Fabri Fibra: la controcultura è morta, viva Controcultura

A solo poche settimane dall’uscita di “Quorum”, disco che ha messo in free download sul suo sito ufficiale, Fabri Fibra se ne esce con il suo nuovo album “ufficiale”, “Controcultura”, e nel presentarlo (e presentarsi) non usa mezzi termini.


Io in questo momento credo di essere l’artista più in contrasto con la cultura dominante. In Top 10 ci sono otto dischi con copertine e canzone tutte uguali, io almeno ci vado con un disco con diciotto tracce differenti”. Il titolo? Una provocazione, perché “intitolare un disco così è un controsenso, visto che la controcultura è morta”. Insomma, riecco Fabri Fibra, insondabile miscuglio di contraddizioni, talento e colpi di teatro.

I colpi di teatro, per l’appunto (potremmo chiamarli “provocazioni”, ma il soggetto non gradisce): dopo la bagarre dei mesi scorsi per le parole riservate a Marco Mengoni in “Quorum”, non mancano neppure in “Controcultura”, dove di volta in volta vengono tirati in ballo – un po’ a random, come ammette lo stesso Fibra – Laura Chiatti, Francesco Facchinetti, Fabio Fazio e tanti altri. Ma l’mc invita a concentrarsi sul succo delle sue rime: “Non c’è mai nulla di personale, spero che questo si sia capito. Alle volte cito un personaggio solo perché il suo nome fa rima. Nella musica italiana non si fanno nomi, tuttalpiù allusioni. Io invece faccio tutto il contrario”.

Veniamo al disco – disponibile anche in un’edizione Deluxe con il dvd della sua esibizione a MTV Storytellers – confezionato con l’aiuto di uno stuolo di produttori italiani e non (Crookers, Michele Canova, Dot Da Genius, tanto per citarne alcuni), arricchito dai featuring di Dargen D’Amico, Marracash, Entics e Simona Barbieri e finora rappresentato in rotazione dal singolo “Vip in trip”. Impeccabile nelle metriche, spesso imprevedibile e divertente nelle rime, “Controcultura” fila via liscio dall’apertura con “6791” fino alla conclusiva “La fretta”. Se c’è un’unica nota da fare all’istrionico rapper, anche in questo nuovo capitolo della sua discografia abile nel creare ritornelli accattivanti, è il tentativo eccessivo di legarsi a un’attualità televisiva che funge da riferimento culturale (al contrario), ma appare alle volte come ricerca del clamore a ogni costo. Dal canto suo, Fibra sembra ben consapevole del suo potenziale: “Nell’hip hop italiano sono il più grande protagonista, sia dal punto di vista delle vendite che dei contenuti”. E chi siamo noi per smentirlo?

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