The Lost ABC, Somewhere tra musica tradizionale e field recordings

The Lost ABC sono Gianluca Mancini a pianoforte e sintetizzatori e Massimiliano Fraticelli a chitarre e noise: musicisti e produttori per film e documentari, si sono uniti per pubblicare Somewhere, il loro primo disco come The Lost ABC, uscito il 28 maggio per Memory recordings.

Nove brani in cui la parola non serve perché, onestamente, spesso e volentieri non è solo superflua ma fastidiosa: la musica di Somewhere fonde strumenti tradizionali come pianoforte e archi a field recordings creando vere e proprie immagini mentali. In pratica, ascoltandolo vi farete un film. Il famoso film alla radio.

Somewhere è stato registrato in giro, letteralmente: qui la domanda non è come, o perchè, ma se il fatto di registrare nei teatri, nei camerini, nelle case è servito sia a entrare ancora più in contatto coi musicisti, ma anche a far rivivere un mondo che durante la pandemia era stato messo in pausa?

Il disco è stato registrato prima della pandemia, ma in qualche modo già si avvertiva il bisogno di avviare il cosiddetto “smart working” anche in ambito musicale. La tecnologia ci è venuta in soccorso ben prima del Covid, e ci ha aiutato a registrare in remoto e catturare il suono degli strumenti senza doverli per forza estrapolare dal loro contesto ambientale. Un bel pianoforte in un soggiorno con caratteristiche acustiche interessanti puo’ oggi essere ben registrato senza dover per forza entrare in uno studio di registrazione, le cui caratteristiche sonore spesso sono, diciamo così,  di un’asciuttezza standardizzata.

Vi chiamate The lost ABC, un nome che fa venire in mente l’anomia, l’impossibilità di comunicare con le parole perchè le parole sfuggono, e tutti I vostri pezzi sono strumentali (non credo solo perchè siete due compositori di colonne sonore): è perchè in certi casi le parole sono superflue, perchè in certi casi non serve usarle, perchè in questo periodo storico se ne dicono anche troppe o perchè a volte non bastano per esprimere certe cose?

Alla base della scelta di questo nome c’è stata la volontà di  togliere l’uomo dal centro dell’universo. La musica è un linguaggio dell’uomo, ma in qualche modo ricavato dalla natura, e diremmo di si, l’uomo a volte parla troppo, si muove troppo, è un essere chiassoso e fastidioso. Quante volte desideriamo restare stare da soli con la natura. Volevamo pensare ad una terra dove gli uomini fossero una parte minoritaria dell’ambiente, concentrati quasi esclusivamente sulla arti e sulla contemplazione. Da qui The lost ABC e da qui “The last two on earth”, il titolo del nostro singolo.

Avete scritto il disco immaginandovi un dialogo coi registi che amate: di quel film vi sarebbe piaciuto scrivere la colonna sonora o, anche: come dovrebbe essere un film perchè sia adatto alla vostra colonna sonora?

Amiamo molto i film ed i registi visionari, dove la fotografia è un elemento costitutivo imprescindibile, dove la fiction  lascia posto alle immagini, al movimento della camera, pensiamo a registri come Villeneuve o Sodebergh, o Chloe Zao di Nomadland. Ecco forse il viaggio è un elemento del Cinema che si addice alla nostra musicalità.

Mi ricordo un passaggio di uno spettacolo di Marco Paolini in cui raccontava come il walkman della Sony avesse fornito a tutti la propria colonna sonora portatile personale: vedere il mondo con un sonoro diverso da quello reale anche solo andando a fare la spesa è un effetto bello e straniante. Voi come funzionate: vi “suona” la testa quando siete in giro, ci sono cose che succedono che vi “suonano” nel cervello? (domanda improbabile, lo so).

E’ vero che la musica nasce dalla testa, ma il più delle volte la creatività ha luogo quando si ha uno strumento tra le mani, in quel rapporto diremmo artigianale che ogni musicista ha con il proprio strumento  e con gli attrezzi da lavoro, che oggi sono anche i computer, i plug ins e le libreria di suoni.  La nostra creatività quindi si accende quando suoniamo e quando registriamo, e’ un processo indistinto che raramente viene preceduto da un’esperienza extra musicale.

Somewhere è un titolo che da una connotazione spaziale senza darla con precisione: si lega anche al fatto che le registrazioni di field recording sono necessariamente fatte in luoghi esistenti, e legano in un certo modo le canzoni a quei posti?

Per tornare al discorso dell’indeterminatezza , come principio creativo, direi che è proprio da lì che nasce il nome Somewhere come titolo dell’Album. C’era l’idea che è nelle sfumature, nel leopardiano non vedere, che nasce l’immaginazione, che ci spinge a cantare, a suonare forse perché ci dà conforto, sicuramente perché le ombre anziché le luci, nel nostro caso, sono state il motore del processo creativo. “Somewhere” è un po’ il nostro ermo colle, è un luogo che ci affascina perché non sappiamo dove sia.

Domanda improbabile più per Massimiliano: l’hai visto Blow out? E’ una cosa che potrebbe succedere davvero?

Il film l’ho visto diversi anni fa e ricordo molto bene tutta la parte relativa alla presa diretta audio,

che in quel caso è investigativa per cui lavora su tecniche di registrazione diverse rispetto alla presa diretta nel cinema. Però la suggestione è molto forte. Lavorare sui suoni che ci circondano ci permette di “vedere” il mondo con occhi diversi e scoprire, chiudendo gli occhi, cose che spesso ad occhi aperti non abbiamo la possibilità di percepire. E’ proprio questo anche il lavoro che abbiamo fatto nel disco, cercare cioè di creare dei mondi sonori immersivi su cui costruire i brani.

Domanda classica: pensate di portare in giro il progetto Somewhere, dal vivo? E sapete già come proporlo sul palco?

Si vorremmo portare in giro uno spettacolo che è acustico e tecnologico insieme. Strumenti musicali classici come Pianoforte, chitarre e strumenti ad arco, ma anche computer e proiettori video.  Abbiamo un regista con cui collaboriamo che ci fornirà immagini tratte da pellicole che noi proietteremo. Sarà uno show minimal ma intenso, perché vogliamo che sia un’esperienza in cui lo spettatore possa entrare in contatto con la nostra musica ma anche con se stesso, un esperienza quasi meditativa.

THE LOST ABC

‘Somewhere’

28 maggio 2021

Memory Recordings – Believe Digital

tracklist

The Last on Earth – Corda – White – Fjord – April – Woon in Stripes

Somewhere – In My Head – Electric Pigs

Registrato da Gianluca Mancini presso MAI TAI Studio, Milano

Mixato da Massimiliano Fraticelli e Gianluca Mancini presso MAI TAI Studio

Mastering Gianluca Mancini presso MAI TAI Studio

www.memoryrecordings.eu