Alex Henry Foster ha deciso di fare una cosa che ci salverà l’anima: un disco dal vivo in un’epoca di silenzio assordante

Alex Henry Foster ha deciso di fare una cosa che ci salverà l’anima: in un momento in cui la musica dal vivo è assente, e un silenzio assordante rischia di affogarci tutti, ha deciso di uscire con un disco dal vivo per farci provare quello che provavamo in una sala concerti. Il live è quello del suo primo concerto solita in assoluto: nel 2019 è stato l’headliner per il Montreal International Jazz Festival e ha deciso di immortalare quello show in un album.

Questa intervista parla di quel concerto, ovviamente, e del disco, ma non solo: ci sono finestre nel cielo, vinili che sono vere e proprie opere d’arte e il progetto ALIVE. Project portato avanti da Alex Henry Foster, un progetto che lavora alla prevenzione del suicidio e per supportare chi ha perso qualcuno in questo modo terribile.

Pubblicherai un disco live, e siamo in astinenza da musica dal vivo. E’ come averne finalmente una dose. Come ti senti in proposito, e perchè hai scelto il tuo primo concerto in assoluto, nel 2019?

Il 2020 è stato un anno davvero devastante per tutti, e su molti livelli diversi. Alcuni, come me, hanno perso persone care. Altri hanno perso il lavoro, la loro impresa familiare, la loro casa. Alcuni sono stati un po’ più fortunati, ma quasi tutti hanno dovuto combattere con la loro misura di pessimismo, il sentirsi senza speranza e il fatalismo a un certo punto. E’ difficile, se non impossibile, misurare quanto siamo stati colpiti dalla pandemia a livello emotivo e quanti danni ci porteremo dentro quando la crisi sarà finita. Quindi, per me, far uscire musica è un atto di resistenza e speranza nei confronti della mia oscurità e anche un modo per invitare le persone, per accogliere un po’ di luce e ottimismo per condividere quella speranza, per fare comunità oltre il lockdown e la mancanza di buone notizie che ci circonda, per abbracciare il nostro bisogno collettivo di sentirci di nuovo umani…

E per me non c’era modo migliore di farlo se non offrendo quelli che è stato il mio primo concerto solista in assoluto, un momento di pura celebrazione della vita per onorare la morte di mio padre e tornare a vivere dopo un lungo periodo di disperazione, isolamento e sofferenza emotiva. E’ un momento di conforto molto sentito, intimo e onesto, e volevo condividerlo con le persone…

 

Visto che il tuo album live uscirà nel 2021, stai già pianificando qualche live per quest’anno? Come pensi di poter tornare in pista con I live, questo nuovo album e (spero) la fine della pandemia? Cosa farai quando sarai libero di fare ciò che vuoi con la tua musica? Voglio dire: alla fine uno dei tuoi concerti in Germania è già sold out!

Oh! Questa è la domanda per cui tutti vogliono avere una risposta tangibile, giusto? E’ difficile proiettarmi più lontano di domani, a essere onesto. Ho un tour programmato, che include la mia prima e tanto attesa data in Italia insieme a un sacco di altre date e paesi da aggiungere una volta che saremo ing rado di vedere oltre la nebbia che sta paralizzando il mondo. E’ uno strano tipo di gioco di attese.
Ero molto deluso quando i miei tour estivo e autunnale del 2020 sono stati rimandati, ma mi piace pensare che questo trasformerà ognuno di questi incontri in un momento di sollevazione collettiva e ispirata, una pura esplosione di gioia, come vedere un amico caro dopo molto tempo. E’ così che la vedo: un raduno tanto atteso. E ogni singolo momento di quella celebrazione sarà unico, motivo per cui sono impaziente di lanciarmi in quelle sensazioni rinnovate e rinvigorenti…

 

Posso chiederti una cosa strana sul disco, Windows in the Sky? Sono loro che guardano giù o siamo noi che guardiamo su, scoprendo cosa c’è la sopra? O magari nessuno in realtà sta guardando!

Non è una domanda strana, affatto, è perfettamente allineata con la scintilla iniziale che ha dato vita all’album, che è la ragione per cui credo che la risposta dipenda non solo dallo stato emotivo della “stagione” in cui siamo come individui, ma anche da ciò che sentiamo sia necessario per andare aventi in quella stagione. A volte abbiamo bisogno di credere che le persone care che abbiamo perso, o che l’incarnazione della nostra fede nell’assoluto, ci stiano proteggendo. E’ una sensazione confortante quando non riusciamo più a sperare. La fede è un fiume in movimento, non regole inflessibili da osservare e a cui obbedire. E’ questo che la rende un soggetto così accogliente e invitante a cui pensare.
E’ universale quando è libera dall’aspetto liturgico. E’ come un mare che riflette il cielo. E’ una prospettiva bella e stimolante, anche sentire quando le persone dicono che si sentono protette proprio nel momento in cui stanno cercando una connessione con qualcosa o qualcuno. E magari quella finestra è dentro tutti noi…

 

Ho guardato il tuo sito e oh mio Dio, il tuoi LP sono una delle cose più belle che abbia mai visto. Come hai scelto le immagini, chi le ha dipinte? Ci puoi raccontare qualcosa in più?

Grazie mille! Molte persone sarebbero onorate e orgogliose di saperlo, perchè ognuno dei miei progetti è il risultato di uno sforzo comune e di una dedizione comune che trasforma in realtà le mie idee. Il processo non è sempre il solito, ma solitamente inizia con me che condivido la natura di una canzone o di un progetto con I miei partner creativi dell’etichetta. Da quel momento in poi lavoriamo tutti per dare un’incarnazione visiva all’identità del progetto.

Quando sentiamo di averlo “toccato” mi incontro con il team che lavora al Fabrik (il mio atelier creativo dove do vita al merch, poster, vinili e tutto ciò che creiamo) per spiegare loro il visual e metterli in grado di creare I colori giusti e avere gli strumenti necessari per dare ai vinili un’identità unica. Quando I print test sono fatti iniziano il processo, che è fatto a mano per ogni singola copia. Ogni vinile ha bisogno di fino a 12 step di applicazione del colore. E’ un lavoro fatto con amore in così tanti modi diversi. E quando il passo del colore è fatto Ben (chitarrista nei The Long Shadows) li taglia uno per uno con un processo di lathe cut, che è come creare una copia master ogni volta di una canzone o di un intero album, uno per uno e in real time.

E’ un processo abbastanza lungo che serve a dare a ogni copia la sua identità tramite una dedizione personale e collettiva, che riflette quanto valore diamo alla comunione con I nostri fan e membri della comunità.

Ecco perchè parecchie persone saranno felici di sapere che gli EP ti sono piaciuti!

 

So che hai un progetto che si chiama ALIVE. Project, che lavora per prevenire il suicidio. Visto che penso che sia un tema mai abbastanza discusso, credo sia giusto lasciartene parlare. Quindi ecco qui: questo spazio qui sotto è per te e per questa cosa meravigliosa che stai portando avanti.
Grazie di nuovo. La salute mentale è un argomento che mi sta molto a cuore non solo perchè ho avuto problemi di depressione e ansia fin dall’infanzia, ma perchè ho perso troppi amici e voglio supportare il più possibile chi si trova a dover piangere per la perdita di una persona amata, persa per la sua disperazione.
Ogni volta che posso parlarne è un grande passo verso la desacralizzazione di un taboo che è tuttora associato a un tema così polarizzante. Ecco perchè, per me, non si tratta di giusto o sbagliato, e nemmeno di determinare la natura di un atto simile o giudicare chi lo commette. La mia prospettiva è affettiva, non esplicativa.

Si tratta di ricordare alle persone che sono assolutamente autorizzate a esprimere la loro stanchezza, il loro esaurimento, la loro paura, confusione, la loro angoscia. Dire che va bene se ci fermiamo per un momento senza dover temere di essere visti come deboli o patetici.

Per me si tratta di invitare, ricevere, accogliere e fare comunità. Ecco cosa è ALIVE: un rifugio emotivo dove non provare vergogna per ciò che siamo, sia che si tratti di qualcuno che sorregge qualcun altro o di qualcuno che ha bisogno di essere sorretto per un istante. Non si tratta di provare pena o dispiacere, ma di trasformare la compassione in azione con un profondo rispetto per la dignità di tutti. E’ incredibilmente responsabilizzante e da forza sapere che non siamo solo noi a provare qual dolore e che possiamo connetterci con altri, anche con estranei.