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Interviste

Federica Camba, Controvento verso un nuovo album

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Si intitola “Controvento” il novo singolo di Federica Camba, in arte La Camba. Autrice da più di 10 milioni di copie vendute con i successi firmati per alcuni dei più grandi nomi della musica italiana (Laura Pausini, Luca Carboni, Emma, Max Gazzè, Alessandra Amoroso, Nek, Elodie, Marco Masini, Annalisa e Gianni Morandi) e cantautrice con due album all’attivo – “Magari oppure no” (2010) e “Buonanotte sognatori” (2013) – La Camba è tornata sulla scena nel 2020 con il singolo “Facci Caso” e un progetto fortemente rinnovato, sia nei suoni che nell’attitudine. A seguire “Qui e ora” e “Controvento” sono stati i passi che hanno portato alla chiusura di una vera e propria trilogia, primo atto del percorso che passo dopo passo sta portando la cantautrice romana di nascita e milanese d’adozione, ma cresciuta a Cagliari, alla pubblicazione di un nuovo album.

Quando hai realizzato che “Controvento” era, in un certo senso, la chiusura di un cerchio?

L’ho capito solo alla fine. Quello di cui parlo in questa trilogia è stato un percorso interiore, che ho buttato fuori a step e che ha la sua massima espressione in “Controvento”. Probabilmente, sento non solo il coraggio di avere questa libertà, ma anche la responsabilità di concedermela, perché è un po’ come se sentissi che la nostra vita è una missione o, meglio, è una e in questa unica vita che ci è concessa, forse, abbiamo la responsabilità di vivere al meglio possibile, nel modo più autentico possibile.

E “Controvento” è un inno al vivere secondo le proprie inclinazioni, cercando la felicità così come ce la immaginavamo da bambini.

Più che la felicità, cercare se stessi, cercare di essere quelli che immaginavamo di essere da piccoli, perché più cresciamo, più ci allontaniamo e perdiamo aderenza con quello che vorremmo essere o che davvero siamo e ci avviciniamo sempre di più a quello che è normale che noi siamo per il mondo e che gli altri si aspettano da noi. Avere il coraggio di concedersi la libertà di essere se stessi significa davvero essere controvento.

Per te questo accade anche o, forse, più di tutto scrivendo canzoni. Quando hai capito che sarebbe stata la tua strada?

Sai che forse non l’ho ancora capito?! O meglio, è sempre successo. Per me scrivere e cantare quello che scrivo sono il modo più consono alla mia espressione. Sin da piccolina scrivevo di come ero emozionata nel vivere una cosa, non mi bastava viverlo, avevo bisogno di scriverlo e poi avevo bisogno di canticchiarlo e facevo queste poesie, che poi diventavano filastrocche.

Ricordi quando hai scritto quella che consideri la tua prima canzone?

Credo che forse ero così piccola che se ne sono accorti più gli altri, considerando che nella mia famiglia non c’era nessun musicista ed era stranissimo, per questo, che una bambina avesse bisogno di cantare una canzone scritta da lei, invece che dire: sai mamma, oggi mi sento così.

I tuoi ti hanno sempre incoraggiata nel seguire questa tua inclinazione?

Non mi hanno mai incoraggiata, ma neanche ostacolata, perché sarebbe stato come dire a un bambino di non parlare quando sente il bisogno di dire qualcosa.

Questa urgenza appartiene anche alla trilogia di singoli, anzi, forse si tratta anche di qualcosa di più. È vero che “Facci Caso”, “Qui e Ora” e “Controvento” sono arrivate tutte nello stesso modo, ossia di notte, mentre dormivi?

Sì, è un processo stranissimo e non accade spesso, ma queste canzoni e il modo in cui sono nate hanno segnato in me una regola, con cui sto scegliendo e sceglierò i pezzi che andranno nel disco, cioè quest’urgenza di avere da dire qualcosa di importante per me.

Vivere “Controvento” comporta uno scotto da pagare?

Sicuramente, ma la verità è che il peso che sentivo di più era quello di una vita non vissuta appieno e lo scotto da pagare per la libertà, che sto cercando di concedermi, è verso il cielo, porta a un’illuminazione, a una vita più piena, quindi sono felice di pagarlo.

Il videoclip, per la regia di Luca Tartaglia, ti vede destreggiarti a cantare tra una folla metaforica, senza volto, e delle suggestive coreografie in cui ricordi Frida Kahlo. Com’è nata l’idea del video?

La prima parte del video, in cui cammino in mezzo a questa gente senza faccia è proprio metaforica di una vita quotidiana in cui ci lasciamo andare, come dicevamo prima e poi c’è questa parte onirica, in cui c’è assolutamente un richiamo a Frida Kahlo, ai suoi colori e a tutta quella parte per me molto ispiratrice, che richiama a delle donne molto presenti a se stesse, che vogliono delle cose, che non riescono a esprimersi se non in certi modi. Sicuramente ci sono questi due contraltari ed esprimono due parti molto diverse della canzone: la strofa, in cui dico  che tutti i ricordi che non ho sono il coraggio che non ho avuto di vivere certe cose e il ritornello, in cui dico che non me ne frega niente di quello che gli altri vogliono dalla mia vita e di quella paura che la società ti instilla, così stai bello dritto nelle regole. Io voglio vivere! Potrò sbagliare, cadere, ma di sicuro ci provo.

Stai lavorando molto sul suono e sei co-produttrice di questi singoli con Giammarco Grande. In che direzione stai spingendo il tuo sound?

In quanto cantautrice ero molto legata alla chitarra acustica, tutto l’arrangiamento delle mie canzoni era sviluppato attorno alla mia voce e alla chitarra acustica. Noi abbiamo cercato di togliere questo perno, per vedere come le mie parole e la mia vocalità potessero galleggiare in uno spazio più aperto, perché la chitarra ti dà molto senso ritmico. Abbiamo provato a vedere come sarebbe stata in tanto spazio la mia voce graffiante e così ingombrante nel carattere e questa cosa mi ha fatto paura all’inizio, perché è stato come buttarsi nel vuoto, ma mi è piaciuto e sicuramente nel sound di questo progetto questa direzione rimarrà.

Per chiudere: nel 2020 Masini è tornato a Sanremo con “Il confronto”, brano scritto insieme a te e a Daniele Coro, ma un Sanremo da cantautrice?

È sicuramente nei miei sogni. Sanremo è un po’ come l’Arena di Verona per un musicista, un palco emozionante e in qualche modo profondo, perché fa parte della storia della musica italiana.

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