Yaraki prende la mira e spara, intervista alla giovane promessa italo-brasiliana

Yara Smedile, in arte Yaraki, è una giovane promessa della musica hip-hop e R&B italiana. Classe ’99, di origini italo-brasiliane, è cresciuta fin da piccola in un quartiere della periferia a nord di Milano. Il primo incontro con la scrittura avviene durante l’adolescenza, quando Yara viene costretta da un brutto infortunio sul campo da rugby a rimanere a casa per diversi mesi. Ed è proprio durante questo periodo che si avvicina alla musica, anche grazie alla presenza del fratello, che già scriveva e cantava canzoni da qualche anno. In particolare, tra i nuovi ascolti, il freestyle prende sempre più spazio nelle sue giornate. In un periodo difficile e travagliato, a causa della separazione dei genitori e di innumerevoli traslochi, la necessità di esprimersi e di raccontare le sue storie di vita nei testi diventa un bisogno urgente.

Il suo singolo d’esordio, Spara, è diretto e accessibile. Il timbro di Yaraki s’intona perfettamente con un beat trap, impreziosito da sample di chitarra e sfumature R&B, prodotto da Edoquarto, al secolo Edoardo Bosi. Il brano è uscito lo scorso 13 novembre, racconta perfettamente il mondo che ci circonda visto dagli occhi di Yara, grazie ad un linguaggio che unisce lo slang della periferia ad importanti citazioni del mondo letterario classico.

In occasione dell’uscita del brano, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Yaraki, che ci ha raccontato come nasce una sua canzone, quali sono i dischi che l’hanno formata musicalmente e tanto altro in attesa dell’uscita di nuovi brani.

Spara, il tuo singolo d’esordio, è finalmente uscito. Il pezzo spacca e ci piace. Come stai vivendo questi giorni? Le tue aspettative sono state ripagate?

Ovviamente sì! In compagnia del team di Terzo Occhio, che mi sta seguendo a 360°, riusciamo a fondere insieme lavoro e svago. In più, ogni volta che mando un nuovo brano appena scritto, li vedo sempre più entusiasti. Credo sia di vitale importanza il fatto di avere un tipo di sostegno del genere, soprattutto all’inizio della propria carriera musicale. Spara è il mio primo passo e per questo non abbiamo alcuna aspettativa, nonostante ciò c’è tanta voglia di crescere e di continuare a far ascoltare la mia musica.

“Voglio una chance / Perdo lascio la città / Perdo la scia che lascia / Questo odore di strada / Sembra quasi di casa”. Raccontaci queste parole che aprono il brano. Sei cresciuta nella periferia a nord di Milano, quanto questo ambiente ti ha influenzato nella scrittura?

Sono molto legata al mio quartiere e alla realtà urbana che mi circonda, quando ero piccola mi sono appassionata al rap proprio perché i testi delle canzoni raccontavano una serie di episodi in cui mi riconoscevo personalmente. Riguardandomi indietro, però, sono sicura che anche i cantautori italiani con cui sono cresciuta mi abbiano insegnato a rendere poetica una realtà povera economicamente, ma al contempo ricca di storie e vita vera, come quella delle periferie. Infatti, non a caso il mio linguaggio è formato anche da molti termini e modi di dire appartenenti allo slang del posto; talvolta in portoghese, date le mie origini brasiliane.

Quando hai capito che la musica sarebbe diventata qualcosa di più che una semplice passione?

L’ho capito quando ho sentito la necessità di far ascoltare quello che avevo da dire agli altri e soprattutto quando ho notato che scrivere mi aiutava a crescere a livello personale. Ho iniziato a dedicare molto tempo alla musica, quasi come se fosse una relazione amorosa, immergendomi completamente in un rapporto che durerà per tutta la mia vita.

Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi prossimi brani? Quali lati di Yaraki dobbiamo ancora conoscere?

Nei prossimi brani emergerà il mio vissuto, la mia storia e il mio modo di raccontarla. Le produzioni portano ad atmosfere molto diverse tra loro, mi piace sperimentare ed ogni brano ha il suo carattere. I lati di Yaraki da conoscere sono ancora molti, ma una cosa è certa, ci sarà da divertirsi!

La scrittura è sicuramente un tuo punto di forza. Qual è il tuo processo creativo? Come nasce una canzone?

Scrivo spesso sui mezzi pubblici o quando cammino in giro, anche senza una base strumentale, perché molte cose che vedo e sento mi stimolano la scrittura. Altre volte, invece, scrivo direttamente in studio, ma di base è una sorta di stream of consciousness, quando sento di voler scrivere, lo faccio e mi faccio trasportare dagli stimoli che mi circondano.

Negli ultimi anni numerosi volti femminili sono diventati protagonisti nel panorama italiano. Quali tue colleghe stimi maggiormente?

Sicuramente Madame e Mara Sattei sono le artiste italiane che ascolto maggiormente, ma devo ammettere che anche l’ultimo singolo di ANNA, FAST, mi ha colpita molto. È bello sentirsi parte di un qualcosa di grande come la femminilità nel panorama musicale!

Raccontaci di tre dischi che ti hanno formato musicalmente ed umanamente negli anni. In quali canzoni di ogni disco ti sarebbe piaciuto realizzare il featuring?

Quando ero piccola ascoltavo tantissimo gli Articolo 31, in particolare nel disco Italiano medio la mia canzone preferita era Senza dubbio. Un altro disco con cui sono cresciuta è La rivincita dei buoni di Ghemon: quando ascoltavo Piccole cose ricordo che mi rivedevo proprio nelle piccole cose che raccontava. Infine, vorrei citare anche un altro disco che ha cambiato la mia visione del linguaggio musicale, cioè Mowgli di Tedua; tutt’ora mi capita spesso di dire che Sangue Misto è la mia canzone preferita.

Con quale grande nome internazionale ti piacerebbe collaborare in futuro?

Senza dubbio Coi Leray, ma diamo tempo al tempo. Quello che so è che sognare non fa mai male!

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