tuasorellaminore

Tuasorellaminore, un’esperienza fra colori, suoni e mondi inesplorati

Avvolta da un’aura misteriosa ma intrigante, Tuasorellaminore è un totem, un simbolo di mille realtà. Il suo nome e la sua età ci sono sconosciuti, ma sappiamo che viene da Bari, ed è in questo contesto che inizia a conoscere ed approfondire la sua passione verso tutto ciò che non è ordinario, fuori da ogni schema preposto. Tutto ciò si riflette nella sua estetica, nei suoi modi di pensare, di agire, di fare musica.

L’artista e producer per ora non ha molti brani all’attivo sui digital stores, ma possiamo individuare ben distintamente qual è il suo percorso, pieno di progetti che non vede l’ora di svelarci. Il suo stile riprende l’RnB, da cui lei stessa trae ispirazione, contestualizzato in un moderno scenario urban, ma non ha quel sapore di già sentito: il tocco esotico ed eccentrico è la sua firma d’autore che le permette di distinguersi, accompagnando l’ascoltatore verso un viaggio in angoli nascosti ed ambienti sconosciuti.

Nel suo ultimo singolo, “Fahrenheit”, esplora la realtà descritta già negli anni ‘50 da Ray Bradbury ma in chiave odierna, mostrandoci parallelismi e condizioni storiche che si rincorrono e si susseguono in forme diverse, ma sempre con la stessa sostanza.

Le abbiamo fatto qualche domanda per comprendere meglio la sua arte poliedrica.

Benvenuta! Inizio subito chiedendoti: quali sono le prime 3 parole che ti vengono in mente per descrivere l’immaginario di Tuasorellaminore per chi ancora non lo conosce?

Ribelle, rivoluzionario, sovversivo.

È da poco uscito il tuo singolo “Fahrenheit”: raccontaci un po’ com’è nato.  

Fahrenheit è nato in un giorno di pioggia, a metà tra la noia e la malinconia. Volevo dare un senso a questa giornata per cui ho iniziato ad ascoltare della musica classica, in particolare le messe di Mozart, poi di Bach, per poi spaziare fino ad arrivare ad un’aria in particolare che già conoscevo, ma che in quel momento mi ha comunicato qualcosa di nuovo a cui non avevo mai pensato. Era come se mi avesse illuminato, ed era l’inno dei Cherubini un’opera tratta dalla liturgia di San Giovanni Crisostomo, cantato soprattutto nelle chiese cristiane ortodosse. L’inno simboleggia l’unione e la celebrazione della liturgia terrena con quella celeste, quindi è come un incontro tra due emisferi lontani eppure legatissimi tra loro. È un momento della liturgia magico e quasi mistico ed ho pensato che quella magia dovesse essere alla portata di tutti, anche di chi non è abituato ad ascoltare opere classiche, per cui ho deciso di campionare delle parti e di farci un brano mio. In questo modo avrei dato davvero un senso a quella giornata così spenta, e, anzi, ora che ci penso le mie giornate hanno veramente senso solo quando scrivo, produco e creo.

Tuasorellaminore è sinonimo di un’infinità di concetti, arte, fotografie di tempi lontanissimi e contemporanei che si fondono. Se potessi rinascere in un’altra epoca, quale sceglieresti in relazione anche all’influenza musicale che ti apporterebbe? 

Domanda bellissima, sceglierei sicuramente il 1700 che è secondo me il periodo in cui l’essere umano ha raggiunto il picco massimo di grandezza artistica e musicale. Anche se mi piacerebbe anche poter conoscere cosa c’è stato prima del rinascimento, epoca da cui cominciamo ad avere finalmente dei documenti, degli scritti, degli spartiti musicali veri e propri. Prima di allora ci sono solo delle informazioni approssimative, e la musica prima del rinascimento appunto è qualcosa di avvolto nel mistero.

La musica è stata fin da quando eri bambina un rifugio, un safe place immaginario dove poter sempre approdare. Quali sono i dischi o gli artisti che senti ti hanno influenzato di più e reso l’artista che sei diventata?

Tutti i dischi di R. Kelly, quindi l’RnB americano degli anni ‘90 da cui poi sono nati un’infinità di filoni, da cui ne deriva anche l’RnB europeo che conosciamo ed ascoltiamo oggi e che sta prendendo molto piede. Quindi tutti gli artisti RnB di quegli anni. The Miseducation of Lauryn Hill è un altro disco di quel periodo a cui sono legatissima.

Poi mi sono divorata il disco Mingus di Joni Mitchell, o Tutu di Miles Davis e sono i miei due dischi preferiti in assoluto insieme a The Leprechaun di Chick Corea.
Per poi passare al rap italiano con cui ho passato l’adolescenza tipo Turbe Giovanili di Fabri Fibra, o Penna Capitale dei Club Dogo, tutti i dischi di Caparezza che conosco a memoria e sicuramente mi stanno sfuggendo tantissime altre cose. Cito poi i 9 libri di madrigali di Claudio Monteverdi, ma ci sono moltissime opere rinascimentali barocche che amo tipo Didone ed Enea di Henry Purcell. Concludo con lo Stabat Mater di Pergolesi anche se vorrei dirne tanti altri ma poi non si finisce più.

Hai iniziato a scoprire la tua passione per la musica quando da piccola rubavi il registratore a nastro di tuo nonno. La tua famiglia ti ha sostenuto nel perseguire il tuo sogno oppure ci sono state delle resistenze?  

La mia famiglia mi ha sempre sostenuto. È sempre stata la mia oasi felice e la mia fortuna più grande. Non ho mai dovuto fare grossi sforzi per dimostrare loro che la musica era l’unica cosa mi facesse sentire viva. Sin da piccola passavo giornate intere a cantare, registrarmi, filmarmi, invece di giocare con le amiche o di fare altro. Quindi è stato naturale per loro il fatto che intraprendessi questa strada sin da subito e che sarebbe stata la mia scelta di vita.

C’è stato qualche tipo di ostacolo nel tuo percorso di affermazione e ricerca della propria identità musicale?  

Ci sono stati moltissimi ostacoli, si. Gli ostacoli sono stati creati da persone che hanno sempre cercato di farmi essere qualcosa che non ero. Che mi hanno sempre detto come portare i capelli, come vestirmi e cosa dire nelle mie canzoni. È molto triste pensare che se sei un po’ carina o se hai una voce limpida e precisa tu debba far parte di un certo sistema.

È stato ed è ancora molto difficile far capire alle persone che ho intorno che io sono tante altre cose. Che non sempre la cosa più immediata è facile che vedi in qualcuno è quella giusta e soprattutto che dobbiamo essere noi a scegliere chi e cosa essere, altrimenti è tutto un bluff.

Sei fiera del tuo carattere stravagante, ma mai solitario. In questo periodo dove la socialità è stata drasticamente ridotta, da cosa trai ispirazione nei tuoi processi di scrittura e composizione?   

Devo dire che l’ispirazione è come una guida invisibile che mi è sempre accanto. È con me nei momenti bui ed in quelli felici. Anzi è molto presente in quest’epoca di Covid in cui le nostre vite sono cambiate ormai forse per sempre o comunque per moltissimo tempo. In questo periodo ho preso spunto dal disagio e dagli attacchi di panico che sono stati una costante in questi ultimi 3 anni, oltre ovviamente all’immenso patrimonio musicale classico che non deve mai mancare nelle mie giornate. In questo modo mi sento sempre in compagnia di qualcuno e non mi sento sola.

Quando passi le giornate da solo con Youtube”, “Ci si sente più compresi da Netflix fino alle 7”, qual è il tuo rapporto con i social, la tecnologia, e in generale l’attuale imperativo dell’essere costantemente online, la cosiddetta “fear of missing out”?

Il mio rapporto con i social è malato, ma credo che sia malato un po’ per tutti noi. Questi strumenti hanno stravolto le nostre abitudini, hanno riempito dei vuoti che prima dovevamo stare a sentire e che dovevamo sforzarci di colmare in un’infinità di diversi modi. È ovvio che siamo tagliati fuori se non facciamo parte di questo sistema, possiamo dire che il mondo vero non è più nel mondo reale ma si è spostato sui social. Però si può trarre del buono da qualsiasi condizione ed io vedo molte persone che riescono a farlo da cui prendo spunto. Sta di fatto che quando ci sentiamo incompresi basta una serie cult su Netflix, o un acquisto su Amazon, che subito siamo confortati ed è come se finalmente qualcuno ci capisse. Basta un reel o un video che fa ridere su Youtube che quel disagio che sentivamo un po’ svanisce…

Nel tuo ultimo singolo parli di “mille canzoni sempre uguali alla stessa”, come giudichi il mercato musicale odierno e dove ti collochi nello scenario musicale attuale?  

Dico che sono felice che la musica indipendente abbia preso piede perché avevamo davvero bisogno di una vera libertà espressiva ed artistica. Ogni giorno scopro qualche artista bomba ed è una cosa che fino a pochi anni fa era impensabile. Posso sentire quello che l’artista vuole finalmente dire, e non quello che la discografia impone. Anche se, la maggior parte della musica mainstream, quella che senti in radio o quando entri in un supermercato o in un negozio, è davvero quasi tutta uguale e spesso anche di cattivo gusto. Quindi il futuro è la musica indipendente, il futuro è la libertà assoluta di potersi esprimere.

Ti saluto con l’ultima domanda: dopo Fahrenheit cosa ci dobbiamo aspettare da Tuasorellaminore?  

In realtà i tasselli per comprendere completamente chi è Tuasorellaminore sono ancora molto pochi. In fondo sono usciti solo 3 pezzi + uno strumentale (Ouverture), ci sono tantissime cose, tantissime produzioni strane, tantissimi testi pazzi e soprattutto c’è un pezzo che parla del suicidio e che canto in latino arcaico che probabilmente sarà una delle prossime uscite.

di Paola Paniccia

(Foto di Margherita Carvelli)

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