Manuella, eclettica ed esplosiva nel suo ep d’esordio Giostra

Manuela Manca, in arte Manuella, debutta con l’Ep Giostra, pubblicato lo scorso 27 agosto.

Cantautrice di origine sarda, classe ‘90, eclettica ed esplosiva, Manuella ci travolge con il suo progetto discografico composto da sei tracce, ognuna legata a temi fondamentali che sono alla base della sua musica.

Il forte legame con la sua terra d’origine si snoda tramite una rivisitazione dell’etnomusicologia della Sardegna, insieme alla capacità dell’artista di inglobare melodie che rievocano le sue radici e i ricordi della sua infanzia.

A ciò si lega un sound poliedrico capace di esplorare e connettere molteplici sonorità, un viaggio tra suoni etnici, influssi soul, pop, fino all’elettronica.

Infine, a rendere il suo percorso davvero singolare è la continua espressione della propria intimità e della ricerca di sé stessa attraverso una personalissima forma di scrittura.

Noi di Futura 1993 siamo rimaste particolarmente incuriosite dalla sua arte e le abbiamo fatto un po’ di domande per scoprire qualcosa di più su di lei. Buona lettura!

Ciao Manuella! Il 27 agosto è uscito il tuo Ep Giostra, e noi siamo super curiosi di ripercorrere con te la genesi del tuo lavoro! Innanzitutto, come stai? Raccontaci come ti senti dopo aver tirato la tua prima freccia verso il successo.

“Ciao, mi sento molto meglio! Provo un senso di leggerezza e di libertà, ovviamente so che c’è ancora tanto da fare, questo è solo l’inizio, ma è bellissimo!”

“Un piede nell’isola, l’altro nel mondo”. Ciò che rende singolare il tuo lavoro è il rapporto con la tua terra d’origine e come questo influenzi positivamente la tua musica. In che modo ti sei avvicinata all’etnomusicologia della Sardegna?

“In maniera naturale, mi appartiene da quando sono bambina. Sono cresciuta con mio nonno che mi cantava le poesie galluresi, ho fatto parte del coro della chiesa del mio paese e ho sempre amato cantare in lingua. In generale mi affascina molto il sound della mia terra e dei suoi elementi, specialmente quando sono immersa nella sua natura.”

Sceti tui riprende una poesia in limba sarda che hai cantato durante la tua prima esibizione in pubblico. Quali emozioni ti suscita questo brano? Hai avuto la sensazione di “chiudere il cerchio”?

Giostra è la chiusura di un cerchio che ha iniziato a prendere forma con Sceti tui, il brano che ha cambiato la mia vita iniziando a sciogliere le mie paure. È la prima canzone in assoluto che ho cantato in pubblico durante la recita scolastica di terza media. Stavo seduta sola in mezzo al palco con un enorme lenzuolo bianco disteso sulle mie gambe e ricoperto di petali di rose. Prima di allora la paura di far risuonare la mia voce di fronte ad altre persone mi rendeva vulnerabile e mi paralizzava. Le emozioni che mi suscita sono fortissime, Sceti tui in qualche modo mi abbraccia e mi fa sentire parte di un qualcosa di primordiale.”

Giostra è la title track dell’Ep, com’è nato il brano?

“È nato su un riff di chitarra di Marco Azara, una notte l’ho looppato e la melodia del pezzo mi è arrivata di botto come un ricordo registrato nell’anima. Giostra è il brano della mia infanzia con i tratti di un piccolo paese della Sardegna che riemerge in ogni angolo di qualsiasi città. Mi sono ispirata alla “stradina”, il primo posto in cui sono uscita a giocare con gli amici. È stato il nostro rifugio per anni. Una via all’epoca poco trafficata accanto casa di mia nonna paterna.”

Oltre all’importanza delle tue origini, ciò che riecheggia come leitmotiv in tutto l’Ep è uno sguardo interiore, quasi un canto di introspezione. Pensi che la tua creatività sia un modo di percorrere la ricerca di te stessa? O viceversa?

“Penso siano vere entrambe le visioni. La creatività mi porta a scoprire dei lati della mia persona e l’introspezione alimenta la creatività.”

I tuoi brani sono un’esplosione di diverse sonorità. Si passa dai suoni etnici al pop, dal soul all’afro e fino all’elettronica. Quanto è importante per te esporre questa versatilità nella tua musica?

“Per me, che detesto i limiti di genere, è molto importante, sono tutte sonorità che in qualche modo mi rappresentano.”

Parlaci del tuo bagaglio esperienziale raccolto negli anni trascorsi lontano da casa, a Roma, Milano e Londra. Dove ti senti davvero a casa? E come ha influenzato la tua vita artistica?

“Negli anni trascorsi lontana da casa sono rimasta (inconsciamente e non) incatenata in una costante ricerca della mia parte di universo. Così ho aperto mente e cuore nelle “sfide quotidiane”: ho osservato, creato spazio, integrato esperienze, spiritualità, intuito e ho viaggiato. Dopo il viaggio in Islanda ho iniziato ad essere più consapevole e a sentire il richiamo di casa. Poco dopo sono rientrata in Sardegna e mi ci sono immersa per ritrovarmi.L’Ep sposa, non a caso, tradizioni, magie e tesori dell’isola raffigurati per esperienza diretta, mettendo in scena ciò che rappresentano per me e portando alla luce il mio bagaglio emotivo.”

Ultima domanda: cosa vedi nel tuo futuro? Stai lavorando ad altri progetti?

“Live, nuove collaborazioni e nuovi progetti! Al momento non sto lavorando a un progetto specifico ma sto scrivendo nuovi brani.”

A cura di Chiara De Rosa

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