Sanremo 2021, riflessioni sulle prime due serate

Siamo quasi a metà di Sanremo 2021 e in mano abbiamo già la prima classifica provvisoria, insieme alle quattro giovani proposte che vedremo venerdì in gara. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altri complimenti a Fiorello e Amadeus che stanno conducendo uno spettacolo che deve essere di una difficoltà enorme, vista la mancanza di immediata risposta da parte di una platea in carne e ossa.

Hanno alle spalle una lunghissima carriera, sono bravi ma soprattutto hanno un’incredibile esperienza radiofonica che gli permette di tenere il ritmo nonostante tutto. Lo share rispetto all’anno scorso è calato ma, non prendetemi per cinica solo realista, se ci sono più di 20.000 contagi al giorno e tante persone che passano a miglior vita, credo che ci sia una gran fetta della popolazione che non abbia molta voglia di sollazzarsi davanti alla tv e questo potrebbe essere un dato da non sottovalutare.

Per questo non credo sia importante soffermarsi a scrivere dello show più che della gara, visto che tra ospiti illustri e ottimi conduttori, trovo sia stato fatto il massimo che il periodo concede. Entrando a gamba tesa nella kermesse sanremese, devo dire che sono rimasta molto delusa dai giovani in gara nei big (ho apprezzato molto di più le quattro giovani proposte). Trovo poca identità, sembra che ci sia un appiattimento della forza creativa a favore di una più facile commercializzazione.

Ci vedo una rinuncia: il mercato e le major vogliono brani vendibili e orecchiabili, sembra quasi che li scelgano per non durare nel tempo. Come già detto precedentemente: domani è vecchio quello che oggi è nuovo. La classifica della giuria demoscopica ha premiato chi è risultato più credibile e fedele a sé stesso. Irama compreso. È una classifica che dovrebbe incontrare i gusti del fruitore medio, ma è davvero così? C’è chi propone addirittura di abolire questo tipo di giuria per le prossime edizioni. Non sono nessuno per poter dire se questa graduatoria provvisoria sia corretta o meno, ovviamente andrei solo ad elencare quali sono i miei gusti e diventerebbe troppo personale. Mi chiedo se aver giudicato la performance di un Irama molto rilassato senza la tensione della diretta non abbia leggermente avvantaggiato l’artista al quale, però non voglio togliere alcun merito.

Cercando di rimanere il più imparziale possibile, mi piacerebbe vedere sul podio: qualcuno che da stasera non stoni in maniera eccessiva nonostante l’emozione (d’altronde è la tua arte e il tuo mestiere…); qualcuno che abbia una canzone oggettivamente bella; qualcuno che abbia messo sé stesso e la sua arte al servizio della sua creatività e non del mercato.

Alcuni brani ricordano altri brani già esistenti e spesso sembrano solo dei “già sentiti”, tra questi ci metto la canzone dei Maneskin che ricorda davvero molto una canzone del 2015 degli Anthony Laszlo (F.D.T.). A scatenare la polemica è stato Dade, produttore musicale del gruppo italiano, attraverso le storie di Instagram dove ha messo a confronto i due brani, denunciando la somiglianza tra i pezzi.

Ovviamente la casa discografica dei Maneskin ha rilasciato un comunicato ufficiale dove smentisce ogni ipotesi di plagio, dichiara la Sony – “La sola coincidenza delle parole ‘Fuori di Testa’ è elemento insufficiente in quanto esso stesso è utilizzato in note e metriche differenti“. Chi fosse interessato alla questione ascolti con le proprie orecchie. Ai Maneskin rendo il merito di non aver fatto la “paraculata” di arrivare con una ballata ma di aver portato la loro versione più rock. Il rock, però, è e deve essere esigenza e verità; e io qui non li ho trovati. Avrei preferito meno paillettes e più genuinità.

Sincerità ed esigenza che ho trovato sul palco con La Rappresentante Di Lista, che ho apprezzato particolarmente. Dopo aver ascoltato le canzoni continuo a pensare che Fulminacci abbia fatto un ottimo lavoro, che il brano di Meta (benché palesemente sanremese) sia molto bello e con una gran interpretazione. Naturalmente non escludo Irama, che ha portato un brano che rispecchia il suo stile e che funziona.

Tutto ciò, che a forza si è voluto radunare sotto il genere indie, temo di vederlo molto lontano da quello che è il significato e l’origine di questa corrente musicale, e non sono riuscita ad apprezzarlo.
Non sono abbastanza scema da scrivere qualcosa contro Achille Lauro, semplicemente non incontra i miei gusti, è un performer ma vi prego non mi fate più leggere o sentire che viene affiancato ad un genio come Bowie…per favore.