The Heavy Countdown #143: White Moth Black Butterfly, Black Midi, Vola

White Moth Black Butterfly – The Cost of Dreaming
Il progetto transcontinentale che vede coinvolti tra gli altri Daniel Tompkins (e che ve lo dico a fare), la vocalist britannica Jordan Turner, Keshav Dhar degli Skyharbour e l’arrangiatore statunitense Randy Slaugh, è una delle realtà musicali più interessanti e complesse da descrivere (per approfondimenti, recuperate “Atone”, full-length del 2017). Subito dopo la opener “Ether” (che si pone come anello di congiunzione al lavoro precedente, insieme in parte a “Heavy Heart” o “Song of Despair”), “The Cost of Dreaming” prende la strada adult-contemporary elettronica (con diverse eco ottantiane, vedi “Darker Days”) che già abbiamo avuto modo di ascoltare dai singoli “The Dreamer” e “Soma”. Un’opera raffinata e patinata, rimane solo il dubbio, per chi conosce Tompkins e i suoi mille progetti paralleli, che senso potesse avere virare in territori che appartengono più agli Zeta che ai WMBB. Ma fatto sta che in pezzi come “Liberate” lo spirito antico e moderno del combo si fondono alla perfezione, il feeling con Jordan è sempre più forte e la chiusura epica di “Spirits” vale da sola il prezzo del biglietto.

Black Midi – Cavalcade
Premessa necessaria specie per chi si approccia ai Black Midi per la prima volta: non pensate di uscirne senza come minimo un principio di emicrania, oppure con la sensazione di averci capito qualcosa. “Cavalcade”, il secondo album di Geordie Greep e soci, è una cavalcata sfrenata attraverso un caleidoscopio di generi musicali e idee pazzesche. Prendete la spirale di follia di “John L” (che deve tanto ai Primus), seguita subito dopo dal jazz “floydiano” di “Marlene Dietrich”, o le accelerazioni insensate di “Chondromalacia Patella”, per non parlare della conclusione di “Ascending Forth”. Impossibile da spiegare a parole, difficile ma stimolante da districare dopo ripetuti ascolti.

Vola – Witness
È da parecchio tempo che aspettavamo notizie dai Vola, band danese che da qualche anno ormai, rappresenta una delle voci più potenti del progressive metal di nuova generazione. Con “Witness” però, i Nostri continuanosul sentiero battuto dal precedente “Applause of a Distant Crowd” (2018), affidandosi in misura ormai eccessiva a una marea di effetti elettronici che piuttosto che creare l’atmosfera, la intorbidiscono con troppi elementi (dando vita a volte a ibridi come “These Black Claws”, brano a dir poco strampalato e fuori posto, che per fortuna rimane un episodio isolato). Piacevole la vena Eighties che emerge spesso e volentieri (“24 Light-Years”, “Napalm”), ma dai Vola pretendiamo molto di più.

Jax Diaries – Riverside Motel
Immaginate una highway americana polverosa e deserta, una di quelle che si vedono nei film, con le stazioni di benzina semiabbandonate e i motel popolati da personaggi assurdi. Un quadro perfetto per i Jax Diaries, che non a caso intitolano il proprio nuovo disco “Riverside Motel”. La band dei fratelli Jaxon e Andrew offre un alternative rock (con influenze metalcore abbastanza evidenti) onesto, ruvido e sporco, che ben si adegua alla location descritta in apertura. Dopo il terribile incidente in moto che ha visto coinvolto Jax nel 2019, i JD sono riusciti a rialzarsi più carichi di prima, come dimostrano pezzi energetici tipo “When I Turn To See the Future”, “Came Down To Say Hi” (in cui appare anche Diego Cavallotti dei Lacuna Coil) e “Breakfast at 3 p.m.”.

Ironwill – Breakout
Seconda tacca in carriera per i nostrani Ironwill, che il prossimo 10 giugno pubblicheranno “Breakout”. Nati dalla mente del mastermind Salvo “Ironwill” Dell’Arte, fin dal 2018 la formazione si cimenta con un alt/hard rock di stampo classico, passando per blues e funk, carico di rimandi al passato (ascoltate “Save Me” o la title track per esempio), con il nobile obiettivo, da sempre presente nelle intenzioni dei Nostri, di utilizzare la musica rock come base per costruire qualcosa di socialmente utile, lanciando messaggi positivi e concreti, soprattutto contro il fenomeno del bullismo.