The Heavy Countdown #139: Harakiri For The Sky, Architects, A Day To Remember

Harakiri For The Sky – Maere
Un genere cangiante come il post black metal ha ancora molto da dire. Mentre siamo in attesa della nuova fatica dei Deafheaven, e gli Alcest hanno messo la firma al 2019 con lo splendido “Spiritual Instinct”, gli Harakiri For The Sky, dopo mille ritardi causa pandemia, danno alle stampe il loro lavoro più accessibile, “Maere”. E date le premesse di “Arson” (2018) era impossibile pensare che gli austriaci potessero partorire qualcosa di qualitativamente inferiore. L’energia al servizio della poesia (o se vogliamo, tradotta in poesia), i riff memorabili e a loro modo orecchiabili, nel senso (ovvio) più genuino e meno piacione del termine (vedi “Sing for the Damage We’ve Done” e “I’m All About the Dusk”), sono le carte vincenti di un’opera che nel suo genere, sarà tra i dischi migliori del 2021.

Architects – For Those That Wish To Exist
Il giorno della pubblicazione di “For Those That Wish To Exist” mi chiedevo se la brusca virata degli Architects verso quelle sonorità electro-alternative metal tanto care ai (pen)ultimi Bring Me the Horizon avrebbe pagato, e la risposta è sì, almeno da un punto di vista meramente commerciale. La nuova creatura di Carter e soci è infatti finita dritta al primo posto della classifica UK (e non solo). Lo smorzamento dei toni (ma non delle lyrics) e la grandiosità degli arrangiamenti (gli inserti orchestrali ricorrono per tutto l’album, specie in pezzi come “Black Lungs” e “Dead Butterflies”), oltre a brani simbolo del nuovo corso (il singolo “Animals” su tutti) e a una carrellata di ospiti eccelsi (l’urlo di Simon Neil in “Goliath” riecheggerà a lungo nei nostri auricolari), rappresentano l’evidenza di una scelta anche comprensibile per una band che è stata per anni lì lì dal fare il grande salto, e che ora lo fa con un full-length formalmente perfetto (anche se ammettiamolo, troppo lungo). Ma gli Architects, per citare i cugini BMTH, sono stati “blessed with a curse”. Quella di essere capaci di molto più, oltre rivestire il ruolo di semplici inseguitori (bravissimi, per carità).

Chevelle – Niratias
Sembra impossibile ma sono già trascorsi cinque anni da “The North Corridor”, l’ultimo disco degli Chevelle. I fratelli Loeffler quindi, prendendosi tutto il tempo di cui avevano bisogno, e anche di più, tirano fuori dal cilindro un lavoro davvero degno di nota, qualcosa che di certo li salverà dal dimenticatoio in cui rischiavano di cadere. “Nothing Is Real and This Is a Simulation” è un concept dalle tematiche molto attuali, ma portando avanti l’impatto frontale della precedente fatica, rispolvera (svecchiandolo) l’alternative metal che andava di moda qualche tempo fa (intorno ai primi anni 2000 per intenderci), ma che ad ascoltare “Niratias”, sembra essere invecchiato molto bene (prendete solo “Mars Simula”).

For Your Health – In Spite Of
12 brani, appena 17 minuti di running time. “In Spite Of”, l’album d’esordio dei For Your Health, più che un vero full-length è un flusso di coscienza ininterrotto, in cui tutto può succedere, composto da schegge impazzite, come le vivide pennellate di colore che rappresentano la ballerina sulla cover. Un ascolto doveroso per chi ama il mathcore, ma anche per chi ama la follia pura e semplice delle svolte impreviste, dei bivi presi senza ragionarci troppo in un continuo deviare verso l’alternative e il post-hardcore, il tutto in massimo due minuti e mezzo di tempo (“Push the Fucking Rock, Sisy”).

A Day To Remember – You’re Welcome
Siamo a secco da cinque anni di materiali inedito degli A Day To Remember. “You’re Welcome” sarebbe dovuto uscire nel 2020 a dir la verità, segnando il passaggio della formazione capitanata da Jeremy McKinnon alla scuderia Fueled By Ramen. Un cambio che ha lasciato un segno evidente sul nuovo LP degli ADTR. Togliendo il singolo “Resentment”, il primo a essere rilasciato apposta per sviarci completamente, essendo uno dei pezzi più heavy del lotto, e qualche altra rara eccezione (“Last Chance To Dance (Bad Friend)”), “You’re Welcome” è un lavoro pop punk vitaminizzato (“Brick Wall” e “Mindrearer”) o se vogliamo alternative pop (“Bloodsucker”). Nonostante il chiaro rimando in copertina, i tempi di “Homesick” sono molto lontani.