Concerti e ripartenza: a San Siro il D-Day della musica live italiana

Salviamo la Musica Live. Oggi, allo Stadio San Siro di Milano al primo anello rosso, si è svolta la conferenza stampa di Assomusica e di diversi promoter nazionali, per informare la stampa e gli addetti ai lavori del grido d’allarme definitivo lanciato da aziende come Live Nation, Vertigo, Vivo Concerti, Friends&Partners, D’Alessandro e Galli e molti altri.

Gli ultimi concerti al chiuso si sono svolti in Italia a fine febbraio 2020. Parliamo di 19 mesi fa, quasi 2 anni interi. L’estate scorsa e nei mesi appena trascorsi ci sono stati diversi live all’aperto (ne abbiamo documentati oltre 200 sulla nostra pagina Instagram), organizzati con rigide misure sanitarie, accessi limitati e distanziamento e spesso resi sostenibili grazie ai contributi di comuni, sponsor e dintorni.

Nel 2021 la perdita complessiva di guadagno registrata dai promoter è stata pari al 98%, in alcuni casi al 100%. La cassa integrazione straordinaria e i sussidi statali hanno in parte tamponato la catastrofica situazione venutasi a creare dal momento in cui non è stato più possibile organizzare concerti a capienza massima. E, a distanza oramai di 19 mesi, il messaggio dei promoter è inequivocabile: o si agisce in brevissimo tempo mettendo a un punto un piano di ripresa che preveda il 100% della capienza senza distanziamento con obbligo di Green Pass (come avvenuto già da quest’estate in molti paesi del resto d’Europa e del mondo), altrimenti la stagione 2022 potrebbe coincidere col fallimento di un intero settore.

Salzano di Friends&Partners è stato categorico: “Questo è il D-Day della musica live, o stabiliamo una data in cui possono riprendere i concerti con capienza al 100% e senza distanziamento, altrimenti la stagione 2022 sarà compromessa“.
De Luca (Live Nation) gli fa eco: “I concerti si organizzano a settembre per il settembre dell’anno successivo. Entro fine ottobre noi dobbiamo sapere da che momento potremo riprendere a fare concerti a capienza 100%“.
Zard (Vivo Concerti) prosegue: “Quest’estate con i Maneskin abbiamo avuto la fortuna di poter organizzare eventi in Europa, dove si sono registrate anche 25.000 presenze all’aperto senza distanziamento e senza mascherine. Non ci sono stati ripercussioni a livello di contagi in questi paesi, chiediamo solo di riprendere a fare il nostro lavoro come avviene altrove. Ci serve una data“.

In mattinata era stato diffuso il manifesto Salviamo La Musica Live attraverso i social network e le pagine di alcuni quotidiani nazionali come il Corriere della Sera e Repubblica, in cui Assomusica e molti promoter di concerti chiedevano una data per la ripartenza con capienza al 100%, senza distanziamento e con accesso agli eventi tramite Green Pass.

PROPONIAMO
un protocollo condiviso sulle norme di sicurezza:
ingressi ai concerti solo con GREEN PASS
mascherine obbligatorie e controllo temperature per gli show al chiuso
Infine, per tornare a una situazione di normalità, con quella pre-covid che è legata all’obiettivo comune del successo della campagna vaccinale, di cui ci faremo parte attiva per la promozione della stessa:
CHIEDIAMO
100% delle capienze con abolizione del distanziamento
Che sia fissata una data certa per la ripartenza attraverso un piano condiviso da formalizzarsi entro il 31 ottobre.

L’insistenza sulla capienza al 100% viene considerata dai promoter intervenuti oggi la conditio sine qua non per riprendere a fare i concerti. E’ stato sottolineato come molti eventi (alcuni di questi che avrebbero dovuto tenersi già nell’estate 2020), siano sold-out e che risulterebbe impossibile limitare l’accesso a chi ha comprato i biglietti a suo tempo. Oltre a ciò, è stato illustrato anche un “Piano B”, o “della disperazione”, in cui l’accesso agli eventi potrebbe essere consentito solamente a chi abbia completato il ciclo vaccinale, facendo così diventare il concerto una sorta di “casa degli immunizzati”. Ma questo, come ripetuto dai promoter, rimane un “Piano B” che nessuno vuole realmente prendere in considerazione.

Quel che è parso evidente al di là di ogni possibile sviluppo sono principalmente due fattori:
1 – questa volta il tempo è realmente scaduto. Le aziende coinvolte, gli addetti ai lavori e molti consulenti legati al mondo del live entertainment rischiano seriamente di chiudere i battenti se nel 2022 non si terranno concerti a capienza piena;
2 – i toni della discussione con le Istituzioni sono oramai decisamente poco cordiali: “Abbiamo rispettato la situazione in precedenza attendendoci alle disposizioni in quanto l’emergenza sanitaria ci pareva certamente prioritaria rispetto ad andare a un concerto – sottolinea Salzano – Ora riteniamo sia arrivato il momento di alzare la voce e pretendere date certe di ripartenza”.

Cover story: Assomusica.