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Creeper, tra punk, rock and roll e magia Disney. Intervista a Will Gould

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Nominati come Best British Newcomer ai Kerrang! Awards e come Best New Band ai Metal Hammer Golden Gods Awards, i Creeper, band di Southampton, stanno conquistando un gran numero di fan anche in Italia. La band si è formata nel 2014 e oggi è formata dal vocalist Will Gould, Ian Miles e Oliver Burdett (che ha sostituito Sina Nemati nel 2015) alle chitarre, Sean Scott al basso, Dan Bratton alle pelli e Hannah Greenwood alla tastiera. Il nuovo album della band, “Eternity, In Your Arms” uscirà il 24 marzo 2017 ed è stato anticipato dal singolo “Suzanne“. Abbiamo incontrato Will Gould prima del live dei Creeper ai Magazzini Generali, dove già nel primo pomeriggio una lunga fila di giovani fan sfidava il freddo per poter essere tra le prime file.

Proviamo a conoscervi meglio attraverso le vostre influenze musicali: quali band e quali generi vi hanno influenzato di più?
Le nostre influenze sono molto varie, all’inizio eravamo influenzati soprattutto dalla musica hardcore punk, band come Kid Dynamite e Lifetime per esempio, con il passare del tempo ho iniziato ad apprezzare i dischi prodotti da Phil Spector, il modo in cui sono stati prodotti, ed è da lì che abbiamo preso alcune idee per la nostra produzione. Crescendo abbiamo inoltre cercato di fondere anche uno stile più teatrale per i nostri show e per la nostra musica, prendendo ispirazione dal lavoro di Meat Loaf, Jim Steinman e da album come “Back For Good”. Ci piace pensare a come Freddie Mercury avrebbe interpretato una canzone hardcore punk.

Nel vostro approccio visivo inoltre è evidente un’influenza di un certo tipo di cinema, vuoi raccontarci quali sono i generi e i film a cui fate riferimento?
Abbiamo studiato cinematografia all’università e la parte visual è molto importante per noi. Il genere che ci ha ispirato di più sono i film anni Ottanta per ragazzi, come “The Lost Boys” (“Ragazzi perduti”, un film del 1987). In uno dei nostri video (“The Honeymoon Suite” dall’EP “The Callous Heart” n.d.r.) c’è una scena in cui un’auto passa oltre un cartello con la scritta “Welcome to Southampton” e sul retro si legge la scritta “Beware The Callous Heart”. Quel cartello è una replica di quello realmente presente a Southampton ed è un riferimento a una scena di “The Lost Boys”, in cui i protagonisti passano oltre un cartello con la scritta “Welcome to Santa Carla” e sul retro si legge “Murder capital of the world”. Inseriamo molti riferimenti ai film che ci hanno influenzato nei nostri lavori.

Parliamo del nuovo singolo “Suzanne”, mi ha colpito la citazione di “American Pie”, ci vuoi spiegare perché hai scelto di citare questa canzone?
Tutto l’album è incentrato sul passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Quando io ero un ragazzino quella canzone veniva suonata a tutti i matrimoni, mi ricorda un certo periodo della mia vita, mi ricorda i miei genitori. È come una colonna sonora rock per la nostalgia che si sposa bene con il resto dell’album. Il nostro produttore una volta ci ha detto che quando abbiamo iniziato eravamo una band punk rock che flirtava con l’idea del rock and roll e ora siamo più una band rock and roll che flirta con l’idea di essere una band punk.

Sempre parlando di quel testo, c’è anche un riferimento alla musica che passa in radio: ”All those radio bands never made me feel”.
“All those radio bands never made me feel” è un riferimento diretto ai Creeper, perché i Creeper nascono come reazione rispetto alla musica che si sente alla radio. Soprattutto in Inghilterra, alla radio passano molte band povere di idee e di integrità artistica, che pensano solo a scrivere canzoni per la radio. Io le trovo molto noiose. Come Creeper ci siamo sempre proposti di fare l’opposto, di curare molto ogni singolo pezzo del puzzle, ogni dettaglio di ciò che compone un album o una canzone. In tutti i nostri EP per esempio c’è una canzone con la parola “Black” nel titolo: “Into The Black”, “Black Cloud”, “Black Mass” e “Black Rain”. Solo chi davvero conosce la band riesce a notare questo genere di cose.

Cosa puoi dirci del nuovo album? Credi che “Suzanne” sia una canzone rappresentativa per capire cosa ci aspetta?
Mi piace “Suzanne” perché racchiude molti stili diversi, è una traccia molto indicativa di come sarà l’album. Nell’album c’è il punk rock ma c’è anche una canzone country completamente diversa dal resto dell’album, in cui canta Hannah, c’è una ballad suonata al piano. Ci sono molti tipi diversi di canzoni. Mi piace molto lo stile degli album dei Fleetwood Mac, in cui c’erano canzoni molto diverse tra loro. Noi cerchiamo di fare qualcosa di simile con il punk rock: alcune canzoni sono molto hard &loud e altre invece sono molto più soft. Siamo molto fieri di questa varietà.

I Creeper sono soliti scatenare la curiosità sia dei fan che dei media utilizzando i social, come quando sono stati postati online poster di ogni membro della band con la scritta “missing”, dopo la vostra partecipazione ai festival di Reading e Leeds. Nelle scorse settimane la band ha postato sui suoi social una serie di indizi, tutti legati alla creatività dell’album, prima di svelare il brano “Suzanne” come primo singolo. Qual è il tuo rapporto con i social?

Il mio rapporto con i social è cambiato molto negli ultimi anni. Trovo frustrante il modo in cui molte band utilizzano i social media, con una sorta di “oversharing” che rovina la magia della musica. Penso che ci sia qualcosa di importante che deve essere protetto: non voglio vedere cosa sta mangiando a cena la mia band preferita, non me ne frega niente. Nel 2016 non è rimasta molta magia nel mondo, ma io penso che sia un elemento molto importante. Quando ero un ragazzino le band era qualcosa di magico, non potevi credere di essere nella stessa stanza con loro, c’era qualcosa di emozionante. Quello che noi cerchiamo di fare è costruire un mondo fantastico che contenga anche un po’ di realtà. Stiamo assistendo alla morte delle rock star e penso che i social media le stiano uccidendo.

In qualche modo cercate, insomma, di ricreare un po’ di magia intorno alla figura dell’artista.
Si, io sono un grande fan di Disney World e non appena sarà finito questo tour ci tornerò. Una parte di ciò che facciamo come Creeper è ispirato a Disney World e al mondo del Wrestling di quando eravamo bambini: la magia del travestimento, la capacità di far sembrare tutto sorprendente. Mi manca quel mondo, penso che non ce ne sia abbastanza nel 2016. Noi facciamo del nostro meglio per riportare un po’ di magia nella musica.

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