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The Heavy Countdown #141: Hail the Sun, While She Sleeps, Escape the Fate

Hail the Sun – New Age Filth
È sempre bello ritrovare sul proprio percorso delle vecchie conoscenze. E se queste vecchie conoscenze sono gli Hail the Sun, beh, sappiamo che di sicuro non si sta per ascoltare un brutto disco. Dopo il folgorante “Mental Knife” (2018), “New Age Filth” arriva una volta per tutte a incidere su pietra la posizione della formazione nell’Olimpo swancore. Iniziando dalla opener “Domino”, una vera e propria dichiarazione di intenti, che nel giro di poco più di quattro minuti sciorina tutto ciò che di buono ha da offrire il suddetto swancore nel 2021, ma anche, se vogliamo dirla tutta, un rischio, perché è difficile dire di più e di meglio nei pezzi successivi. Ma gli HTS in qualche modo lo fanno, con il loro modo sfaccettato di essere diretti, che può essere inteso sia nel senso di catchy (“Slander”), che violento all’ennesima potenza (“Parasitic Cleanse”).

While She Sleeps – Sleeps Society
Qualche mese fa i While She Sleeps se ne sono usciti con la Sleeps Society, un nuovo modello sostenibile per artisti e creativi, una società, appunto, che si basa sul do ut des tra band e fan, indispensabile soprattutto ora che i live sono fermi da tempo. Non poteva che intitolarsi quindi “Sleeps Society” la nuova creatura dei WSS. Dopo 14 anni di onorata carriera, possiamo dire senza troppi giri di parole che i Nostri abbiano trovato stabilmente la propria strada. “Sleeps Society” non spariglierà le carte in tavola, ma proprio per questo si incastona alla perfezione in un percorso che, scivoloni del passato recente a parte (tipo “You Are We”, 2017), è diventato sempre più coerente, se mai ci fosse stato bisogno di un’ulteriore dimostrazione. Tra i pezzi simbolo della “società” segnaliamo “Nervous” (con l’idolo conclamato del metalcore made in UK, Simon Neil) e “You Are All You Need”.

Zao – The Crimson Corridor
In mezzo a tutto questa positività potevamo farci mancare un po’ di sana inquietudine gentilmente offerta dai cari vecchi Zao? Ovviamente no. “The Crimson Corridor” arriva diretto come un pugno allo stomaco fin dalla copertina, uno “sneak peek” non solo degli orrori senza nome che possono prendere vita oltre la soglia, nelle oscurità del corridoio cremisi, ma anche durante il running time del disco stesso. Il tempo sembra contorcersi su di sé nelle melmose profondità metalcore degli Zao (“Ship of Theseus” o meglio ancora “Croatoan”). Saranno pure passati cinque anni da “The Well-Intentioned Virus”, ma “The Crimson Corridor” è valso ogni momento di attesa.

Holding Absence – The Greatest Mistake of My Life
Per il secondo lavoro in studio, gli Holding Absence si tuffano a capofitto nella malinconia e nell’esaltazione delle emozioni, un trademark che il combo di Cardiff è già riuscito a cucire addosso alla propria proposta melodic metalcore/post-hardcore nonostante la giovane età. “The Greatest Mistake of My Life” è una sorta di guida alla celebrazione della vita (“Celebration Song”) attraverso la consapevolezza dell’inevitabilità della morte, elaborando lutti, dolori, e problemi psicologici, che potrebbero portare a compiere il più grande errore della propria vita, ovvero allontanare chi ci tiene veramente (ascoltate “Beyond Belief”, con le sfumature alternative, quasi alla Cure, che rappresentano al meglio tutta la nostalgia che questi ragazzi sono in grado di suscitare).

Escape the Fate – Chemical Warfare
Come è già successo a molte band durante la pandemia, anche “Chemical Warfare” degli Escape the Fate è uscito con parecchio ritardo sulla tabella di marcia. Non sembra ma sono già trascorsi tre anni da “I Am Human”, e quindi è tempo per i Nostri di tornare in scena con la regolarità che li contraddistingue. Che siano bravi a cacciare fuori “earworms” capaci di ficcarsi nel cranio fin dal primo ascolto è cosa risaputa (vedi “Not My Problem” con il prezzemolino Travis Barker, oppure “Demons”), ma meglio lasciar perdere quando si mettono in testa di fare i “giovani” a suon di elettronica contemporanea (“Erase You”). Decisamente più accettabili quando tornano sui propri passi (la title track, per dire), ripetendosi sì per la milionesima volta, ma senza fare male a nessuno, soprattutto a loro stessi.