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I Dark Tranquillity presentano Atoma, il loro undicesimo album

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Uscirà il 4 novembre Atoma, undicesimo album dei Dark Tranquillity, anticipato dai brani “Atoma”, “Forward Momentum” e “The Pitiless” di cui è già disponibile il video ufficiale. Il primo lavoro della band dopo la fuoriuscita di Martin Henriksson, che è passato da membro della band a una posizione manageriale, è un lavoro potente, con parti rabbiose e melodiche in una sapiente alternanza. Siamo andati ad intervistare Mikael Stanne, che ci ha raccontato come è stato il processo di creazione e registrazione e ci ha dato qualche anticipazione sull’album.

Il nuovo album, Atoma, è il frutto di un processo creativo piuttosto tormentato, non è vero?
Si, è così. Per l’autostima è devastante. All’inizio pensi “Oddio, non sarò mai in grado di fare qualcosa di buono”, c’è davvero molta pressione. Poi, passo dopo passo, i pezzi cominciano a suonare davvero come vuoi e cominci a capire che sì, finalmente sta nascendo il nuovo album.

Una grossa pressione, che forse deriva anche dal fatto che questo è l’undicesimo album della band e dalle aspettative dei fan.
Deriva anche da questo, ma la spinta più grande arriva da dentro.

Parliamo della title track, come mai è stato scelto Atoma come titolo dell’album?
Arrivati a buon punto con l’album, Niklas voleva iniziare a disegnare la cover e abbiamo iniziato ad interrogarci sul possibile titolo dell’album. Abbiamo riletto tutti i testi ed è emerso che l’album in realtà parla di chi siamo noi come persone e del perché facciamo quello che facciamo, parla di motivazione e di ciò che ci spinge ad andare avanti. Sono successe molte cose ultimamente nelle nostre vite: alcuni membri della nostra famiglia se ne sono andati, altri si sono aggiunti. Noi siamo una band di vecchi amici, ci conosciamo da sempre, ma nel corso degli anni molte cose sono cambiate e abbiamo sentito che ora, con Martin Henriksson che ha lasciato la band, questo potrebbe essere un nuovo inizio. Niklas ha avuto l’idea di scegliere “Atoma” come titolo dell’album. Per me, il titolo fa riferimento a qualcosa di originario, al nucleo di tutto, a ciò che noi siamo nel profondo, come band. La canzone che rappresentava meglio questo concetto è quella a cui poi è stato dato il titolo “Atoma”, che parla di guardare avanti e prendere nuove direzioni.

Hai accennato all’uscita di Martin Henriksson dalla band, che da membro del gruppo è passato a ricoprire una posizione più manageriale, ormai stanco della vita da musicista. Cosa puoi dirci in proposito?
Lui è sempre stato molto attento alle questioni manageriali, si è sempre preso in carico tutto il lavoro di organizzazione ed è bravissimo a farlo: è un tipo molto preciso, tiene tutto in perfetto ordine, questo è sempre stato il suo campo. Con il passare degli anni il lavoro in questo senso è aumentato e ci siamo accorti che anche quando era on stage, la sua testa era altrove, magari stava pensando “Devo prenotare quell’aereo, fare questo e quest’altro…”, non era lì con noi al 100% e per questo ha pensato che fosse il momento di cambiare. È una scelta che rispetto totalmente ma che naturalmente mi rende molto triste.

Hai anche parlato di quanto lo stress e le insicurezze siano parte del processo creativo e del tuo lavoro. Che cos’è allora che vi spinge a continuare e che vi impedisce di fare la stessa scelta di Martin?
Anche a noi è capitato di sentirci come lui. Quando siamo lontani, e pensiamo alle nostre famiglie a casa, qualche volta ti chiedi “Perché lo sto facendo? Che cos’ho che non va? Perché non posso essere semplicemente un tipo normale con un lavoro normale”. Magari lo pensi perché sei stanco e ti manca casa. Ma poi sali sul palco e vedi un pubblico che ti capisce, con cui possiamo comunicare attraverso la musica e con cui riusciamo a stabilire una connessione, e tutto il resto scompare: è la cosa migliore al mondo, non c’è niente di simile, la soddisfazione che deriva da quel momento è più grande di tutto il resto. E poi, quello che facciamo è parte di noi, da quando avevamo quindici anni questo è stato tutto il nostro mondo: fare musica, parlare di musica, lavorare con la musica. È quello che sappiamo fare, sarebbe impossibile anche solo immaginare una vita diversa.

Torniamo a parlare della lavorazione dell’album, questa estate: le registrazioni sono state spesso interrotte per partecipare ad alcuni festival. Come avete vissuto queste pause: come una interruzione o come un modo per ricaricarvi?
Entrambe le cose, qualche volta era un sollievo uscire dallo studio e non pensare più alle canzoni ma divertirsi, viaggiare, fare il nostro show. Allo stesso tempo quando rientri in studio dopo un viaggio ci vuole un po’ prima che tu possa riprendere a dare il meglio di te in studio. Noi però ci siamo presi tutto il tempo necessario, siamo stati due mesi in studio.

Se dovessi paragonare Atoma a uno dei vostri album precedenti cosa diresti?
Non penso mai in questi termini, ma direi che emozionalmente l’album ha in sé elementi di Projector. Ci sono anche degli elementi di Fiction e Character, per quanto riguarda il mix di melodie e suoni più pesanti. Dal punto di vista della produzione probabilmente è più vicino a Construct, dove c’è più spazio per l’elettronica, mentre direi che Atoma si allontana da Skydancer.

A novembre e dicembre i Dark Tranquillity saranno in tour negli Stati Uniti con una serie di date già annunciate mentre il tour europeo sarà a marzo e maggio e, Mikael Stanne ce lo ha confermato, torneranno certamente nel nostro Paese.

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