Diodato – Che vita meravigliosa

Dopo la sua ultima partecipazione al Festival di Sanremo che l’ha visto vincitore di questa “bizzarra” edizione, al termine della quale ha vinto inoltre il Premio della Critica “Mia Martini”, il Premio della Sala Stampa Radio, TV e Web “Lucio Dalla” e il Premio Lunezia per il valore musical-letterario di “Fai Rumore”, con quest’ultimo brano e con l’album “Che vita meravigliosa” Antonio Diodato torna sulla scena musicale.

Forse non è un caso se il disco è uscito nel giorno di San Valentino, quasi fosse un gesto d’amore per tutti coloro che lo seguono. “Che vita meravigliosa” è un lavoro perfettamente studiato in ogni suo dettaglio. La mia attenzione viene subito rapita dalla copertina, opera realizzata da Paolo De Francesco, un’istantanea dei giorni nostri: in primo piano un uomo solo come se fosse li per raccontarci cosa vede, davanti una piscina che sta per essere silurata, a voler dimostrare che gli eventi che accadono vanno a minare la nostra quiete schiantandosi d’impatto sulle nostre vite.

Ancora un richiamo alle tracce dell’album con un palazzo a forma d’alveare e sullo sfondo una fabbrica, un palese richiamo allo stabilimento dell’Ilva di Taranto, città a cui il cantautore si sente molto legato essendo di origine tarantine. Diodato è anche il promotore e direttore artistico, insieme a Roy Paci, del Primo Maggio a Taranto, da sempre civilmente impegnato per quella che considera la sua casa.

Ma parliamo di musica. “Che vita meravigliosa” è un disco magistralmente realizzato e prodotto grazie anche alla collaborazione e partecipazione di figure come Tommaso Colliva (Calibro 35 e Grammy Award con i Muse), Fabio Rondanini (anche lui Calibro 35, e Afterhours), Rodrigo D’Erasmo (Afterhours, direttore d’orchestra a Sanremo e arrangiatore degli archi), Daniel Plentz (Selton e nella superband di Nic Cester), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Roberto Dragonetti al basso e Raffaele Scogna alle tastiere.

Cominciamo  con la traccia che dà il titolo all’album: “Che vita meravigliosa” (la canzone fa anche parte della colonna sonora del film di Ozpetek La Dea Fortuna) è uno straordinario canto alla vita, elegante e pop nonostante sia un pezzo fortemente orchestrale. Il testo intenso e leggero proprio come la vita. “Fino a farci scomparire” è il racconto dell’accettazione consapevole della fine di un rapporto. Una sofferenza che si stende su un tappeto d’archi ad avvolgere questo senso di malinconia.

“La lascio a voi questa domenica”, è tratta da una drammatica storia realmente accaduta mentre il cantautore si trovava in viaggio in una domenica in treno, di ritorno da Milano. Il protagonista è un uomo che sceglie di suicidarsi gettandosi sui binari di un treno. Ma quello che succede sembra non toccare la gente intorno, passeggeri stanchi e annoiati che faticano a realizzare l’accaduto. “Fai rumore” è ormai alle orecchie di tutti, una canzone struggente che urla la voglia di abbattere i muri dell’incomunicabilità, di quanto un’assenza possa fare tanto rumore e della quale non si può fare a meno. Del come il “tutto” torni puntualmente “a lei”; la parte viscerale di noi stessi prende voce attraverso il dolore per la mancanza della persona amata. D’altronde i silenzi sono le voci più forti che il vuoto della nostra mente produce per compensare l’assenza. La raffinatezza delle sonorità unita alla voce di Diodato producono una canzone di altissimo livello. C’è il pianoforte, c’è la passione, c’è lo struggimento e c’è la voce pazzesca dell’artista.

Con “Alveari” si torna ai synth d’ispirazione anni ’80 e all’elettronica. Un testo che parla delle nostre fragilità, che spesso ci portano a cadere ma anche della capacità di rialzarci ripartendo dall’essenziale. “È tutto così facile, un equilibrio facile da perdere / Ma cadere non è inutile/ Cadere è ritrovarsi, ricordarsi di nuovo / Dell’essenziale invisibile”. “Ciao, ci vediamo” e “Non ti amo più” ci riportano ad un sound anni ’60. Atmosfere pop-rock fanno da cornice alla narrazione di relazioni troppo instabili affinché possano durare o che si consumano fino a trasformare l’amore in frustrazione.

Il pianoforte che domina in “Solo” ci trasporta in un mondo fatto di solitudine e malinconia in cui la semplicità dei suoni diventano un espediente per mettere ancor più in risalto la voce di Antonio che riesce ad esprimerne tutto il sentimento. “Il commerciante” è la dedica che fa l’autore verso chi ancora riesce ad innamorarsi della semplicità e a viverla, e di come sia bello circondarsi di cose, che in un mondo ormai fin troppo digitalizzato, sembrano ormai banali. “E allora faccio così” si parla di rinascita e della voglia di lasciarsi alle spalle il passato. La chitarra torna in tutta la sua potenza accordandosi su suoni rock-pop.

Il disco si conclude con quello che a mio avviso è l’ennesimo capolavoro prodotto da Diodato, una canzone d’amore intrisa di nostalgia e sentimento. Quell’amore che ognuno di noi ha provato almeno una volta nella vita. In “Quello che mi manca di te” la sofferenza del ricordo è tangibile, ci si perde tra i memorie di un amore finito e mai dimenticato e si conclude con la speranza che <<quello che manca davvero di te non te lo so spiegare ma spero sia la stessa cosa che manca anche a te… di me>> . E per finire, un trionfo orchestrale di archi e fiati.

Uno degli album più belli prodotti dalla recente discografia italiana, dove leggerezza e profondità, nei testi quanto negli arrangiamenti, rendono questo “Che vita meravigliosa” un vero ed autentico capolavoro. Diodato, un po’ come succede per le trasposizioni cinematografiche, riesce a romanzare la propria narrazione senza perdere alcun contatto con la realtà e con la nostra vita di tutti i giorni, il tutto con una voce che incarna in sé sia la delicatezza che il rumore, come una carezza sul cuore e un pugno nello stomaco.