopo un buon tre quarti d’ora che lo stiamo accerchiando, decidiamo che la nostra sete di notizie è appagata e lo salutiamo dandoci appuntamento la sera per il concerto all’Alcatraz.

(aka Una giornata insieme ai Gogol Bordello (part two))

Ed è proprio lì che ci spostiamo per proseguire la nostra giornata all’insegna del nomadismo. D’altronde stiamo parlando con gli alfieri della musica tzigana, come non respirare un vento gipsy!?
Dopo un’assenza protratta dai palchi italiani i nove, che arrivano dalle più lontane e differenti parti del mondo, rimettono piede in una Milano calda e ventosa.
Alle 9,30 si spengono le luci e un Alcatraz ormai sold out da settimane risponde alla voce dei Gogol Bordello: chi c’è c’è, chi non c’è… ha tutto da perdere.

Non ci sono mezze misure, si comincia subito con le mani in faccia, tanta voglia di ballare, di saltare. Dopo due pezzi sei già sudato come un Hell’s Angel in ritiro a Los Angeles nel più torrido Agosto del 1967, bagnato come se avessi fatto una doccia. Sudore tuo che si mischia a quello degli altri, braccia in alto a cantare nenie da tarantella balcanica.
Si mischiano i sapori, c’è un po’ di Caracas che s’imbastardisce con la Londra dei Clash, i colori di Brasilia che si ubriacano con gli odori e le bestemmie di una notte passata in cella a Roma. E intanto si spinge, i 300 di Leonida forse avrebbero fatto fatica a contenere l’eccitazione e l’entusiasmo diffuso.
Si passa da pezzi più nuovi, contenuti nell’ultimo “Trans-continental Hustle” a pezzi più collaudati che il pubblico apprezza e canta anzi, urla a squarciagola.
Sospeso, non toccano più i piedi, ti lasci portare da una marea di carne bagnata dove si è perso il senso del pudore, magliette che volano reggiseni semi abbassati e corpi in estasi danzante… un moderno baccanale senza il vino, ma con tanta birra.
Si suona, si balla e anche chi è on stage comincia a sentire il caldo, Eugene a torso nudo, magro e muscoloso, ricorda quella salamandra di Iggy. Il mustacchio si rende riconoscibile in mezzo alla baraonda, tra tamburi e violini si consuma un rito orgiastico.
Sul palco c’è il circo.

Setlist: Ultimate, Not a crime, Wonderlust king, Tribal, Companjera, Mishto, Immigraniada, 60 Revs, Break the spell, Trans-continental hustle, Pala tute, Purple, Santa Marinella, Sun is on my side, Baro pro, Alcohol

Francesco Casati

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