Vinicio Capossela – Paladozza, Bologna 11 aprile 2006

Indubbiamente Capossela ha un rapporto particolare con Bologna, città dove è cresciuto artisticamente e dove ha registrato buona parte dei suoi lavori. E questo legame si sente forte fin dal primo momento del concerto, in questo tour che lo consacra come figura di primo piano nel panorama musicale italiano, anche a livello commerciale.
E questo da un lato si ritorce contro il pubblico, costretto ad ascoltare il concerto in una cornice poco adatta quale è un palazzetto dello sport, ma d’altronde l’affluenza è stata notevole. D’altra parte proprio grazie alla struttura è stato possibile allestire una scenografia particolare, con un suggestivo schermo di sottofondo su cui venivano proiettate ombre cinesi capaci di dare una atmosfera sognante allo spettacolo, e anche con l’esibizione di due acrobate impegnate in spettacolari evoluzioni appese a dei nastri che pendevano dalla copertura, in omaggio alla nota passione di Vinicio per il Circo.
L’inizio del concerto è molto difficoltoso, con suoni e volumi veramente pessimi, e una band che fatica ad ingranare. In pratica è stato proposto “Ovunque Proteggi” per intero, ed anche in ordine con i brani, con l’esclusione di alcuni che sono stati tenuti per il gran finale della prima parte. Fortunatamente i suoni sono stati aggiustati in corsa in maniera molto buona, e se pezzi come “Medusa Cha Cha Cha” o “Dove Siamo Rimasti  A Terra Nutless” sono evidentemente perfetti per un concerto, il gruppo riesce a stupire con una grandiosa performance in “S.S. Dei Naufragati”, pezzo sicuramente ostico ma che ha coinvolto nel suo incedere doloroso tutti i presenti. Poco riusciti invece i pezzi iniziali, di per sé difficili e penalizzati come detto da una acustica tutt’altro che ottimale. Il pubblico dimostra di gradire moltissimo anche la melensa “Pena Del Alma”, ma l’apoteosi è con “L’Uomo Vivo”, con tutti i presenti trascinati nei cori.
Dopo aver esaurito i brani del nuovo lavoro, segno evidentemente che l’artista crede moltissimo nel suo operato, si passa a una seconda parte dedicata ai pezzi più vecchi, sia classici come “Che cossè l’amor” o “Maraja” che pezzi più scartati come “Morna” o “Con Una Roa”, “Al Veglione” e persino un estratto dal primissimo lavoro.
Capossela è evidentemente in serata buona e si diverte sul palco, scusandosi addirittura perché per esigenze di struttura deve scendere dal palco, quando il concerto ha sfiorato le due ore e mezza, cosa rara in questi tempi di minimi sindacali. E si diverte anche cambiandosi di vestito e di copricapo molto spesso, presentandosi all’attacco di “Non Trattare” con pelliccia e maschera cornuta mostrati sull’ultimo album.
Per il gran finale è stata tenuta “Ovunque Proteggi”, suonata a luci già accese perché era ora di liberare il Paladozza, ma non per questo meno intensa o sentita dal pubblico.

S.R.

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