Kamahatma è il cosmo dentro una cameretta di provincia: l’intervista

Pensare più local non è solo inteso per la spesa ma anche per la musica. E in questo caso Kamahatma, pseudonimo di Andrea Camatarri, è ritornato con un singolo a Km 0.

Più grande è il nome del suo nuovo brano. E’ indiscutibilmente pop al punto giusto, con una certa onestà nel fondo, un’onestà che è il concetto essenziale della traccia.

Tra un bicchiere di Whisky e perplessità stile “giovani di mezz’età”, si racchiudono anche intenzioni nuove e la realizzazione che forse diventare più grandi non è poi così male. Speranze e nostalgia si intrecciano alla base ed è difficile scordare il sound del ritornello. Proiettati in una Liguria estiva, il brano alleggerisce questo periodo un po’ ansiolitico e freddo.

Kamahatma è una presenza famigliare in cui si trova la giusta confidenza anche per sentirsi erranti e melodrammatici, sempre tutto con una certa scioltezza.

In occasione dell’uscita del suo ultimo singolo, ci siamo fatti una chiacchierata insieme. Ecco cosa ci ha raccontato.

Kamahatma, per chi non ti conosce ancora, chi è?

Amori di provincia, speranze e sogni, con un crudo realismo sullo sfondo. Kamahatma è una 12 corde che bisbiglia o un microfono con un costante fruscio di sottofondo, nella profonda provincia dove la nebbia e le risaie rendono le giornate tutte uguali.

Una chiacchierata di notte, in un parcheggio, mentre le ciminiere sbuffano.

Kamahatma è l’unico modo per lasciarsi tutto questo alle spalle, o forse per rimanere ancorati a questi posti per sempre.

 

Più grande ha tutti i punti forti di un singolo Pop, leggero e orecchiabile con la sua varietà di suoni. Quali sono gli elementi indispensabili che lo rendono tale?

“Più grande” è nata con lo scopo di dare una svolta al mio sound. E’ stato tutto un gioco per provare a me stesso di poter suonare anche molto fresco e pop, mentre tutte le altre produzioni avevano del “lo-fi”, del vitntage. In studio con Eclypso, produttore di provincia, abbiamo scordato la chitarra e ho iniziato a fare qualche prova. “Ta-taratà-taratà”.. e il gioco era fatto. Abbiamo aggiunto delle batterie e poi i ragazzi dei La Maison Studio (Milano) hanno pensato a mixare, masterizzare e arrangiare il brano.

 

L’essere cresciuti e allo stesso tempo recriminare giorni lontani è lo state of mind del brano, da cosa deriva questa nuova consapevolezza? C’è stato un evento particolare che lo ha fatto scattare o è una fase permanente?

E’ latente. E’ un pensiero che hai più o meno sempre, e salta fuori quando hai più tempo per fermarti a pensare.  Ora che stiamo vivendo un periodo di limitazioni, con la consapevolezza di non poter soddisfare i nostri bisogni, almeno nel brevissimo termine, il cervello inizia a lavorare anche più del dovuto.

Mi sono immaginato una grande festa con tanti invitati in cui nessuno che ti conosce davvero. Passato, presente e futuro sono solo un’incognita.. il whisky che stai bevendo non ti aiuta ad esprimerti al meglio, e alla fine ti ritrovi a ballare e cantare a squarciagola nel salotto.

 

È uno stato d’animo molto comune soprattutto in questi tempi, di conseguenza che consigli hai per non romanticizzare troppo il passato? 

La soluzione è già, di fatto, nel testo della canzone. “Ricordi quando ho detto di portare pazienza? Che persino Napoli è più a est di Venezia..e ci è arrivata camminando piano piano e ti ci porterò tenendoti per mano”

La progettualità è l’unico modo per poter guardare al passato, mentre si sta pensando comunque al futuro.
Non bisogna mai abbandonarsi completamente ai ricordi passati, ma sfruttarli come trampolino per fare un salto ancor più alto.

 

A proposito, come pensi il periodo storico che stiamo vivendo abbia influenzato, se ha influenzato, il tuo percorso artistico e il lavoro che vi è dietro?

Ormai questo è, purtroppo, l’argomento dell’anno. Questa situazione ha rallentato il mio percorso, e ha abbassato di molto gli stimoli. L’unica cosa che sta migliorando, per quanto mi riguarda, è la professionalità con cui sto prendendo il percorso, grazie a Believe, nelle figure di Giorgia Salerno e Emanuele Pino. Per il resto, mi piace sempre pensare a quanto sarà bello quando tutto ripartirà.

 

Francia, Liguria, Napoli e Venezia sono tutti luoghi presenti nel brano, mentre lo ascoltiamo ci spostiamo astrattamente. Inoltre osando diremmo che sei l’ambasciatore della provincia, parti da un microcosmo fino ad arrivare ad un macrocosmo, con che fini in Più grande?

“Ambasciatore della provincia” sarà la mia prossima bio instagram, mi piace! “Più grande” è un fuoco d’artificio sparato in cielo in piena notte. Dobbiamo mettere la provincia sulla mappa dei progetti musicali in circolazione, e far vedere a tutti che c’è un substrato di talenti nascosti!

 

Anche l’artwork della copertina è sulla stessa lunghezza d’onda del singolo, il gatto e la tigre sono inquadrati nel medesimo luogo e tempo, rendendo il messaggio della canzone universale. Cos’altro però non abbiamo colto?

La copertina, ad opera di Riccardo Montanari, è un vero e proprio capolavoro.

In teoria non c’è niente in più da cogliere, rispetto a quello che riuscite a vedere. Se posso dare una seconda chiave di lettura, molto personale: ricordatevi solo che un gatto rimane un gatto, anche se diventa “Più grande”.. quindi prendete ogni occasione per cambiare ed evolvervi.. non si diventa tigri solo attendendo che il tempo passi.

 

Cambiando discorso, potessi fare un feauturing o collaborazione con qualcuno, chi sarebbe?

Mi piacerebbe collaborare con Chiello (FSK) e Lucio Corsi. Mi sono innamorato dell’attitudine del primo e del modo di scrivere del secondo. E vorrei anche una bella voce femminile, in uno dei miei prossimi brani.

 

Cosa possiamo aspettarci dopo questo progetto in futuro?

Spero che il 2021 mi regali tanta musica. Non mi importa che sia un EP, un Album o altri 1000 singoli.. vorrei non dover più tirare il freno per cause esterne alla musica! E farò tanti tanti concerti, appena possibile. Portiamo la provincia in giro per l’Italia! L’ho già promesso a tutti i miei amici!

 

Ines Chadri

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