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Jimmy Gnecco: The Heart è stata un’esigenza

Dopo essere stato per anni, e per 3 album, il frontman dell’alternative rock band Ours ed aver lavorato con produttori leggendari come Rick Rubin, Steve Lillywhite ed Ethan Johns, Jimmy Gnecco si è autoprodotto il suo esordio solista, l’album, chiaramente, più personale e toccante della sua carriera.

Intitolato “The Heart”, è un lavoro di svolta che vede l’artista abbassare la guardia ed alzare l’asticella delle ambizioni artistiche. Il mood prevalente è quello di una delicata malinconia, senza cadere nel autocommiserazione, anzi con dignità e integrità da vendere. I brani sono eleganti, elegiaci e si sedimentano sotto pelle per crescere di ascolto in ascolto.
 Chitarra, basso, tastiere e batteria, su “The Heart” Jimmy Gnecco si dimostra più che capace con questi ed altri strumenti, ma è la suo cantato, abile ma con un anima, che si guadagna tutte le attenzioni. Il suo falsetto perfettamente controllato sul brano d’apertura “Rest Your Soul” instaura una sensazione d’intimità che perdura per l’intera durata dell’album. The Heart è un lavoro intenso, ed anche se malinconico, estremamente positivo.
L’album esce per Bright Antenna, l’etichetta di Braden Merrick, colui che ha scoperto The Killers.

Jimmy Gnecco non è quel che si dice un cantante prevedibile. A pochi giorni dall’uscita in Italia di “The Heart”, suo nuovo disco solista, la voce degli Ours ha scambiato qualche battuta con noi.
Era stanco Jimmy, aveva bisogno di isolarsi e lavorare da solo per ritrovarsi: “Per me gli Ours sono un impegno enorme, che mi soddisfa ovviamente ma che a volte mi prosciuga letteralmente. In occasione dell’ultimo disco lo sforzo che è stato necessario mi ha veramente sfinito. Sentivo proprio la necessità di sedermi da solo, per respirare e lasciare che il mio io si ritrovasse. Anche musicalmente, dato che sono riuscito a ottenere ciò che volevo, a sperimentare e a non pormi nessuna barriera creativa. Alcuni pezzi che ho scelto di includere nel mio disco hanno già qualche anno sulle spalle, sono quei brani che quando scrivi capisci non potranno mai far parte di una release della band in cui militi, e allora li tieni da parte…ero arrivato oramai a un discreto numero di pezzi ed ecco che è nato “The Heart””.
La libertà anche di suonare tutti gli strumenti presenti in “The Heart”: “E’ stata sicuramente una sfida inizialmente, ma volevo assolutamente farlo, anche se mi è costato non poca fatica. Ho imparato a suonare la batteria, era uno strumento con cui raramente avevo avuto a che fare prima e devo ammettere che è stato molto utile anche in ottica futura!”.
Di tutto, però, è l’introspezione, la profonda intimità che pervade tutto il lavoro ad essere la chiave di volta del disco. Una sensibilità che è sempre stata parte della sua vita legata alla musica, come quella volta che rispettò un giorno di lutto per la morte di Jeff Buckley: “Si, fu un momento molto particolare, mi segnò artisticamente e non riuscii a comportarmi altrimenti“.

Alex Presso

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