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Interviste

Chicoria, Servizio Funebre 2 – Vent’anni di storia vissuta in prima persona. Vent’anni in cui il rap è passato dal ghetto alle classifiche, dai crimini ai capelli colorati.

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A distanza di diciassette anni dal suo debutto, il 15 febbraio 2021 Chicoria torna con un nuovo album, pubblicato per Sucream in licenza a Sony Music Entertainment Italy, Servizio Funebre 210 tracce rappate stando in piedi sulle macerie di un paese e di un sistema, che esalta il furbo e la svolta e dimentica di raccontarti come vanno a finire quelli che svoltano facile.

La testimonianza artistica e umana di un percorso musicale di strada, vent’anni di storia vissuta in prima persona. Vent’anni in cui il rap è passato dal ghetto alle classifiche, dai crimini ai capelli colorati, spesso appannaggio dell’ego celebrazione dei rapper, piuttosto che del racconto del quartiere e della città. Il rap è il medium della comunità, Chicoria il conduttore più inadatto a non dire quello che pensa.

Benvenuti al talk show dedicato al funerale della politica, della musica e di tutte le nostre certezze. Addentratevi fra le macerie del nostro mondo accompagnati dall’unica colonna sonora adeguata: Servizio Funebre 2.

Non è bastato un solo Servizio Funebre (l’album pubblicato da Chicoria nel 2014) a mandare a casa falsi miti e ideologie, così il rapper romano, l’influencer ante-litteram ha ripreso carta e penna per ribadire un paio di concetti. Da bravo cronista del suo tempo, Chicoria si è seduto nel suo studio televisivo per mandare in onda il suo talk show ad altezza zero, from the people to the people, proletario nella ragionevolezza, riottoso nei termini, definitivo nelle rime. In collegamento esclusivo: discariche abusive di ideologie, cantieri dell’alta velocità nel dimenticare le promesse dei politici, la borsa di milano per gli aggiornamenti sulle vendite di dignità da parte di artisti e intellettuali e un collegamento esclusivo con Temptation Island per scoprire quale amico ti tradirà per primo. Sarebbe un racconto amaro e triste se Chicoria non fosse un romano che conosce la strada e che conosce le armi dell’ironia.

Servizio Funebre 2 ha visto ancora una volta Chicoria confrontarsi con altri “colleghi”, special Guest d’eccezione: Franco 126 e Massimo Pericolo.

Come sono stati questi 17 anni dal debutto ad adesso?

Questi ultimi 17 anni dal debutto ad adesso? Ho iniziato a fare rap, un fenomeno di nicchia che interessava una fetta di persone molto ma molto ristretta. Nel tempo si è sempre più sviluppata ed è diventata cultura di massa. Il rap è entrato nelle pubblicità televisive, è sempre più preponderante, fino ad oggi che è fenomeno di massa e i rapper o i trapper vendono più dei normali interpreti di musica leggera italiana.

 

Ormai quasi tutti in classifica fanno rap, trap o comunque ci si accostano.

Se prima un artista di musica leggera o pop non avrebbe mai fatto una collaborazione con un rapper o un trapper adesso è una cosa essenziale, che l’etichetta discografica suggerisce a un cantante pop.

 

Tu come ti sei avvicinato alla musica rap?

Non volevo fare il rapper a livello professionale, non mi è mai interessato: prima mi occupavo di cose che non erano legali finché, nel 2008, mi hanno arrestato. Nel 2008 erano già 5 anni che facevo musica, dopo di che mi sono fatto una carcerazione di 5 anni e per i primi due musicalmente son dovuto stare fermo. Poi ho ripreso alla grande perché avevo tempo, e da quando sono uscito ho continuato a fare musica e smesso con la mia vecchia vita.

 

E la musica ti ha aiutato ad abbandonare quella strada.

Si, in un certo senso. Non è proprio la musica, sono stati discorsi faccia a faccia con persone che magari avevano fatto quella vita molto più a lungo di me e poi avevano cambiato strada.

 

Però da quel punto in poi l’esperienza che hai avuto e il fatto che fosse andata, come dire, un po’ a puttane ti ha influenzato in quello che sei stato dopo, sia come artista che come persona.

E’ ovvio, quando faccio una canzone io parlo del mio vissuto. Quindi è ovvio che mi abbia influenzato quel tipo di vita per quello che racconto, certo.

 

Quando è uscito il tuo album di debutto, all’inizio degli anni 2000, era quando il rap aveva iniziato a entrare nelle classifiche.

No, non hai capito: nel 2003 non esisteva che il rap entrava in classifica. Nel 2004/2005 c’erano  Marracash o Guè Pequeno, e da li è andata avanti.

 

Si, in quegli anni c’erano i Club Dogo, Caparezza…

Si, ma In The Panchine era una cosa estremamente underground che prima è nata a Roma e poi ha spadroneggiato in tutta Italia, anche senza internet, che non era diffuso come è diffuso ora.

 

Del fenomeno rap di adesso, senza guardare la parte più commerciale, cosa ti piace? Quando hai iniziato a farlo tu era una cosa di nicchia e immagino che chi facesse rap in quel periodo volesse che quel tipo di messaggio fosse sentito da più gente no? Ora che è ascoltato da tutti però, è inevitabile che ci sia anche tanta merda.

E’ logico che sia così perché tutti quanti provano a sperimentare una roba che è nata più o meno 15-17 anni fa. Voglio dire, il primo che mi ricordo che abbia fatto un tour in Italia a livello undergound è Noyz Narcos. Dopo che c’è riuscito lui tutti quanti hanno provato…un sacco di ragazzini si sono svegliati e hanno iniziato a fare questa cosa con il pensiero in testa di voler svoltare, che non era quello che c’era all’inizio per la gente che voleva fare questa cosa qua. Era semplicemente “ho voglia di esprimermi”.

 

Quindi della vetrina che ha adesso il rap cosa ti piace?

(silenzio)

 

Un cazzo, mi dirai tu

No, è che ipoteticamente adesso un ragazzino che vuole lavorare per diventare un artista ha tutti i mezzi e un sacco di persone che potrebbero interessarsi al suo progetto e aiutarlo. Prima non c’era.

 

Per esempio a me, che ascolto più il rap di quel periodo la, adesso piace il fatto che ci sia una parte musicale un po’ più ricercata oltre che alle parole, non so se tu sei d’accordo.

Fratè, quando abbiamo iniziato noi nel 2003 abbiamo dovuto fare un mixtape con basi americane perché non c’erano basi o produttori. Adesso ci sono più computer, più strumenti per fare musica, grazie che c’è più melodia. Sai com’è alcune canzoni erano fatte col Tascam, avevamo campionato col Tascam.(ride)

 

Da quanto tempo non fai live, oltre al COVID.

Ne ho fatto uno quando c’era il COVID, quest’estate, a Roma, e tra l’altro c’era tutta la scena romana.

 

E con questo nuovo album ti piacerebbe fare un tour che esca fuori da Roma.

Non è che decido io.

 

Le collaborazioni di quest’album come sono nate, come le hai scelte?

Con un unico intento: tutti gli artisti con cui ho lavorato sono amici, ho scelto per amicizia.

 

Quindi anche gli artisti più recenti, come Massimo Pericolo e Franco 126.

Sono amici miei, c’è stata la possibilità di collaborare e l’abbiamo fatto, punto.

 

Oltre a loro che sono amici tuoi c’è qualcun altro che stimi e ti piacerebbe magari conoscere della scena di adesso?

Tedua secondo me è uno forte, sia come artista che come persona. E’ quello che traspare per lo meno.

 

Hai già altri progetti?

Sto già registrando un album nuovo, il continuo di un altro album.

 

So che hai scritto anche due libri.

Si: Dura lex uno e Dura lex due. Il primo è uscito nel 2014 e il secondo nel 2017.

 

Com’è scrivere un libro rispetto ai testi dei brani?

Il primo libro è stato costruito attraverso delle mie registrazioni poi corrette e ritrascritte, quindi c’è stata un’altra persona che mi stava dietro. Il secondo invece l’ho scritto totalmente io a penna proprio, su due quaderni. Li ho riempiti di storie, corretti e ritrascritti. C’è un diverso modo di lavorare nel compiere questi due libri. Comunque sia quando scrivi un libro hai più spazio per esprimerti, puoi essere più prolisso.

 

Secondo te i tuoi brani ai ragazzi di adesso, a quelli che seguono i rapper di adesso che non stimi, come arrivano?

Innanzitutto penso che le persone che seguono determinati rapper hanno il telefonino in mano 24h. Per carità anche io uso le stories e Instagram. Cerco sempre di educare chi mi segue, che non è che si può stare 24h con telefonino, fare una foto per ogni stronzata e metterla nelle storie. Non è questo il modo di vita da seguire. Mi ricordo pure ai concerti, prima che non si potessero fare più, le persone invece di guardare il concerto con gli occhi loro stanno li e lo guardano attraverso il telefonino mentre fanno i video. Io fondamentalmente scrivo rap per esprimermi, ben venga se qualcuno mi ascolta, ma non è che lo faccio perché mi devono ascoltare, lo faccio per liberarmi io. Sarei felice se riesco ad arrivare a persone che hanno idee sbagliate su quello che è la vita di strada e di conseguenza seguono persone che danno dei falsi miti su quello che è la strada. Una cosa puoi star sicuro, se senti una canzone mia non ci troverai mai una cazzata.

 

Anche perché mi sono accorto che tu hai passato esperienze vere e parli di come non farle o di quello che ti è costato, invece ci sono altri rapper che non hanno mai visto la strada e parlano di droga e cose del genere con molta leggerezza, e vengono presi come punti di riferimento dai ragazzini che li ascoltano.

Ci possono stare anche i rapper che hanno i precedenti penali, però se i precedenti penali sono aver fregato un telefonino davanti alla Stazione Termini e t’hanno pure beccato sei proprio un coglione. Non dovresti proprio parlare di crimine.

 

In Italia ci sono tanti che si riempiono la bocca parlando di passato da strada.

Io ho i precedenti che mi partono da quando avevo 14 anni, e sono tutti differenti. Se dev’essere questo il curriculum per determinare il rapper di strada trovo che tutti quanti tirino fuori il loro elenco di precedenti e vediamo chi ce l’ha di più e chi ha fatto cose più disparate. Così poi vediamo chi è il criminale per davvero.

 

Secondo me è più giusto il messaggio che dai te, non quello che danno queste persone.

Fratè, io ho provato la galera sulla pelle mia, ma a parte questo ho provato 20 anni di criminalità sulle spalle. Se vuoi essere un criminale l’unica cosa che conta è il denaro: non esiste amore, non esistono le amicizie, l’unica cosa è che devi purgare le persone ok? Questo significa. E’ bello pensare di poter essere un criminale, ma quando devi andare a fare veramente del male poche persone ci riescono.

 

Credo che chi non l’ha passato non lo possa nemmeno immaginare, quindi non è giusto nemmeno passarlo come uno stile di vita.

Non c’è nulla davanti a te per aver fatto determinate cose, sai perché? Non c’è nulla di nuovo nel fare determinati reati. Quando vendi droga, prima devi prenderla sta droga, devi andarti a mettere in ginocchio davanti a qualcuno e dire “per favore, mi dai la droga tua che la vendo e ci guadagno?”. Funziona così, funzionano così gli impicci. Davvero poche persone vanno alla sorgente dove trovano la droga, e comunque con quelle la ti devi mettere a pecora e dire “oh, per favore, me la fai vedere la droga tua a determinato prezzo? La posso comprare così?”. Questo è. Poi ci sono i reati di rapina, e devi avere le palle per far violenza, non tutti son capaci. Ma soprattutto non è niente di bello: sono pieni gli istituti penitenziari di questi reati qua, non c’è niente di nuovo. Non c’è niente di bello a essere un criminale, sei una statistica. Una volta imboccata quella strada non fai altro che fare reati su reati su reati su reati che di sicuro non ti porteranno a una vita bella e vissuta appieno. Quindi i ragazzini che hanno 18 anni e stanno sul microfono a dire “io vendo i chili, io ho fatto questo”…amico mio non è possibile, ma quando l’hai fatto, quando avevi 5 anni e stavi dentro la culla?

 

Posso chiederti esattamente, se non ti dispiace, perché hai voluto scrivere due libri dicendo che la legge non è uguale per tutti? La tua esperienza di ingiustizia qual’è stata?

Ascoltami un attimo: quando arrestano un politico di qualsiasi parte son tutti garantisti a dire “No, poverino! Vedrai che si risolverà”. E’ un pezzo di merda che è mafioso e sta dentro i governi da una vita, e tutti a dire “poverino, poverino!”, quando invece il vero pezzo di merda è lui. Il povero spacciatore che non sa come portare soldi a casa…contro quello puntano il dito, e li non siamo garantisti. E’ uguale: la droga leggera è quella che sequestrano di più in Italia. Quanti poveri cristi che non hanno da lavorare o comunque hanno difficoltà si buttano nella droga, poi li acchiappano e li mettono dentro. Avranno tutta la vita rovinata, questa cosa sulla fedina penale e magari non riescono a trovare lavoro. Allora, queste non sono parole mie, sono parole di Gratteri: dove lo stato latita la mafia fiorisce, per cui l’alcool non è mercato libero, è mercato dello stato, le sigarette pure, ma la marijuana per quanto ancora vogliamo lasciargliela alla mafia? Per quanto ancora vogliamo lasciare dei ragazzini di 14 anni così, che vengono corrotti dai soldi facili che vengono dallo spaccio? Ma la vogliamo fermare questa cosa oppure no?

 

Dimmi tre parole per dirmi cos’ha rappresentato e cos’è la musica nella tua vita.

Arte, salvezza e cronaca.

 

Quali sono i tre album che mai potrebbero mancare nella tua collezione, i dischi da isola deserta?

Mobb Deep di Infamous, Superfly di Curtis Mayfield e l’ultimo…In the Panchine. Quello per lo meno vale soldi, qualsiasi cosa mi succede sull’isola deserta li vendo e ho i soldi.

 

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