Intervista a Nyco Ferrari: otto domande per raccontarci la sua Domenica

Tutti abbiamo una sensazione particolare legata all’ultimo giorno della settimana: all’apparenza un momento di riposo, questo giorno porta con sé, in realtà, uno strascico di malinconia che nasce forse alla scuola elementare. La colpa starà della sua collocazione all’interno della settimana: per definizione l’ultimo giorno di vacanza, il giorno che precede l’inizio della scuola. In musica è stata cantata, tra gli altri, da Lucio Dalla e dai Subsonica, e negli anni approda, dopo la lezione di Marmellata #25 di Cesare Cremonini, alla più recente Domenicamara dei Canova. La fonte ispiratrice di questo giorno della settimana, in realtà, non si è ancora esaurita, e l’ultimo singolo di Nyco Ferrari, Domenica, ne è la dimostrazione bella e buona.

L’artista torna nelle nostre playlist dopo la movimentata Tapim Tapum – brano in cui il protagonista faceva a cazzotti con l’amore 2.0 – sfornando un brano estivo, forte e originale.

Domenica è la prova che sì, è possibile far uscire una canzone in estate che funziona, e che non ha niente a che vedere con il reggaeton, nonostante sia la fine di luglio. Il singolo è frutto della collaborazione del cantautore con i producer Nolan e Shune, i quali si sono occupati di rivestire il brano, che possedeva già una storia di live alle spalle. Il singolo si presenta come una sorta di carta d’identità dell’autore, e al suo interno vi ritroviamo, infatti, lo stesso Nyco Ferrari di Tapim Tapum: una grande forza energetica e tanta, tanta voglia di suonare. Lontano dalla vena malinconica che da sempre ha caratterizzato questo giorno della settimana, in musica e non, il cantautore riesce a cantarne una versione nuova e positiva, parlando più delle sensazioni legate ad esso che del giorno stesso.

 Abbiamo fatto 8 domande a Nyco Ferrari sulla sua Domenica, permettendogli di raccontarci qualcosa di più su questo brano appena uscito. Leggi cosa ci ha raccontato!

Il tuo ultimo singolo si intitola Domenica, pur non parlando mai apertamente di essa nel testo. Come mai la scelta di questo titolo?
In effetti mi sono accorto ben dopo che non dico mai una volta “domenica” nel testo… lo aggiungerò in un remake!
Scherzi a parte è un po’ una sfida. Insomma se avessi una figlia non la chiamerei certo “Bionda” solo perché è bionda, o “Lentiggini” perché ha le lentiggini no? Il nome deve indicare una sensazione, anzi, un augurio. Così quando ho scelto il nome per Domenica volevo che ricordasse un tempo da dedicare a sé stessi, nell’immaginario collettivo (almeno italiano!) un giorno di sole, tra i suoni delle campane, una mattina lunga e frizzante, possibilmente un viaggio verso una spiaggia… si vede che c’è nell’aria c’è voglia di mare eh?

Domenica ha già, in realtà, una storia di live alle spalle. Come è cambiato il brano dai primi concerti alla versione di oggi?
Il suo corpo non è cambiato. Non è ingrassata, non è dimagrita… è il rapporto che ho con lei ad essere maturato. All’inizio davo molta più importanza al suo significato di smarrimento davanti alle infinite possibilità della vita. Immagina: sei giovane, non sai ancora cosa farai “da grande” ma tutti ti incalzano a diventarlo al più presto. Ma dove vuoi che vada che non so neanche da che parte son girato nel mondo?!
Nell’ultimo tempo invece una serie di esperienze mi hanno portato a capire molte cose di me, e a crescere, mettiamola così. Questo mi ha dato la forza di far diventare Domenica un incoraggiamento, un rito che spero possa diventare un inno collettivo a prenderci questa vita in mano e a farci tutto quello che possiamo, partire, tornare, distruggere chi siamo ricrearci sempre nuovi… “mettendo sotto sopra tutto quello che non va”.

Il brano è il frutto di una collaborazione a tre. Hai voglia di raccontarci come è stato lavorare con i producer Nolan e Shune?
Ecco, Domenica era come una bimba che saltellava innocente tutta nuda per una spiaggia dell’Adriatico: nuda e cruda sulle corde della mia chitarra.
Produrla in studio significava metterle addosso un vestito che valorizzasse quel corpo di donna che stava crescendo. Lo ammetto, è stato molto difficile! Io e Shune le abbiamo fatto fare un bel po’ di giri in camerino… traduco, ne abbiamo prodotte diverse versioni tutte diverse, prima di trovare la quadra che ci convincesse. Io, da “papà” continuavo a vederla come una bambina, invece Shune mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che questa bimba poteva parlare, e dire cose precise a molta gente, se l’avessi liberata da una serie infinita di complessità. Io la volevo una lady britannica, Shune mi ha aiutato a trasformarla in una vera donna mediterranea!
E a quanto pare il fascino mediterraneo è piaciuto a Chirs Nolan, che dal primo ascolto ne ha subito colto le potenzialità e ci ha proposto di assumersi la direzione artistica per darle quel tocco di classe che adesso non te la fa più togliere dalle orecchie!

“Ogni immagine solleva le domande / Che né musica né libri, né la gente, né l’amore / Ripuliscono dal cuore”. Questa frase mi fa pensare a quella che per me è la definizione di artista: una persona che si interroga sulle cose, cerca risposte, si chiede il perché di quello che lo circonda. Chi è per te un artista?
“L’artista” è troppo lontano. Ti risponderò dicendoti piuttosto quello che spero di poter essere io: Io voglio essere un tramite. Questo lo sento soprattutto in concerto, quando al terzo brano mi sciolgo, entro in confidenza con il pubblico, e sento come un’energia esterna che mi pervade, mi dice cosa dire (spesso mi fa sparar cazzate, ma ci rido sopra assieme al pubblico), mi fa prendere note impreviste e aprire su altri mondi. Attacco a suonare un brano e ad un certo punto mi trovo a surfare su e giù per l’ultimo ritornello, in estasi, e sento che il pubblico è con me. Alla fine della canzone lo senti nell’aria che si è liberato qualcosa, che siamo passati tutti assieme attraverso un’altra dimensione e siamo tornati a quella nostra arricchiti di un pezzettino in più di noi stessi.

Il brano inizia con un riferimento a Baricco. L’arte è senza vincoli, penso che ogni forma possa influenzare l’altra. Ci sono scrittori o romanzi che pensi ti abbiano influenzato più di altri?
Hai voglia! non c’è una mia canzone che non abbia un riferimento ad un quadro, o ad un film, ad un libro, ad una poesia…
Tante formule, sembrerà scontato, vengono da Dante. Ma poi c’è stato Baudelaire che nella mia vita è stato fondamentale, Wordsworth (e cosa volevi da uno il cui nome significa “il valore delle parole?”) e i viaggi di Martin Eden.
Il punto è sempre cercare di pescare da questi grandi padri e madri artistici, ma rielaborarne il contenuto per condividerlo con i coetanei della tua epoca. è come fare la verticale, un equilibrio molto sottile.

La domenica è il giorno forse più cantato dai musicisti. Qual è per te, oltre al tuo brano ovviamente, la canzone che per eccellenza rappresenta la domenica?
Eh mi spiace, non sarà una risposta molto originale: Domenica bestiale di Concato. C’ho la lacrimuccia ora che la sto riascoltando.
Poi dai, dopo però switcho su Bam Bam di Sister Nancy.

Insieme al brano è uscito anche il videoclip. Ti vediamo viaggiare in macchina, attraversando posti bellissimi. Come è stato girare il questo video?
Ecco, Concato: “domenica ti porterò sul lago… possiamo anche pescare, e fingere di essere sul mare…”
Per il videoclip è andata proprio così! Pensa che a me il lago neanche piaceva, mi sembrava la finzione di un mare a metà. E invece il team della School Project Films che ha curato la produzione e la regia, mi ha fatto cambiare idea.
Praticamente mi hanno regalato una cartolina di una giornata meravigliosa passata a cantare e a ballare sotto al sole tra i colori di un posto segreto.
Non ci crederai ma sono anche quasi annegato! La scena madre prevedeva che io suonassi la chitarra, vestito, su quest’altalena appesa sotto un ponte di pietra davanti ad una cascata… poesia massima partorita dall’immaginazione di Enrico Luoni (@captainpolaroid su insta) da cui è nata l’idea del video. Ma in realtà poi sono finito in acqua vestito, e ragazzi, un consiglio, toglietevi SUBITO scarpe e felpa o camicia se finite in un lago freddo, e nuotate a rana, perché sennò si va giù!
Poi l’adrenalina di essermela cavata mi ha fatto tornare sull’altalena a cantare, stavolta nudo!! ridendo come un matto, con tutta la “voglia di vivere” del ritornello moltiplicata per cento.
Alla fine dello shooting ero in ipotermia.

Siamo arrivati all’ultima domanda: nel video sembri perfettamente a tuo agio, così come il brano si presenta come una sorta di carta di identità. Ponendo ora davanti a te il risultato di questo lavoro, ti senti soddisfatto del risultato? Sei riuscito a rappresentarti come desideravi?
Totalmente.
Entrato in confidenza con il team della produzione, ho iniziato a giocare con l’obbiettivo, immaginando che dall’altra parte ci fosse un amico a cui stessi semplicemente raccontando quello che penso, né più né meno.
L’unico hashtag che avrei voluto diverso era la macchina. Avevo proposto di trovare un’auto elettrica, per cercare di dare un messaggio che rispecchiasse la mia idea di rapporto alla Natura, ma a causa dei tempi stretti non si è potuto fare. Così ho dovuto scegliere a quale messaggio dare priorità, ed è indiscutibile che per far risuonare in più persone l’idea di libertà, assenza di problemi e ottimismo verso al futuro, la cabrio vintage che sfreccia sotto al sole sia un cliché universale molto efficace. Poi oh, dimmi tu, ha funzionato? Almeno ci ho appeso allo specchietto una statuetta indiana di Shiva che balla!

 

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