Intervista a Massimiliano Cremona: L’inverno è passato

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Il cantautore verbanese Massimiliano Cremona è prossimo al rilascio del suo secondo disco di inediti. Abbiamo fatto due chiacchiere per capire come è nato il seguito di “Canzoni dalla nebbia”.

Partiamo dal titolo. Dopo “Canzoni dalla nebbia”, “L’inverno è passato”. Anche in questo caso, come nel precedente, nel titolo del disco c’è un riferimento autobiografico? Ora che sei uscito dalla nebbia è passato anche l’inverno?
Corrado, innanzitutto ti ringrazio per l’opportunità di parlare di questo disco. Per alcuni mesi avevo pensato di intitolarlo “Disincanto”, alludendo a un mio stato d’animo frutto di alcuni episodi dolorosi degli ultimi due anni (un licenziamento, la scomparsa di alcune persone care). Alla caduta delle illusioni, insomma. Ma il mio stato d’animo è ora molto più vicino al titolo di un’altra canzone contenuta nel disco: “L’inverno è passato” per l’appunto. Ora ho più consapevolezza, più forza. Ho trovato un nuovo equilibrio, e c’è più calore e vitalità nella mia vita.

I dieci brani di questo disco sono stati composti successivamente al primo lavoro, oppure avevi ancora qualche idea nel cassetto non ancora utilizzata?
Quasi tutti i brani sono stati composti successivamente alle canzoni che sono state poi incise nel primo album. Tranne “Con incanto ed ossessione”, più datata, le altre nove canzoni sono state scritte tra il 2014 e il 2015.

Sono rimasti dei brani o delle idee che non hai utilizzato e che magari riprenderai in mano in futuro?
Essendo molto critico con me stesso, quello che pubblico è solo una parte di quello che scrivo. Di canzoni nel cassetto ne ho molte. Però, allo stato attuale, ne ho individuate due o tre pronte, che ritengo valide per il prossimo disco.Si tratta anche di capire quale sarà il mood generale del prossimo lavoro. Lo capirò nei prossimi mesi, quando riprenderò a scrivere con più profondità.

Come procedi normalmente nella fase di stesura dei pezzi? Quanto e quale è stato l’apporto in fase di arrangiamento da parte di Marco “Kiri” Chierichetti?
Le mie canzoni nascono sempre con la chitarra acustica. Prima la musica e dopo le parole. Al massimo insieme. Mai il contrario. Quindi, in questo caso, quello che ho passato a Kiri perché lavorasse sugli arrangiamenti erano provini quasi solo di voce, chitarra acustica, cori, con poche sovraincisioni di altre chitarre. Hai potuto sentire in anteprima la varietà di sonorità in questo album: questo ti fa capire quanto è stato importante il ruolo di Kiri. Fondamentale.
In alcuni casi – penso soprattutto a “Disincanto” – il brano, nelle sue mani, ha proprio cambiato volto. E poi ci sono i musicisti che hanno suonato per il disco: di nuovo Kiri principalmente al flauto traverso e alle armoniche, Enrico Sempavor Gerosa ai cori, Alberto Fabbris al banjo, Andrea Polidoro al basso e Sergio Polidoro alla batteria. Sarà la formazione con cui presenterò il lavoro al pubblico.

Un ruolo importante so che lo ha avuto anche Giuliano Dottori degli studi di Milano presso cui avete registrato parte del disco.
Sì, le voci, le chitarre acustiche e gli strumenti a fiato li abbiamo registrati presso lo Jacuzi Studio di Giuliano Dottori, noto cantautore e chitarrista milanese. Ti posso dire che è stata un’esperienza formidabile. Abbiamo trovato un gran professionista, molto disponibile nei nostri confronti. Ci ha fornito delle belle idee su alcuni arrangiamenti – l’armonizzazione dei flauti su “Sospetti”, ad esempio – e inoltre ha voluto partecipare attivamente in quattro brani, cantando e suonando sia la chitarra che il basso. In particolare, mi ha commosso la sua grande partecipazione sul brano “Veloce”, in cui ha cantato e suonato chitarre, basso e strumenti percussivi. È un brano che lo ha ispirato molto e sul quale, prima della pubblicazione, voleva avere l’ultima parola. È uno dei momenti più riusciti del disco.

Fra le 10 tracce del disco ci sono alcuni brani meno cantautorali e più particolari rispetto allo stile del primo disco. Soprattutto “La spiegazione”, “L’inverno è passato” e “Disincanto”. Ci vuoi raccontare qualcosa in merito a queste canzoni?
Insolitamente per il mio stile, “La spiegazione” è un brano musicalmente un po’ allegro. E ha un bel ritornello che ti si pianta in testa, credo. Con Kiri e gli altri musicisti della band abbiamo provato a vestirla in diverse maniere, e alla fine ci siamo orientati su questo arrangiamento un po’ swing che mi piace molto. Mancava ancora qualcosa, però. Così ho pensato di chiedere ad Alberto Fabbris di aggiungere un accompagnamento di banjo. Lui si è presentato alla registrazione portando questa parte bellissima, che ha fatto fare un gran salto di qualità a tutto il brano. “L’inverno è passato” è un brano a cui tengo tantissimo: è dedicato a Sissi, amica e insegnante di canto che è mancata quasi due anni fa. Una donna che, a livello umano, mi ha dato moltissimo. Se sono qui a pubblicare e presentare le mie canzoni, lo devo anche a lei. Le sue lezioni erano musicoterapia, mi ha smosso emozioni, mi ha portato fiducia. E molto altro. Per questo è, credo, il brano migliore che abbia mai scritto.
È in tre-quarti. Non ricordo di avere scritto altri brani con questo tempo. Mi sono chiesto il perché di questa “anomalia” e ho facilmente trovato la risposta. Per una motivazione semplice e profonda al tempo stesso. Quando mi sono messo a scriverlo, il mio inconscio è andato a pescare qualcosa dalle prime lezioni con Sissi, quando mi faceva ballare, per l’appunto, un tre-quarti di Gino Paoli per sciogliermi un po’, fisicamente e nelle emozioni. Ballavamo insieme. Ed è così che, almeno per i primi due minuti e mezzo, andrebbe ascoltato “L’inverno è passato”: ballando, possibilmente in due, come si faceva una volta.
L’arrangiamento di “Disincanto” è tutto merito di Kiri; anche qui abbiamo lavorato molto prima di arrivare a questa forma, e alla fine ci siamo fatti prendere la mano su questo sound anni ’70 che è bellissimo, con flauti, chitarre funky e fuzz, cori battistiani, sezione ritmica pulsante.

Da dove prendi l’ispirazione per la musica e le parole? C’è un momento della giornata in cui preferisci comporre?
Per me la musica è una terapia, è uno strumento che mi permette di esprimere delle parti di me che altrimenti non saprei come tirare fuori. La musica, parole comprese, attinge a una parte profonda dell’essere umano, va oltre la razionalità, va molto al di sotto del dominio della razionalità. Pensaci, puoi ascoltare una musica che ti porta al pianto, e lo fa senza che ci sia qualcosa di visibile a muoversi. Ti colpisce senza che tu possa difenderti. Qualcosa, nella profondità del tuo animo, vibra alle stesse frequenze di quel brano… e la magia avviene.
Io tratto le mie canzoni allo stesso modo in cui tratto i miei sogni: ascolto ciò che si muove dentro di me e cerco di prenderne nota, di restituirlo all’esterno. Più la restituzione è fedele e priva di condizionamenti (censure, vergogne, ecc.), maggiore il brano sarà potente, autentico.
Scrivo solo quando sento di avere qualcosa da dire, quando mi accorgo di avere un rospo da tirare fuori. Spesso si tratta di dolori, di cose che mi turbano o emozioni a cui non so dare voce. Per cui non c’è un momento preferito della giornata. E non mi sono mai messo a scrivere un brano a tavolino, scegliendo in maniera preordinata un argomento. Non è proprio il mio modo di lavorare.

La copertina del disco riprende una sorta di  filo conduttore che lega tutte le canzoni. Di cosa si tratta?
Sì, dopo la fotografia di Roberto Toja per la copertina del primo disco, questa volta volevo un’illustrazione per l’infanzia. Quando ho visitato la mostra di Elettra Riolo di Laveno, ho capito che era quello che stavo cercando. Le ho fornito i testi delle canzoni e lei ha composto alcuni simboli ed elementi presenti nelle mie parole disponendoli sui rami e sulle foglie di un albero. E quel cuore rosso, da lei aggiunto di sua spontanea volontà, esprime ora tutto il suo significato. Forse esprime davvero tutto il senso di questo disco. O il suo effetto.

Per quando è previsto il rilascio del disco? Hai già in programma degli eventi per presentarlo pubblicamente?
Salvo intoppi o variazioni di programma dell’ultimo momento, il disco sarà pubblicato il 16 dicembre, e sarà disponibile sia in formato fisico che nei vari store digitali. Riguardo alle presentazioni, sto contattando diverse persone. Punto su location diverse: club di musica live, ma anche librerie e gallerie d’arte. Avremo anche una presentazione “agreste” in un bellissimo teatro di paglia (fatto con balle di fieno) vicino a Verona. A seconda dei luoghi, ci presenteremo in elettrico o in acustico, se necessario anche senza amplificazione.
Informazioni si possono trovare sia sul mio sito web, realizzato dall’amica Elisa Vescovo, che sulla mia pagina Facebook e sulla pagina dell’etichetta discografica New Model Label.

Le prossime date di presentazione del disco (durante le quali Cremona presenterà, oltre alle sue nuove canzoni, anche il libro “Camminare guarisce” scritto in collaborazione con Fabrizio Peppini) saranno:

25 novembre 2016 – ore 21 Club Alpino Italiano – Valenza (Alessandria)
26 novembre 2016 – ore 18.00 (libro) e ore 22.00 (disco) Circolo ARCI Il Viandante – Carrara
27 novembre 2016 – orario da definire – Circolo ARCI Borgata Marinara – Lerici (La Spezia)
28 novembre 2016 – ore 21.00 Associazione Un Airone per Tribiano – Tribiano (Milano)
02 dicembre 2016 – ore 15.00 Sala Seminari Cassa Forense –  Roma
03 dicembre 2016 – ore 18.00 Fuoriluogo c/o Centro Commerciale Città delle Stelle –  Ascoli Piceno
11 dicembre 2016 – ore 18.30 Osteria La Coopera 1945 – Arbizzano Valpolicella (Verona)
16 dicembre 2016 – concerto di presentazione ufficiale con band – Kantiere – Verbania

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