Greta Van Fleet – The Battle at the Garden’s Gate

Da diversi giorni sto tornando ad ascoltare i Genesis e con loro molto rock anni 70/80 in generale, e uno dei miei pensieri ricorrenti è stato “mi piacerebbe sentire qualcosa del genere nel panorama odierno”. Quasi come una risposta immediata è arrivato The Battle at the Garden’s Gate, l’ultimo album dei Greta Van Fleet. La formazione statunitense non mi è nuova, avevo già sentito i loro precedenti lavori e mi ero – purtroppo – aggregato alla mandria di criticatori che tendono a identificarli come una specie di “cover band” dei Led Zeppelin. Con quest’ultimo disco la rivalutazione è arrivata istantanea e con essa a mio avviso l’emancipazione della band da quel tipo di critica.
Il sound resta sì molto vicino a quello della leggendaria band inglese e ad altri esponenti del genere nel ventennio d’oro tra 70 e 90, ma ormai è reso proprio e caratteristico dal gruppo. Vuoi per la vocalità mostruosa di Josh Kiszka, vuoi per l’abilità indiscussa alla chitarra del fratello Jake, vuoi per la loro presenza energica e monumentale sul palco durante i live, i Greta sono uno dei nomi più forti in assoluto nella scena rock moderna. La loro specializzazione è nel campo più vintage e hippie del genere, non ci sono molte esplorazioni nei generi odierni e sono quasi totalmente assenti elementi elettronici contemporanei. Ma per gli amanti del genere il prodotto dei quattro ragazzi di Frankenmuth, Michigan, è una vera e propria benedizione, in studio come in live.

The Battle at the Garden’s Gate (come potrebbe far presagire ad alcuni il titolo) è una leggera virata verso frontiere più progressive: strumentali dall’architettura complessa, virtuosismi vocali, lunghi ed epici assoli di chitarra. Anche la durata dei brani risulta tendenzialmente più lunga della media, tant’è che si passa dai quattro minuti e mezzo della maggior parte delle canzoni ai sette di Age of Machine o ai nove del trionfale outro The Weight of Dreams.
I brani che mi hanno colpito di più sono tanti, è quasi impossibile trovare dei filler, i quattro singoli che anticipano il disco (Heat Above, My Way Soon, Broken Bells ed Age of Machine) si mimetizzano perfettamente nel disco e non sminuiscono per qualità gli altri pezzi.
Se dovessi sceglierne almeno tre che mi sono piaciuti di più direi sicuramente Light my Love, il cui accompagnamento di archi crea per questa ballad uno sfondo mitico, quasi letterario, alimentando la fiamma romantica e passionale che brucia la canzone dall’inizio alla fine; il singolo Broken Bells, sunto spirituale dell’intero album, primo dei quattro che a differenza dei precedenti Heat Above e My Way Soon non funge da ponte con l’album precedente Anthem of The Peaceful Army (2018) e si consacra totalmente all’ambiente eroico del nuovo disco; infine direi proprio il brano conclusivo The Weight of Dreams, della durata di otto minuti e cinquantun secondi, dove voce e chitarra urlano all’unisono in un titanico outro che, facendo giustizia al titolo, ci schiaccia sotto il peso di un testo di denuncia al materialismo e al capitalismo americano inneggiando alla ricerca della bellezza dell’umanità e del mondo.

Su questi temi di ricerca di amore e bellezza i Greta Van Fleet tornano spesso regalando non tanto un’impronta banalmente hippie, ma un messaggio positivo, un ideale tratto dal movimento.
The Battle porta nel ventunesimo secolo i frammenti migliori del collage rock di fine novecento, dando a chi non ha potuto vivere quei momenti in prima persona la possibilità di assaporarne una fetta. La mia rivalutazione del gruppo in positivo è partita da qui: dalla dedizione di questi ragazzi alla musica, alla sua storia, alla sua evoluzione e a ciò che da sempre lascia all’uomo come arte: la bellezza dell’umanità, l’unità, la collaborazione e l’amore.
Ascoltate il disco, fatevi trasportare in quei momenti e cercate di trarne un messaggio positivo in questo momento dove tutto sembra un tunnel infinito.

Qui di seguito la tracklist completa di “The Battle at Garden’s Gate”:

1. Heat Above

2. My Way, Soon

3. Broken Bells 

4. Built by Nations

5. Age of Machine

6. Tears of Rain

7. Stardust Chords

8. Light My Love

9. Caravel

10. The Barbarians

11. Trip the Light Fantastic

12. The Weight of Dreams

La band, composta dai tre fratelli Josh Kiszka, voce, Jake Kiszka alle chitarre, Sam Kiszka al basso e tastiera e da Danny Wagner alla batteria, si è formata a Frankenmuth in Michigan nel 2012. Il gruppo ha suonato in tutto il mondo e venduto oltre due milioni di dischi, si è esibito al “Saturday Night Live”, “The Tonight Show” e “The Late Show with Stephen Colbert”. I Greta Van Fleet sono stati in cima alle classifiche di Billboard US Mainstream Rock e Active Rock nel 2017 con il loro il singolo di debutto “Highway Tune” e hanno vinto il Grammy Award per il miglior album rock nel 2019 con “From the Fires” e nel 2018 ha raggiunto il primo posto nelle classifiche di Billboard con il loro album di debutto “Anthem of the Peaceful Army”. Per coronare il loro cambiamento, il gruppo si è trasferito dal Michigan a Nashville, immergendosi nella storia della musica della città.