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Intervista a Luchè in occasione dell’uscita dell’album “L2”

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Roccia Music di Marracash inizia a sfornare uscite, tra le quali spicca “L2”, il secondo lavoro solita di Luchè, mc napoletano un tempo parte del duo dei Co’ Sang. Il disco, anticipato dal singolo “Sporco napoletano”, sarà in free download per due settimane a partire dal 20 giugno sul sito dell’etichetta. Mentre voi ne approfittate per scaricarvi il disco a sbafo, noi ne abbiamo approfittato per intervistare Luchè.

Il titolo del disco, “L2”, tradisce un richiamo diretto al tuo esordio da solista…
Assolutamente, è come se fossero due diversi capitoli. La differenza è che “L1” l’ho concepito in tre mesi, è stato più veloce e ho avuto meno tempo di pensare agli argomenti. Invece questo è più ragionato e secondo me si nota. Senza toccare quel che abbiamo fatto con i Co’ Sang, penso che sia il mio lavoro migliore da quando incido da solista.

Cosa unisce i due dischi?
Sono due diverse fasi di vita che ho affrontato. Con “L1” mi sono piovute addosso tante critiche e tanto odio, i ragazzi lo rifiutavano perché mi attribuivano lo scioglimento dei Co’ Sang, anche se invece non è stato così. Quel disco era un po’ più sofferto, mentre “L2” è la mia rivincita. Pur essendo comunque un disco intimo, lascia trasparire una maggiore sicurezza e convinzione.

I fan di oggi sono gli stessi dei primi tempi?
C’è un misto delle due cose. Il mondo dell’hip hop sta crescendo moltissimo negli ultimi anni, quindi c’è un ricambio generazionale e oggi mi ascoltano ragazzi che magari i Co’ Sang non li hanno mai nemmeno sentiti e mi conoscono solo come Luchè. Poi ci sono tanti miei vecchi fan che ho riconquistato con “L2”.

Con Roccia Music come ti sei trovato a lavorare?
Con Roccia Music è nato tutto da un’amicizia con Fabio (ndA: Marracash) che dura ormai da anni. Per cui mi hanno lasciato liberissimo di lavorare e fare quello che volevo. Poi con Roccia abbiamo unito le forze per promuovere il disco con i featuring, con i social e i tour… è un collettivo come ce n’è pochi in Italia.

Il disco sarà in free download per due settimane…
Ho scelto di farlo perché ho una lunga storia alle spalle, ma in termini di numeri non sono ancora una star. Avendo una fanbase forte e fedele ho voluto stampare il disco fisico, così che potessero avere la loro copia. Poi però ci sono tantissimi ragazzi che i dischi non li comprano e che volevo cercare comunque di conquistare.

Come singolo hai scelto un brano dal titolo provocatorio, “Sporco napoletano”: è un modo per cercare di attirare l’attenzione dei media o per denunciarne gli stereotipi?
Un po’ è un tentativo di svegliare le coscienze e di trasformare questo appellativo in un motivo di orgoglio. Ma è anche una provocazione riguardo allo sfruttamento mediatico che la nostra città subisce. E poi c’è anche una critica verso il napoletano che purtroppo “marcia contro se stesso”, comportandosi in maniera incivile e campando di illegalità. Questo, a lungo andare, va solo contro di noi. Non è che essere più civili significhi essere meno napoletani. Anzi…

A questo proposito: alcune canzoni dei Co’ sang sono state incluse in “Gomorra – La serie”, che alcuni hanno criticato in quanto offre una versione poco lusinghiera di Napoli. Sei d’accordo con queste critiche?
Per me è un onore che abbiano scelto le nostre canzoni per la colonna sonora di una serie tv che sta andando così forte, è fatta bene ed è realistica. Per quanto riguarda le critiche, da un lato la realtà va raccontata. Dall’altro però bisogna sempre evitare di strumentalizzarla.

Da quando sei andato a vivere a Londra è cambiata la tua visione di Napoli?
Da quando vivo all’estero la apprezzo di più, perché ogni volta che torno me la godo alla grande. Viverci ogni giorno, invece, alla lunga può essere frustrante.


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